di
Angelo Drusiani
Dopo la decisione della Bce di lasciare invariati i tassi, una ricetta di emissioni medie e lunghe per attraversare l’incertezza del momento
Uno scudo di titoli di Stato. Un paniere di titoli con scadenze tra cinque e 12 anni e rendimenti compresi tra il 3,4% e il 4,5% (ma solo nel caso di emissioni Usa) per giocare d’attesa e di difesa. È questa la strategia da seguire, con un portafoglio di Btp e T Bond (i titoli di Stato americani), per navigare nella volatilità del momento.
I titoli da guardare e i rendimenti
Fra le emissioni pubbliche da tenere d’occhio, per esempio, c’è il Btp con cedola al 4% e scadenza al 15 novembre 2030, rendimento al 3,38%. O quello con cedola al 3,85% e scadenza al 14 dicembre 2029, rendimento al 3,21%. O ancora, il T Bond con cedola al 3,625%, scadenza al 31 maggio 2028, rendimento al 4,29%.
L’attesa per le mosse delle banche centrali
Dopo la decisione della Banca centrale europea di non alzare il tasso di riferimento di Eurozona rimasto al 2,25% — un livello sostenibile sia per le aziende, sia per i singoli cittadini che contraggono debiti — si aspetta la fine dell’estate per capire quale sarà la strategia della Bce. Da più parti, in ogni caso, si ipotizza un possibile incremento nel corso dei prossimi mesi. E il valore dei tassi d’interesse, con aumenti o diminuzioni, hanno un effetto rilevantissimo sui prezzi di mercato dei titoli di Stato.
A fronte di un aumento del valore del tasso di riferimento le quotazioni dei titoli obbligazionari, come anche delle azioni, tende a diminuire. Soprattutto perché si presume che le future emissioni di strumenti analoghi offriranno ai sottoscrittori rendimenti mediamente superiori agli attuali.
Le ipotesi
In ogni caso, un’eventuale decisione di incrementare il valore del tasso di riferimento trova spazio in condizioni di inflazione in sensibile aumento. Il rischio, in effetti, potrebbe essere ravvicinato, ma non tale, al momento, di indurre la Banca centrale europea a porre in essere una simile decisione.
Al tempo stesso, l’ipotesi citata non è condivisa da gran parte degli investitori di lunga data e, in misura importante, anche da investitori istituzionali. Com’è noto, un incremento del tasso di riferimento coinvolgerebbe anche una parte non trascurabile di aziende, costrette a convivere con costi via via crescenti. Aspetto, quest’ultimo, che erode fette importanti di guadagni e di utili. La complessa situazione, anche di natura bellica, che una parte di Nazioni del pianeta sta vivendo indurrebbe a mantenere l’attuale stabilità del tasso di riferimento. Strategia, questa, che dovrebbe convivere con i prossimi mesi, fino a giungere all’inizio dell’autunno. Momento in cui, forse, potrebbe esserci più chiarezza anche a livello internazionale, in particolare sui fronti di guerra ora in essere.
La scelta di vendere
Al di là delle ipotesi, delle previsioni, su ciò che potrebbe verificarsi, sembrerebbe strategico mantenere in essere le attuali composizioni dei portafogli, salvo che le quotazioni dei titoli dovessero aumentare in misura sensibile. In questo caso, la decisione di cedere a mercato una parte degli investimenti in corso potrebbe generare plusvalenze di buon valore. E rinunciare ad approfittarne non sarebbe opportuno.
Facendo riferimento a ipotesi di mercato sempre possibili, a fronte di ipotetici cali dei valori di mercato, una situazione opposta a quella citata sopra, una quota parte della disponibilità liquida potrebbe essere destinata ad incrementare il valore nominale dei titoli già presenti nei portafogli. In questo caso, il passaggio successivo potrebbe essere la scelta di dare vita ad un paniere di carattere difensivo, ma con velleità di cedere gradualmente le emissioni obbligazionarie presenti, laddove il mercato volgesse nuovamente all’ottimismo.
Le strategie
Una simile strategia sembrerebbe riservata a chi ha una propensione al rischio elevata. In realtà, scegliendo un numero non rilevante di titoli con scadenze comprese tra cinque e dodici anni, la vendita graduale a mercato, nel caso le quotazioni dei mercati premino nuovamente le emissioni a cedola fissa con durata medio lunga, come ricordato poco sopra, procurerebbe plusvalenze interessati. Il messaggio, nel complesso, volge all’ottimismo, al di là delle complesse vicende politiche che passano dalle guerre a singhiozzo alle ipotetiche velleità di pace. Velleità perché già fallite ancor prima degli incontri tra le parti in causa.
9 agosto 2026
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