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Spettatrice contesta la presenza di Salvini al concerto di Diodato per Faber. Alice De André: «Mio nonno gli avrebbe chiesto cosa ci faceva lì». Dori Ghezzi: «Ma lei non l'ha conosciuto»
IIntrattenimento

Spettatrice contesta la presenza di Salvini al concerto di Diodato per Faber. Alice De André: «Mio nonno gli avrebbe chiesto cosa ci faceva lì». Dori Ghezzi: «Ma lei non l’ha conosciuto»

  • 10 Agosto 2026

di
Federica Maccotta

Il segretario della Lega al live in Sardegna. La moglie: «Giusto creare dialogo». Il cantante: «Non caccio nessuno, ma spero che la sua musica illumini la nostra politica»

Fa rumore, verrebbe da dire semi-citando un brano di Diodato, la presenza del ministro dei Trasporti Matteo Salvini al concerto dello stesso Diodato in omaggio a Fabrizio De André. Il segretario della Lega, seduto tra il pubblico dello spettacolo in cartellone al festival sardo «Time in Jazz», è stato contestato da una spettatrice: «Non posso rimanere ad assistere a questo concerto vista la presenza di quell’individuo», ha detto la giovane prima di andarsene, come riporta L’Unione Sarda. 

Dori Ghezzi, moglie del cantautore ligure e padrona di casa (il live si svolgeva all’Agnata, tenuta della coppia), ha cercato subito di fare da paciere: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo». E parlando con il Corriere aggiunge: «Fabrizio non avrebbe mai mandato via nessuno. Alice? Cosa ne sa lei del nonno».



















































Sui social infatti Alice De André, figlia di Cristiano e nipote di Faber, ha pubblicato un video polemico: «Mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì». E al Corriere aggiunge: «Salvini è liberissimo di ascoltare mio nonno, ma che sia in prima fila a un concerto su De André accanto a Dori, non sono d’accordo».

Sempre online Matteo Salvini ha scritto un lungo post: «Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene? Nessuno può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere».

Insomma, una tempesta musical-politica in una notte di mezza estate sarda. Rimbalzata online anche per via del video di Roberto Cotti, dei 5 Stelle, che ha ripreso la scena. Durante l’appuntamento del festival «Time in Jazz», diretto dal trombettista Paolo Fresu, una ragazza, maglietta nera e pantaloncini di jeans, si alza tra la folla per fare i complimenti a Diodato ma anche per dire che no, lei con Salvini non vuole spartire nulla, nemmeno lo spazio di un concerto. Il pubblico rumoreggia, tra fischi, «stai seduta», «lasciala parlare» e «fuori fuori». 

Matteo Salvini resta al suo posto, mentre Dori Ghezzi, seduta al suo fianco, raggiunge il palco e prende il microfono. «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra — dice la vedova di Faber, mentre il ministro applaude —. Ma è giusto creare un dialogo, almeno tentare. Altrimenti non saremmo più un Paese democratico dove possiamo votare. È sbagliato tutto questo. Parliamone se vuoi». 

L’ultimo intervento durante il concerto tocca a Diodato (che non ha voluto poi commentare l’accaduto): «Quante volte mi sono definito lontano anni luce da certi pensieri politici e certe attitudini politiche. Sinceramente non credo che sia giusto smettere di suonare, ma ci tengo a dire una cosa anche a chi ha deciso di andare via: io non sono padrone di casa e non mi permetto di cacciare nessuno. Ma speriamo che la musica di De André illumini un po’ di più la nostra classe politica» (anche qui Salvini applaude, vai un po’ a capire perché).

Dai social arriva, a distanza di qualche ora, la posizione di Alice De André. Netta e lontana da quella di Dori Ghezzi. «Io non so esattamente che cosa sia riuscito Salvini a capire dai testi di mio nonno. Forse la musica? Forse il la la la? Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione. Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società siano diametralmente opposti è un eufemismo», spiega l’artista 27enne. E poi ripercorre quanto accaduto al concerto: «Una ragazza si alza e contesta la presenza di Salvini al concerto e scoppia la polemica. Per la ragazza, non per Salvini in prima fila a un concerto di De André». 

