di
Carlotta Lombardo
L’Italia tornerà sotto la cappa bollente dell’anticiclone africano almeno per tutto il weekend di Ferragosto. Nuovi crolli sulle Dolomiti. In Liguria umidità al 97%
L’Italia tornerà sotto la cappa bollente dell’anticiclone africano almeno per tutto il weekend di Ferragosto.
Nonostante il flusso d’aria fresca che, tra sabato e domenica, è riuscito a valicare i rilievi montani, facendo scendere il numero delle città in bollino rosso (giovedì erano 27, cioè tutte quelle monitorate dal ministero della Salute, record storico), alle 19 di ieri con Milano, Brescia, Torino, Trieste, Verona, Venezia e Cagliari «declassate» in giallo, già oggi cinque di queste tornano arancioni. Al livello di pre-allerta (bollino giallo) rimangono solo Cagliari e Torino.
È il segno che l’anticiclone subtropicale è ancora ben saldo sul bacino del Mediterraneo e che assisteremo a un vero e proprio prolungamento della lunga ondata di caldo che da tempo ci tiene compagnia. «Le temperature torneranno molto elevate un po’ ovunque con picchi fino a 36-38°C in molte città del Centro-Nord e Isole Maggiori», conferma Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it.
Le continue ondate di caldo sono la conferma di una nuova «normalità» estiva legata alla presenza costante dell’anticiclone africano che ha ormai scalzato in Italia e in Europa quello atlantico portando con sé una lunga scia di danni e morti. Ieri tre persone sono decedute per un malore mentre erano al mare, una 68enne nel Salernitano, un 80enne ad Ansedonia, nel comune di Orbetello, e un 61enne che in Liguria si era tuffato da una barca al largo delle Cinque Terre. Proprio in Liguria, a Pieve di Teco (Imperia), ieri la rete dell’Osservatorio meteo idrologico della regione ha registrato picchi di umidità al 97% e a Camogli (Genova) al 95%. Come in un bagno turco. Combinati all’ondata di calore da bollino rosso fanno percepire le temperature ancora più elevate.
Arde, l’Italia, e non solo in senso figurato. Le operazioni per lo spegnimento del rogo nel Goriziano non sono ancora finite e ieri, dopo le fiamme (domate) a Firenzuola e in Versilia, in Toscana ne sono divampati altri a Massa Marittima (Grosseto), e ad Anghiari, nell’Aretino.
Ma a preoccupare, ora, complice l’elevato calore accumulato (ieri Firenze ha superato i 40 gradi) e il passaggio in quota di correnti instabili e fresche, è il possibile scatenarsi di fenomeni estremi, come grandine e downburst, le violente raffiche di vento che si originano dentro un temporale abbattendosi verticalmente al suolo (down) per poi propagarsi orizzontalmente in tutte le direzioni come uno scoppio (burst). Tanto più calore c’è a terra, tanto più fredda è l’aria che incontra, quanto più violento è il circolo che si forma. «Domani i temporali prenderanno maggior vigore al Nord ma anche nelle zone interne appenniniche del Centro-Sud — continua Gussoni —. Il rischio sono le grandinate».
Possibili (brutte) sorprese del caldo estremo. Come i nuovi crolli sul Monte Pelmo, nel Bellunese: due nello spazio di 24 ore (oggi verrà valutata la chiusura dei sentieri). O il «Diavolo di sabbia» che ieri si è formato a Zapponeta, in Puglia, immortalato in un video (virale) da alcuni automobilisti lungo la provinciale 76 del Foggiano. Un vortice inspiegabile, mai visto prima alle nostre latitudini. «Purtroppo nulla di cui sorprendersi — spiega il tecnico meteorologo Francesco Galasso —. È tipico del deserto, dura da due a 20 minuti, e si forma per il forte riscaldamento del suolo. La differenza di temperatura che c’è nell’aria crea correnti verticali in salita». Domani rovesci e temporali prenderanno maggior vigore. Poi, da mercoledì, ancora caldo opprimente.
9 agosto 2026 ( modifica il 9 agosto 2026 | 23:44)
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