“La richiesta avanzata dal governo è sicuramente condivisibile. Tuttavia, solleva un dubbio – scrive la Cgia parlando delle risorse – Pur essendo destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione ecologica e non misure di riduzione dei prezzi, di fronte all’urgenza di sostenere famiglie e aziende alle prese con il caro carburanti e il peso delle bollette, è davvero inevitabile ricorrere a nuovo debito? Una strada alternativa non potrebbe essere quella di intervenire sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro: una riduzione anche solo dell’1 per cento libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel, luce e gas”. “È vero che una parte consistente di questa spesa è già stata impegnata e nessuno – conclude l’Associazione – ha in mente di intervenire tagliando lo stato sociale. Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l’intero costo dell’emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito”.

 

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