di
Giuseppe Sarcina

Giovedì il voto a Clacton: l’esito sembra scontato. Ma percentuali e affluenza diranno quanto è popolare il tribuno della Brexit che sogna Downing Street

DAL NOSTRO INVIATO
CLACTON-ON-SEA – Giovedì 13 agosto sarà una delle giornate più grottesche nella storia della gloriosa democrazia britannica. A Clacton-on-Sea, cittadina di 55 mila abitanti sulla costa sudorientale dell’Inghilterra, gli elettori si troveranno tra le mani una scheda lunga un metro. Tra i 34 candidati, record per l’intero Regno Unito, la vera sfida è tra Nigel Farage, il leader di Reform Uk, oggi il primo partito nei sondaggi a livello nazionale, e Count Binface, un commediante, Jonathan Harvey, che si presenta travestito da guerriero spaziale, con un bidone della spazzatura in testa.

L’appello di mister Brexit

Lo scorso 7 luglio, Farage ha lasciato il seggio da deputato, inseguito da un’indagine parlamentare su un finanziamento non dichiarato: 5 milioni di sterline (5,84 milioni di euro) versate da Christopher Harborne, businessman britannico-thailandese specializzato in criptovalute. Il campione della Brexit si è appellato «ai cittadini di Clacton»: saranno loro a giudicare se merita di tornare nell’aula di Westminster, annullando le accuse «dell’establishment». Farage è certo della rielezione senza sforzi nello stesso distretto dove nel 2024 raccolse il 46% dei voti. Laburisti, conservatori, liberaldemocratici e Verdi hanno deciso di non presentarsi per non legittimare la manovra di Farage, che è l’essenza del populismo: ho i voti e quindi le inchieste, le istituzioni non contano.



















































Tory, Brexit, Nigel

Fino al 2019 questo era un fortino dei Tory. Ora il campo è occupato da personaggi provocatori, nel segno di una lunga tradizione britannica, quella dell’«Official Monster Raving Loony Party» che risale fino al 1963. Nel segno dello sberleffo alla politica tradizionale, ecco in lista a Clacton «l’Incredibile mattone volante», oltre, naturalmente, a Binface, faccia da spazzatura. Con la ritirata dei partiti tradizionali, le elezioni si sono rapidamente trasformate in una farsa. E sarebbe troppo facile, oltreché sbagliato, osservare che questa gara politica da baraccone ben si adatta alle giostre, ai casinò, alle slot machine, alla ruota panoramica che affliggono il lungomare di Clacton, con le onde color marrone sullo sfondo, l’odore penetrante di fish and chips e di birra, le macchie di gelato sui marciapiedi che si confondono con gli escrementi dei gabbiani. Queste sono le attività, le risorse che consentono a una parte cospicua della comunità di rimanere a galla, in una delle regioni socialmente ed economicamente più squilibrate del Regno Unito. Poco più a nord di Clacton, c’è Frinton-on-Sea, un sobborgo abitato da ceti tutto sommato benestanti; a sud, ecco Jaywick, da almeno 15 anni uno dei luoghi più poveri del Paese.

Nel segno dell’apatia

Nel 2016 Clacton scelse in massa la Brexit; nel 2024 si è affidata a Farage. Adesso la rabbia e la frustrazione sembrano lasciare il posto all’indifferenza, a una solida, tenace apatia. In una giornata spesa tra la spiaggia, le casette in mattoni rossi verso la stazione, il quartierino residenziale, con le villette bianche in stile vittoriano intorno al «West Cliff», il teatro cittadino, la Biblioteca pubblica, la Town Hall, dove si riunisce il Consiglio distrettuale, l’Ospedale cittadino, la Chiesa anglicana di San Paolo non è stato semplice incontrare qualcuno disposto a parlare. Tanto meno a farlo con nome e cognome. Una signora anziana al bancone di un pub si complimenta con il barista: «Magari il nostro governo funzionasse come questo locale». E poi ci liquida con due parole: «Voterò Farage». Il giovane dietro il bancone capovolge la domanda: «Perché mai dovrei occuparmi di politica?». Le pensionate, intente a giocare a Bingo nella sala della Biblioteca, non alzano neanche la testa. Solo una mormora: «Nigel».

Il peso dei numeri

In teoria saremmo davanti a un passaggio politico di grande importanza nazionale e non solo, che accende l’interesse dei media perché potrebbe indirizzare la discussione del momento: Farage è destinato a diventare il primo ministro del Regno Unito, o la sua fortuna politica sta declinando? Interrogativi che non sembrano lasciare alcun segno nel territorio chiamato a dare una prima significativa risposta. A Clacton non si vedono manifesti elettorali. Farage non vi ha mai tenuto un comizio. Count Binface non ci ha mai messo piede. Di fatto, si vota sul nulla. O meglio solo su «Nigel» e quello che ancora potrebbe rappresentare per queste persone. Stando all’ultimo sondaggio realizzato tra il 16 e il 24 luglio scorso da Survation, istituto di ricerca di Londra, Farage dovrebbe vincere con il 73% contro il 20% del Conte Spazzatura. Ancora più interessante un altro dato: il 54% del campione ritiene che si tratta di un referendum sul leader di Reform Uk. Il 21% ignora quale sia la posta in gioco. Solo l’8% dichiara che deciderà sulla base delle proposte politiche di Farage. Sarà, dunque, interessante non solo controllare la percentuale del consenso raccolta dal grande favorito, ma anche osservare l’affluenza alle urne. Nel 2016, per la Brexit fu pari al 74,5%; nel 2019 al 61,3%; nel 2024 al 58,7%. Come dire: più aumentano la confusione e la goliardia, più scarseggiano le idee e più diminuisce la partecipazione. Fa quasi tenerezza, quindi, ascoltare le parole di Rex Marlow, pensionato di 71 anni, seduto sulla terrazza di un bar di fronte al mare: «Sono un liberaldemocratico, ma con forti valori cristiani. Non saprei chi scegliere, forse voterò per Tony Francis, un uomo che condivide la mia visione». 

I migranti, tema chiave

In effetti, ce ne sarebbero di temi. Il più citato è naturalmente l’inclusione o il respingimento degli immigrati. Elisabeth, 26 anni, si è appena laureata in Business Management all’Università di Worcester, nell’Inghilterra centrale. Ci racconta di essere arrivata fin qui in cerca di lavoro, lontano dalla congestionata Londra. Tutti i colloqui che ha avuto finora si sono interrotti non appena gli interlocutori hanno scoperto che è di origine nigeriana e che ha bisogno di uno sponsor per ottenere il visto. Nessuna istituzione locale se ne occupa, in un senso o nell’altro. Lei sorride, è giovane e continuerà a provarci. Nel frattempo, fa la badante.

10 agosto 2026