Il 12 agosto milioni di persone alzeranno gli occhi verso il cielo.

E molte faranno istintivamente la cosa più pericolosa.

Guardare direttamente il Sole.

Durante un’eclissi sembra meno luminoso e quindi meno pericoloso. Ma è un’illusione. La Luna nasconde progressivamente il disco solare, mentre la radiazione che raggiunge la retina può continuare a danneggiarla.

E c’è un particolare che rende il rischio ancora più insidioso: la retina non avverte dolore mentre viene lesionata.

Si può quindi abbassare lo sguardo pensando che non sia successo nulla e accorgersi soltanto successivamente di avere una zona sfocata, una macchia centrale o un’alterazione della vista.

È per questo che, in vista dell’eclissi solare del 12 agosto, il Ministero della Salute ha diffuso le raccomandazioni della Commissione per la prevenzione della cecità e dell’ipovisione: osservare il fenomeno è possibile, ma bisogna farlo nel modo giusto.

Perché durante un’eclissi siamo più tentati di guardare il Sole

Il paradosso è che durante un’eclissi il Sole sembra meno pericoloso proprio quando siamo più tentati di guardarlo.

Mentre la Luna ne copre progressivamente una parte, la luce intorno a noi diminuisce e il disco solare appare meno abbagliante. Il nostro istinto ci suggerisce allora che possiamo finalmente alzare gli occhi e osservarlo direttamente.

È un’illusione.

Come ricorda la direttrice scientifica dell’IRCCS Fondazione Bietti, Monica Varano, l’eclissi non rende innocua la radiazione solare. A diminuire è la luce che percepiamo, e proprio questa falsa sensazione di sicurezza può indurci a fissare il Sole più a lungo di quanto faremmo normalmente.

C’è poi un’altra trappola.

Se guardiamo una lampadina molto intensa, il fastidio ci costringe quasi immediatamente a distogliere lo sguardo. Durante un’eclissi, invece, l’oscuramento parziale può attenuare proprio quel segnale istintivo che normalmente ci protegge.

E così può accadere qualcosa di apparentemente assurdo:

mentre abbiamo l’impressione di riuscire finalmente a guardare il Sole, i nostri occhi possono essere già esposti a un danno.

Ma perché non ce ne accorgiamo?

Il danno può arrivare senza dolore

È questo l’aspetto più insidioso della retinopatia solare.

Quando fissiamo direttamente il Sole, la sua radiazione viene concentrata dalle strutture ottiche dell’occhio sulla retina, il sottilissimo tessuto nervoso che riveste la parte posteriore dell’occhio e trasforma la luce nelle informazioni che il cervello utilizza per costruire le immagini.

Un’esposizione intensa può danneggiare soprattutto la regione centrale della retina, quella che utilizziamo per vedere nitidamente i dettagli.

Eppure potremmo non sentire nulla mentre sta accadendo.

La retina non possiede recettori del dolore capaci di avvertirci della lesione. Per questo una persona può osservare l’eclissi, abbassare lo sguardo e avere l’impressione che sia andato tutto bene.

I disturbi possono manifestarsi successivamente: vista appannata, maggiore sensibilità alla luce o altre alterazioni visive devono indurre a rivolgersi tempestivamente a un controllo oftalmologico. Il Ministero invita infatti a prestare attenzione ai sintomi che possono comparire nelle ore o nei giorni successivi all’osservazione.

Ed è qui che cade probabilmente la convinzione più pericolosa:

“Se mi facesse male, smetterei di guardare.”

No.

Quando si osserva il Sole, il dolore non è un sistema di allarme affidabile.

Ed è proprio per questo che la protezione deve cominciare prima di alzare gli occhi verso il cielo.

Retina: danno da raggi solari

Allora come posso guardare l’eclissi senza rischiare?

La risposta è semplice: non basta indossare un normale paio di occhiali da sole.

Neppure se hanno lenti molto scure o di ottima qualità.

Per osservare direttamente l’eclissi servono filtri progettati specificamente per l’osservazione solare e conformi alla norma internazionale ISO 12312-2. Sono dispositivi capaci di ridurre la radiazione solare a livelli compatibili con un’osservazione sicura.

E attenzione alle soluzioni improvvisate.

Vetri affumicati, pellicole fotografiche, vecchi negativi, CD o altri materiali artigianali possono sembrare sufficientemente scuri, ma non garantiscono una protezione adeguata. Il fatto che il Sole appaia meno luminoso non significa che le radiazioni potenzialmente dannose siano state filtrate.

C’è poi una regola ancora più importante per chi vuole fotografare l’eclissi o osservarla con strumenti ottici.

Mai guardare il Sole attraverso binocoli, telescopi o teleobiettivi utilizzando soltanto gli occhiali per eclissi. Questi strumenti concentrano la radiazione e richiedono filtri solari specifici, montati correttamente davanti all’ottica.

Prima dell’osservazione, inoltre, il filtro va controllato: se è graffiato, danneggiato o presenta anche piccole lacerazioni, non deve essere utilizzato.

La regola fondamentale, quindi, può essere riassunta in una frase:

non conta quanto un filtro sembri scuro. Conta che sia stato progettato e certificato per guardare il Sole.

Ed è proprio da qui che possiamo ricavare le 5 regole da ricordare il 12 agosto.

Eclissi del 12 agosto: le 5 regole salva-vista

L’eclissi può essere osservata in sicurezza. Ma il Ministero della Salute raccomanda alcune precauzioni precise.

1. Usa soltanto occhiali o visori certificati ISO 12312-2.

I normali occhiali da sole, anche molto scuri, non sono sufficienti per osservare direttamente il Sole.

2. Controlla il filtro prima di indossarlo.

Se presenta graffi, lacerazioni o altri danni, non utilizzarlo. La protezione deve essere integra.

3. Niente rimedi fai-da-te.

Vetri affumicati, negativi fotografici, CD e filtri artigianali non garantiscono una protezione adeguata. L’occhio non può stabilire da solo se ciò che sembra “abbastanza scuro” sia anche sicuro.

4. Attenzione a binocoli, telescopi e fotocamere.

Non bisogna osservare il Sole attraverso strumenti ottici senza filtri solari specifici correttamente installati: concentrando la radiazione, possono aumentare enormemente il rischio per la retina.

5. Sorveglia soprattutto i bambini.

La curiosità può portarli a togliere il filtro o a guardare direttamente il Sole. Durante l’eclissi devono quindi essere seguiti con particolare attenzione da un adulto.

E se, dopo l’osservazione, compaiono vista appannata, sensibilità anomala alla luce o altri disturbi visivi, la raccomandazione è di rivolgersi tempestivamente a un controllo oftalmologico.

Conclusione

Il 12 agosto milioni di persone alzeranno gli occhi verso il cielo.

Vale la pena farlo.

Ma con la protezione giusta.

Perché un’eclissi dura pochi minuti. Un danno alla retina può durare molto più a lungo.

Guardare il cielo sarà uno spettacolo.

Sapere come guardarlo è prevenzione.

Fonti

– Ministero della Salute – raccomandazioni della Commissione per la prevenzione della cecità e dell’ipovisione, 3 agosto 2026 (salute.gov.it)

– IRCCS Fondazione Bietti, dichiarazioni della direttrice scientifica dr.ssa Monica Varano

– ANSA Salute, 3 agosto 2026

– LaPresse Salute, 3 agosto 2026