Tre volte allenatore dell’anno e secondo dietro a Pop per numero di vittorie in stagione regolare, era coinvolto nel progetto Bc Roma Spqr

9 agosto 2026 (modifica alle 21:06) – MILANO

La Nba è in lutto. Si è spento a 86 anni Don Nelson, membro della Hall of Fame, tre volte allenatore dell’anno e cinque volte campione da giocatore con i Boston Celtics. La famiglia ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Domenica mattina il nostro amato marito, padre, nonno e bisnonno Don Nelson è serenamente tornato al Signore, circondato dall’affetto della sua famiglia. Durante la sua ultima settimana, amici e parenti lo hanno circondato d’amore, condividendo la benedizione della sua amicizia e rievocando ricordi preziosi.” 

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Nelson è secondo nella classifica di tutti i tempi per numero di vittorie nella stagione regolare tra gli allenatori della Nba, con 1335 (ha detenuto il record per quasi 12 anni prima di essere superato da Gregg Popovich nel 2022). Ha allenato Bucks, Knicks, Mavericks e Warriors. Dopo una brillante carriera universitaria ad Iowa, ha vinto anelli coi Celtics, che nel 1978 hanno ritirato la sua maglia numero 19. In panchina fu uno dei tecnici che hanno rivoluzionato la Nba. La sua idea era semplice quanto innovativa: se non puoi battere una squadra giocando come lei, costringila a giocare una partita completamente diversa. Per questo utilizzava quintetti piccoli, giocatori fuori posizione, ritmo elevatissimo e tantissimo spazio sul campo. È considerato uno dei pionieri del “point forward”: invece di obbligare una guardia a portare palla, faceva iniziare l’azione a un’ala fisicamente più grande ma capace di passare e creare gioco. Oggi pare normale vedere i vari Doncic o LeBron giocare da play, ma all’epoca pareva quasi un’eresia. 

Con Milwaukee, Nelson costruì squadre estremamente competitive senza avere necessariamente il talento individuale delle grandi potenze dell’Est. Dal 1979-80 al 1985-86 Milwaukee vinse sette titoli divisionali consecutivi. Nelson sviluppò proprio lì alcune delle idee che avrebbero caratterizzato tutta la sua carriera. Era anche un allenatore molto creativo nel modo di difendere: non cercava sempre di risolvere un problema con la soluzione “classica”. Se un avversario era troppo forte fisicamente, cercava di impedirgli di giocare la partita che voleva.

run tmc—  

Negli anni ’90 allenò una delle sue squadre più divertenti: i Golden State Warriors di Tim Hardaway, Mitch Richmond e Chris Mullin, il famoso “Run Tmc”. Era un basket velocissimo, spettacolare e pieno di triple e transizioni. Nelson non era interessato al basket metodico e statico. Voleva allargare il campo e che i suoi giocatori prendessero decisioni rapidamente. Probabilmente il capitolo più romantico della sua carriera è quello del 2007. I Warriors di Nelson arrivarono ai playoff con un modesto 42-40, ma al primo turno incontrarono i Dallas Mavericks da 67-15, la miglior squadra della regular season e guidata dal futuro mvp Dirk Nowitzki. E Nelson fece qualcosa di geniale: costruì la serie proprio per impedire a Dallas di giocare il basket che l’aveva portata sin lì. Golden State utilizzò velocità, quintetti piccoli, pressione difensiva e una quantità enorme di possessi. Il risultato fu uno degli upset più clamorosi della storia Nba: Golden State eliminò Dallas 4-2. Quella squadra divenne famosa con lo slogan “We Believe”. E c’è un dettaglio bellissimo: qualche anno dopo, Nelson avrebbe avuto un ruolo importante nel sostenere la scelta di Stephen Curry da parte dei Warriors nel draft 2009. Curry sarebbe diventato il simbolo definitivo del tipo di pallacanestro che Nelson aveva anticipato.

ai mavs—  

Nelson fu anche uno degli uomini che contribuirono a cambiare la storia di Dirk Nowitzki. Quando Dirk arrivò nella Nba, molti dubitavano che un lungo europeo potesse diventare una superstar. Nelson invece vide immediatamente qualcosa di diverso: un giocatore di quasi 2,13 capace di tirare, mettere palla a terra e giocare lontano dal canestro. L’idea di utilizzare un lungo tiratore come centro per allontanare il difensore dal ferro è diventata poi una delle fondamenta del basket moderno.

French basketball player Antoine Rigaudeau (R) and Dallas Mavericks' assistant coach Donnie Nelson (L) talk to the press at a local restaurant after signing a multi-year contract with the Dallas Mavericks 15 January 2003 in Grapevine, Texas. AFP PHOTO/Paul BUCK (Photo by PAUL BUCK / AFP)

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Roberto Carmenati, braccio destro di Donnie Nelson nel progetto della BcRoma Spqr, ha così commentato la scomparsa del grande ex: “Il leggendario coach Don Nellie Nelson ci ha lasciati e non potrà continuare a seguire il suo ultimo progetto BcRoma Spqr di cui era un fervido sostenitore e generoso investitore Da allenatore ha fatto scuola con la Nellie Ball, ha toccato la vita di tanti giocatori stelle NBA e assistenti allenatori diventati leggendari a loro volta, uno tra tutti Gregg Popovich. Chiamava Mike D’Antoni ‘my boy’ perché lo riteneva un naturale seguace della sua filosofia di gioco Il futuro allenatore della Bc Roma Spqr avrà una stella che lo guiderà dal cielo”.

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le parole di nowitzki—  

Nowitzki gli ha reso omaggio così su X: “Nellie… Non mi hai solo scelto al draft. Hai creduto in me. Hai visto delle potenzialità nel mio gioco prima ancora che io me ne rendessi conto. L’ho detto un milione di volte e lo dirò sempre: non credo che la mia carriera sarebbe potuta andare così senza di te, che sei stato il mio primo allenatore e mi hai dato la libertà di giocare come volevo. Posso solo dirti GRAZIE. Per tutto!”.