Nell’ elenco da presentare entro il 2 settembre, 4 dei 25 giocatori devono essere cresciuti nel vivaio del club, mentre altri 4 in quello di una squadra italiana. Ci si può presentare anche senza, ma questi slot non possono essere occupati da altri calciatori
Sul fatto che il Como abbia costruito una rosa in grado di competere ad alti livelli sia in Serie A che a livello europeo, i dubbi sono pochi. Forse nessuno. Sul fatto che questa rosa sia in grado di reggere due competizioni, qualche perplessità sorge. Per la prima qualificazione in Champions della sua storia, il Como ha fatto le cose in grande: 7 acquisti e poco meno di 130 milioni investiti sul mercato senza considerare l’ultimo colpo nella testa del club, un attaccante di spessore per Fabregas. Ma i paletti imposti dalla Uefa in sede di compilazione liste fanno emergere una mancanza importante, che potrebbe rischiare sul lungo periodo di compromettere alcuni momenti importanti della stagione che sta per cominciare: gli italiani nella rosa del Como sono pochissimi. E se le regole del campionato italiano sono più morbide, quelle europee costringeranno Fabregas a lunghi grattacapi ed eccellenti esclusioni. In Serie A, il limite dei 25 calciatori in lista, dei quali 4 cresciuti nel vivaio del club e 4 cresciuti nel vivaio di una squadra italiana, esclude i calciatori “che alla data del 31 dicembre della stagione sportiva precedente non abbiano già compiuto il 22° anno di età”: per i giocatori nati dal 2004 in poi – Nico Paz, Diao e Ramon sono solo alcuni esempi – il numero è illimitato. In Champions invece non è così.
difficoltà—
Cesc ne è consapevole. Dieci giorni fa, durante la conferenza di presentazione della Como Cup, il catalano ammise: “La nostra difficoltà sarà la Champions, anche nel completare le liste: saremo corti, non possiamo ancora contare su un’accademia fortissima come i top club”. A un progetto che in 7 anni ha portato la squadra dalla D all’Europa dei grandi, difficilmente si può chiedere di più. Gli investimenti sul settore giovanile frutteranno, ma il problema riguarda il presente. Mattia Liberali è stato l’unico acquisto azzurro dei sette, e verosimilmente – se il nove cercato non dovesse essere italiano – l’unico italiano che farà stabilmente parte delle rotazioni di Fabregas. Una mancanza penalizzante in Champions: nella lista da presentare entro il 2 settembre, 4 dei 25 giocatori devono essere cresciuti nel vivaio del club, mentre altri 4 in quello di una squadra italiana. Ci si può presentare anche senza, chiaro, ma questi slot non possono essere occupati da altri calciatori. Oltre all’ex Milan, gli italiani (o meglio i cresciuti nel vivaio di un club italiano) in rosa sono i portieri Audero e Vigorito, i difensori Dossena e Goldaniga, il centrocampista Mazzitelli e l’attaccante Gabrielloni. Giocatori che se non sono fuori dal progetto, ne stanno parecchio, parecchio a margine. Difficile pensare poi che Fabregas, nonostante non perda occasione per manifestare la stima nei loro confronti, decida di utilizzare con continuità il 2006 Rispoli e il 2009 Cassano, prodotti del settore giovanile comasco.
esclusioni—
Per allungare la rosa, è possibile però che vengano comunque inseriti nella lista Champions. Così come verranno inseriti probabilmente – oltre a Liberali – uno tra Audero e Vigorito, uno tra Dossena e Goldaniga e uno tra Mazzitelli e Gabrielloni. Sempre che restino a Como nelle prossime settimane. Nello stilare l’elenco, Fabregas sarà quindi costretto a dover fare dei tagli importanti e soprattutto ad avere pochi giocatori a disposizione. Dai 17 “stranieri” potrebbero restare fuori il nuovo talento Cuenca (arrivato dal Barcellona), Posch, due terzini importanti come Valle e Van der Brempt, il gioellino Lahdo e attaccanti utili nelle rotazioni offensive come Kuhn e Addai. Così come rischia l’esclusione Morata in caso di un nuovo acquisto davanti.
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