La nipote di Faber si chiede quindi se suo nonno non sia diventato «una specie di santino nazionale. Quello che ascoltiamo tutti, celebriamo tutti, citiamo tutti. Purché nessuno si azzardi a ricordare che cosa diceva realmente». E continua: «Una ragazza che contesta un politico a un concerto di De André non è fuori luogo. È forse una delle cose più coerenti che sono successe durante tutta la serata. Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni. Fermava la musica, parlava, discuteva. Quindi, se proprio vogliamo parlare di rispetto, ieri Salvini poteva alzarsi e rispondere».

Per chiudere con un duro affondo finale: «Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto. Non soltanto le canzoni che fanno bella figura alle commemorazioni. Prendetevi anche quello che pensava. Quello che contestava. E soprattutto prendetevi il fatto che mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì».

Al telefono con il Corriere aggiunge: «Mio nonno era un anarchico. Oggi non stringerebbe la mano a uno che supporta Netanyahu, che supporta un genocidio, che è amico di Trump, che va in giro con la maglietta di Putin». E continua, con la voce accesa: «Quello che non capisco è che venga contestata una ragazza che si alza e contesta. Mio nonno fermava i concerti, rispondeva alle contestazioni. Salvini è liberissimo di ascoltare De André, ma che sia in prima fila a un concerto su De André accanto a Dori, non sono d’accordo. Mio nonno non avrebbe fatto finta di niente, gli avrebbe chiesto cosa ci faceva lì. Non in modo sfidante o rabbioso, ma curioso. Perché se vai a un certo tipo di concerto vai anche per essere contestato e devi essere pronto a rispondere, invece di farti difendere da Dori». 

Alice De André non ha apprezzato le parole pronunciate da Dori Ghezzi: «Quello di Dori lo trovo un discorso senza capo né coda. Ovvio che si debba andare d’accordo, ma cosa c’entra questo con la democrazia? Era un discorso improvvisato per uscire da una situazione scomoda che semplicemente non doveva verificarsi. Antonio (Diodato, ndr) lo conosco e immagino il disagio per lui. L’ha gestita elegantemente perché era lì ospite del festival, non era un concerto suo. E comunque è stato l’unico a prendere una posizione. Gli ha dato una bella stoccata». 

Arriva dai social anche il commento di Salvini, che in un lungo post scrive: «Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene? Io sono anche abituato a contestazioni e insulti, a volte può accadere, nessun dramma. Faccio politica da una vita: non è questo il problema. Quella ragazza aveva anche il diritto di contestarmi (anche se ha disturbato l’artista, Dori e tutto il resto del pubblico) così come io ho il diritto di risponderle. Funziona così, si chiama democrazia. Ma nessuno può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere, quali film guardare». 

Continua poi il segretario della Lega: «Amo De André dai tempi del liceo, grazie ai dischi dei miei genitori. Quando passo da Genova per lavoro, cerco di trovare il tempo di portare una preghiera a Staglieno. Non so cosa direbbe Fabrizio oggi. E soprattutto non voglio far parlare i morti per dare ragione ai vivi. Non mi permetterei mai. So cosa dicono a me le sue canzoni, la sua musica, la sua voce. Mi emozionano, mi fanno pensare e qualche volta mi mettono anche in discussione».

Dori Ghezzi, al telefono con il Corriere, conferma la passione di Salvini per De André. «Si è sempre dichiarato amante di Fabrizio e conosce le sue canzoni a memoria», dice, assicurando di non voler far crescere una polemica a suo avviso inutile, «ti spiega perché nel mondo ci sono le guerre, non voglio commentare. E aggiunge: «Dobbiamo rispettarci, anche con chi la pensa diversamente: l’Agnata è un posto che deve unire. Uno è libero di pensare quello che vuole, possiamo parlarne. Salvini mi ha detto che se c’era bisogno se ne sarebbe andato». 

E aggiunge: «Fabrizio non avrebbe mai mandato via nessuno. Ai suoi concerti qualcuno approfittava per fare contestazione politica, ma lui sedava, non mandava via nessuno. E alla fine stavano tutti zitti a sentire il concerto». Secondo Ghezzi, 80 anni, «le provocazioni non sono spontanee ma programmate. La contestazione è stata la cosa grave: ha interrotto un concerto meraviglioso, non ha avuto rispetto né del pubblico né dell’artista, perché è venuta per un progetto preciso. Ha interrotto momento magico». Esattamente il contrario di quello che pensa Alice De André: «Cosa ne sa lei del nonno…» (Faber è morto pochi mesi prima della sua nascita). 

10 agosto 2026 ( modifica il 10 agosto 2026 | 19:27)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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