di
Davide Stoppini

Bianchedi da vicepresidente vicaria del Coni riceve 50mila euro, e ora 150mila dalla Figc come capodelegazione: il Coni valuta l’incompatibilità. I precedenti di Di Centa e Salis. Malagò amareggiato anche dall’intervista di Maldini

Giovanni Malagò pensava di staccare la spina, finalmente un po’ di vacanza perché il calcio alla fine stressa tutti. Meglio, per dirla con le parole che ci sussurra Evelina Christillin, donna per 9 anni membro del Consiglio Fifa e di quello Uefa, «il calcio è un’altra cosa».

E invece poi arriva una domenica d’agosto in cui — non fossero bastate le polemiche per Maldini/Pirlo/Nazionale — scoppia il caso di Diana Bianchedi, annunciata da Malagò nel ruolo di capodelegazione della Nazionale attraverso un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Bianchedi è anche vicepresidente vicario del Coni e membro della Giunta Nazionale. Ed è per questo che nel primo pomeriggio di ieri lo stesso Coni, in una nota ufficiale, ha messo per iscritto: «In relazione a quanto apparso su alcuni organi di stampa relativamente ad un annunciato incarico di rilievo in ambito Figc per il vicepresidente vicario del Coni, si comunica che, ai sensi dello Statuto e delle leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità, a tutela della Giunta Nazionale». 



















































Il richiamo allo Statuto è in particolare all’articolo 7, comma 4, in cui si legge: «I componenti della Giunta Nazionale, qualora vengano a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi, sono considerati incompatibili con la carica che rivestono, e debbono essere dichiarati decaduti. Nel caso il conflitto d’interessi sia limitato a singole deliberazioni o atti, il soggetto interessato deve astenersi dal prendere parte alle une o agli altri».

L’irritazione del Coni ha tante radici. C’è quella che chiama in causa la forma: il presidente Buonfiglio è stato informato da Malagò solo alle 21 di sabato sera e da Bianchedi stessa ieri mattina, ad «annuncio» avvenuto. Di fatto, crolla il rapporto di fiducia tra Buonfiglio e Bianchedi, ma questa è (quasi) un’altra storia, che magari sarà affrontata nella prossima Giunta Nazionale in programma il 15 settembre (ammesso che si arrivi).

Malagò ha agito per conto suo, non ha sentito neppure Mancini, né Claudio Ranieri. È una mossa che ha colto di sorpresa anche molte (tutte?) componenti federali. Il presidente Figc è convinto che non ci siano problemi. «Non c’è né norma statale né statutaria che preveda espressamente un’incompatibilità tra il ruolo di membro di Giunta del Coni e un incarico federale — si legge in una nota Figc —; né si ritiene che l’incarico possa configurare il conflitto di interessi permanente richiamato dall’articolo 7 dello statuto del Coni. Si tratta di un ruolo di mera rappresentanza».

Quanto all’opportunità, però, la partita è tutta da giocare e con esiti non scontati. Bianchedi, che con il Coni è legata da un accordo da 50mila euro l’anno, deve ancora firmare il contratto di capodelegazione, per cui il compenso sembra si attesti intorno ai 150mila euro. Ma la questione è anche di sostanza: cosa succede in caso di eventi coincidenti? Cosa accade se il capodelegazione della Nazionale ha un impegno pure come vicepresidente Coni? 

Tre precedenti possono essere citati. Nel 2006 la vicepresidente Di Centa, divenuta poi onorevole nel 2006, si dimise. Così pure Salis nel 2025, una volta eletta sindaco di Genova. E ancora: lo stesso Malagò in passato segnalò al comitato etico del Cio l’incarico di Di Centa con Sport e Salute, sollevando dubbi.

Bianchedi, ora in vacanza in Malesia, riflette. Come pure lo stesso Malagò, che peraltro aveva iniziato la giornata leggendo l’intervista di Paolo Maldini al Corriere. Una frase su tutti aveva colpito il presidente Figc: «Malagò non è stato ai patti». Parole che hanno provocato dispiacere ed amarezza e che il numero uno Figc non si aspettava, se è vero che lui stesso alla Gazzetta aveva raccontato di voler incontrare Maldini dopo le vacanze.

Magari non ce ne sarà bisogno. Magari l’intervista ha rafforzato in Malagò l’idea di aver fatto bene ad allontanarsi da un personaggio così poco incline al dialogo. Ora, piuttosto, c’è un’altra grana da risolvere. L’ennesima, legata a quella che Malagò aveva definito «una rivoluzione culturale». «Ma la vera rivoluzione culturale è mettere una donna al posto giusto, altrimenti si rischia solo di metterla in difficoltà», è l’ultimo sussurro di Christillin. This is football.

10 agosto 2026