Quando un gatto fa le fusa sul divano, il suono può sembrare un semplice sottofondo di benessere. In realtà, dal punto di vista acustico, contiene informazioni molto più stabili di quanto immaginiamo. Uno studio pubblicato il 9 dicembre 2025 su Scientific Reports, condotto da ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e di diversi istituti di ricerca berlinesi, ha analizzato 276 miagolii di 14 gatti e 557 fusa di 21 animali. Le registrazioni erano state raccolte in abitazioni private e rifugi di Berlino durante situazioni quotidiane: attesa del cibo o ricerca di attenzione per i miagolii, carezze per le fusa. Entrambi i suoni permettevano di distinguere un gatto dall’altro, ma le fusa conservavano una “firma” individuale molto più forte. Nel confronto più rigoroso, basato sugli stessi otto animali e su campioni bilanciati, l’analisi attribuiva correttamente al singolo gatto l’85,5% delle fusa, contro il 64,4% dei miagolii.

Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori, che si aspettavano il contrario. Il miagolio, infatti, è una delle principali vocalizzazioni utilizzate dal gatto domestico nelle interazioni con gli esseri umani: può cambiare tono, durata e melodia a seconda del contesto, per esempio quando l’animale cerca cibo, attenzione o contatto. Proprio questa duttilità, però, sembra renderlo meno stabile come segnale d’identità. Le fusa sono più stereotipate e ripetitive, mentre il miagolio si modifica maggiormente in funzione della situazione. Per analizzare le registrazioni gli studiosi hanno utilizzato parametri acustici chiamati MFCC, impiegati anche nei sistemi di riconoscimento della voce umana. Un indice del contenuto informativo ha rafforzato il risultato: 4,47 bit per le fusa contro 2,65 per i miagolii. In termini teorici, questo indica una capacità molto maggiore delle fusa di differenziare acusticamente individui diversi.

Lo studio ha poi allargato il confronto ai miagolii di cinque felidi selvatici: gatto selvatico africano, gatto selvatico europeo, gatto della giungla, ghepardo e puma. Le registrazioni provenivano dall’archivio sonoro del Museum für Naturkunde di Berlino. Il risultato è stato netto: i miagolii dei gatti domestici mostravano una variabilità acustica significativamente maggiore rispetto a quelli delle specie selvatiche analizzate. Secondo gli autori, questa differenza potrebbe riflettere gli effetti della domesticazione e della lunga convivenza con gli esseri umani. Il miagolio sarebbe diventato così uno strumento particolarmente flessibile, capace di adattarsi al contesto e alle reazioni di chi vive con il gatto. Alcune variazioni potrebbero perfino svilupparsi all’interno della relazione tra uno specifico animale e il suo proprietario: attraverso interazioni ripetute, determinati suoni possono essere rinforzati perché riescono meglio di altri a ottenere una risposta.

La scoperta non significa che ascoltando le fusa possiamo sapere automaticamente che cosa prova un gatto. Lo studio misura l’identità acustica, non traduce emozioni, pensieri o intenzioni. E anche l’idea che le fusa equivalgano sempre alla felicità è troppo semplice. I gatti possono produrle durante il contatto sociale, le coccole e l’allattamento, ma anche quando chiedono qualcosa e, in alcuni casi, in situazioni di stress o dolore. Per capire lo stato dell’animale bisogna quindi osservare anche postura, comportamento e contesto. La novità emersa dalla ricerca è un’altra: quel ronzio apparentemente uniforme contiene caratteristiche abbastanza stabili da funzionare quasi come una firma sonora personale. Il miagolio sembra privilegiare la flessibilità e l’adattamento alla situazione; le fusa, invece, conservano molto più chiaramente le tracce acustiche di chi le sta producendo. In altre parole, non sappiamo ancora esattamente cosa stia “dicendo” un gatto quando fa le fusa, ma quel suono sembra rivelare con sorprendente precisione chi sta parlando.

Russo D., Schild A.B., Knörnschild M., “Meows encode less individual information than purrs and show greater variability in domestic than in wild cats”, Scientific Reports, 15, 43490 (2025), pubblicato il 9 dicembre 2025. DOI: 10.1038/s41598-025-31536-7.

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