Prima la Spagna, adesso la Germania. Per Giorgia Meloni si apre un secondo fronte europeo sull’immigrazione proprio mentre è ancora in corso lo scontro con il premier spagnolo Pedro Sánchez per la crisi di Ceuta.

Dopo l’ingresso di decine di migliaia di migranti nell’enclave spagnola in Marocco, il governo italiano ha reintrodotto i controlli per chi arriva dalla Spagna, sostenendo la necessità di prevenire possibili movimenti secondari verso l’Italia. Madrid ha giudicato la misura ingiustificata e discriminatoria e ha risposto introducendo controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia.

Ma proprio sui movimenti secondari dei richiedenti asilo arriva adesso il problema per Roma. Perché la Germania intende applicare all’Italia un principio non molto diverso: chi è entrato nell’Unione europea attraverso il nostro Paese e ha poi raggiunto il territorio tedesco può, quando ricorrono le condizioni previste dalle norme europee, essere trasferito nuovamente in Italia. Il primo caso è già fissato sul calendario.

Il primo trasferimento dalla Germania all’Italia

Il 19 agosto 2026 la Germania prevede di trasferire in Italia Abdirisaq Warsame, cittadina somala di 22 anni. La giovane è arrivata in Germania il 31 marzo dopo un viaggio che l’aveva portata anche in Italia e ha successivamente presentato domanda d’asilo sul territorio tedesco.

Il 25 giugno le è stata notificata la decisione di trasferirla nel nostro Paese perché Berlino considera l’Italia responsabile dell’esame della sua domanda di protezione. Secondo quanto ricostruito da Repubblica, Warsame vive in un centro di accoglienza a Niederwerrn, in Baviera, ed era fuggita dalla Somalia per sottrarsi a un matrimonio forzato mentre parte della sua famiglia vive già in Germania.

Il caso assume però un significato politico molto più ampio. Sarebbe infatti il primo trasferimento di questo tipo dalla Germania verso l’Italia dopo quasi quattro anni di sostanziale blocco. E Berlino fa capire che non dovrebbe rimanere un episodio isolato.

I dublinanti

La questione riguarda quelli che nel gergo dell’immigrazione vengono chiamati “dublinanti”: richiedenti asilo che si trovano in uno Stato europeo diverso da quello considerato responsabile della loro domanda. Un meccanismo che prende il nome dal Regolamento di Dublino, che fino alla riforma europea ha disciplinato la ripartizione delle responsabilità tra gli Stati. Ed è esattamente il meccanismo che Berlino vuole far tornare a funzionare dopo essersi praticamente inceppato alla fine del 2022. Il 5 dicembre 2022 l’Italia comunicò agli altri Stati membri la temporanea indisponibilità ad accettare i trasferimenti Dublino in ingresso, motivandola con la pressione sul sistema di accoglienza e con la mancanza di posti.

Da allora i trasferimenti verso l’Italia sono rimasti in larga parte sospesi, creando soprattutto in Germania un accumulo di persone che, secondo Berlino, avrebbero dovuto essere prese in carico da Roma. La scelta italiana aveva prodotto negli anni anche un contenzioso politico e giudiziario all’interno dell’Unione. Nel frattempo migliaia di richiedenti asilo arrivati inizialmente nei Paesi mediterranei hanno continuato a spostarsi verso Nord.

Anno Sbarcati Domande d’asilo Richieste Dublino Rimpatri  2016 181.436 121.200 64.844 5.953 2017 119.369 126.600 26.627 7.383 2018 23.370 49.200 41.911 8.033 2019 11.471 35.000 34.921 7.457 2020 34.154 21.200 22.088 3.875 2021 67.477 43.900 19.936 4.184 2022 105.131 77.200 32.797 4.450 2023 157.651 130.565 42.468 4.796 2024 66.617 151.120 42.807 5.704 2025 66.316 126.635 24.152 6.772 Totale 832.992 882.620 352.551 58.607

Ora Berlino vuole cambiare passo. Secondo il ministero dell’Interno tedesco, un sistema europeo capace di trasferire effettivamente i richiedenti asilo da uno Stato all’altro è una delle condizioni necessarie perché funzioni il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.

Ma di quante persone stiamo parlando? Nel decennio 2016-2025 sono sbarcate irregolarmente via mare in Italia circa 833 mila persone. A fronte di 58.607 persone rimpatriate forzatamente o attraverso programmi di ritorno volontario assistito, i paesi Ue hanno chiesto all’Italia di “riprendersi” in gestione oltre 350mila richieste di asilo inizialmente presentate in Italia: una dimensione che dimostra solo in parte quanto sia stato consistente il fenomeno dei movimenti secondari dall’Italia verso il resto d’Europa.

Le nuove regole europee

Come già ricordato nel frattempo quadro giuridico è nel frattempo cambiato. Dal giugno 2026 è diventata operativa la gran parte del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, mentre dal 1° luglio 2026 si applica il nuovo Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione destinato a sostituire il sistema di Dublino.

L’obiettivo dichiarato dall’Unione è proprio quello di ridurre i movimenti non autorizzati dei richiedenti asilo da un Paese europeo all’altro e rendere più rapide le procedure per stabilire quale Stato sia responsabile della domanda. Accanto a questo principio viene introdotto un meccanismo permanente di solidarietà per aiutare gli Stati sottoposti a maggiore pressione migratoria.

Il caso della giovane somala, la cui procedura è iniziata prima del pieno passaggio al nuovo sistema, resta legato alle vecchie regole. Ma politicamente anticipa ciò che potrebbe accadere sempre più spesso. Berlino si aspetta che Italia e Grecia tornino ad accettare i trasferimenti e chiede procedure “vincolanti e praticabili” che permettano di spostare effettivamente i richiedenti asilo verso il Paese competente. La Germania considera il funzionamento di queste procedure indispensabile per evitare che le regole europee rimangano soltanto sulla carta.

Uno scontro elettorale

Il governo di Friedrich Merz ha fatto della riduzione dell’immigrazione irregolare dopo la crescita dell’AfD, il principale partito di estrema destra tedesco che ha trasformato immigrazione e asilo in uno dei principali terreni dello scontro politico in Germania. 

Per il governo italiano la coincidenza con la crisi tra Roma e Madrid è politicamente scomoda. L’Italia ha giustificato i controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna con il timore che una parte dei migranti entrati a Ceuta possa attraversare l’Europa e raggiungere il nostro Paese. Adesso la stessa questione dei movimenti secondari si presenta a parti invertite.

Dopo aver chiesto agli altri governi europei maggiore responsabilità sui flussi che possono raggiungere l’Italia, Roma dovrà dimostrare di essere pronta ad accettare lo stesso principio quando il Paese di destinazione è la Germania e quello chiamato a riprendersi i richiedenti asilo è l’Italia.