Dopo la pausa post Wimbledon e l’infiammazione, Jannik torna al J Medical: il sovraccarico al ginocchio non preoccupa, ma già l’anno scorso il 1000 in Ohio gli presentò il conto…
Giornalista
9 agosto – 08:39 – MILANO
“Sto investendo tanto sul mio corpo perché è il mio capitale, il mio motore. Per me il recupero è fondamentale”. Così parlava Jannik Sinner durante il torneo di Wimbledon, che avrebbe poi conquistato per la seconda volta consecutiva. Non gioca da allora, e la ragione sta proprio in quelle parole. La cura del fisico è in cima all’agenda del numero 1 di uno sport che, tra l’evoluzione degli attrezzi, i progressi della preparazione atletica, un calendario sempre più fitto e persino i cambiamenti climatici, è diventato più che mai usurante. Se la programmazione stilata con i coach Vagnozzi e Cahill prevedeva di saltare Montreal giocando un solo torneo prima degli Us Open, adesso è in dubbio anche Cincinnati.
Ginocchio—
Il fastidio al ginocchio destro, dovuto probabilmente a un sovraccarico, sebbene stia evolvendo positivamente grazie alle sedute di fisioterapia di questi giorni, potrebbe indurlo a rinunciare al Masters 1000 al via giovedì in Ohio. Sinner, insieme al suo team e allo staff medico, sta valutando in queste ore il da farsi e si interroga su quale sia la strategia migliore per arrivare al 100% all’appuntamento con l’ultimo Slam stagionale. Il piano era quello di imbarcarsi oggi su un volo intercontinentale che da Nizza l’avrebbe portato a Cincinnati, ma il nodo non è la data di partenza per gli Stati Uniti: c’è da decidere se giocare o meno il torneo. Anche ieri Jannik si è recato al J Medical per il trattamento al ginocchio, nell’ambito del piano predisposto dal fisiatra Gianluca Melegati, che lo ha visitato martedì scorso al centro Physioclinic di Milano. Sinner ha fatto base all’hotel della Juventus, sempre in zona Continassa, per evitare di fare avanti e indietro da Montecarlo. Potrebbe decidere di rimanere ancora per qualche giorno a Torino e rinviare il trasferimento a Cincinnati, dove a quel punto si recherebbe solo per sostenere gli allenamenti in vista della partecipazione al torneo di Flushing Meadows, comunicando agli organizzatori la rinuncia prima del sorteggio di mercoledì, in modo da non scompaginare il tabellone. Non è una scelta facile. Ci sono pro e contro.
Valutazioni—
Il ginocchio non desta preoccupazioni, tant’è che nell’ultima settimana Sinner si è allenato ad alta intensità in campo. Eppure, la prudenza consiglierebbe di non rischiare sollecitazioni in un Masters peraltro condizionato da alti livelli di temperatura e umidità che, l’anno scorso, hanno messo ko diversi giocatori, compreso Sinner, costretto al ritiro in finale contro Alcaraz. Ma se così fosse, l’azzurro si ritroverebbe agli Us Open, al via il 30 agosto, senza partite nelle gambe dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon vinta su Zverev. Un mese e mezzo di digiuno agonistico, tanto più che Jannik non gioca sul cemento da fine marzo, quando trionfò a Miami, ultimo appuntamento prima della stagione sulla terra. È stata quella la fase di maggiore concentrazione di impegni in questo 2026 per l’altoatesino.
Fatiche—
Un tour de force che, nell’arco di 72 giorni tra inizio marzo e metà maggio, lo ha portato dall’America all’Europa: cinque titoli di fila, tutti Masters 1000, da Indian Wells a Roma, per un totale di 29 vittorie. Poi al Roland Garros, contro Juan Manuel Cerundolo, il crollo psico-fisico a un passo dal successo. Jannik si è preso una lunga pausa, si è sottoposto a scrupolosi controlli, non ha disputato tornei tra Parigi e Londra, è tornato in campo e ha messo il sigillo su Wimbledon. Adesso la storia, seppur con presupposti differenti, potrebbe ripetersi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA