Dopo i primi due colpi, gli affari in entrata (Diawara a parte) sono andati in stallo. Fra i motivi, anche la necessità – che viene ritenuta più urgente – di sfoltire una rosa troppo numerosa
Giornalista
10 agosto – 20:35 – MILANO
Lo stallo, i due fuochi d’artificio e di nuovo lo stallo. L’estate di mercato rossonera fatica a diventare decifrabile, perché è in generale un’estate strana. Figlia in massima parte dell’epurazione eseguita dalla proprietà il giorno dopo l’ultima giornata di campionato. Per le prime tre settimane successive il club è rimasto immobile, alla ricerca di tutti i ruoli apicali: parte finanziaria, parte sportiva, panchina. Quando la nuova struttura ha iniziato a prendere forma, con volti e incarichi, Cardinale ha aperto la manetta e ha consegnato in poche ore al nuovo allenatore due giocatori decisamente graditi: Gonçalo Ramos e Gila. Era un Milan comunque partito in ritardo, ma quei due colpi – per un esborso complessivo di un centinaio di milioni – diedero a tutto l’ambiente la percezione di aver recuperato il tempo perduto.
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Poi, però, la situazione si è di nuovo bloccata. Eccezion fatta per Diawara, che comunque sarà un riservista, a Milanello non sono arrivate altre facce nuove. Avrebbe potuto succedere con Karetsas, ma il Milan ha affrontato la trattativa soprattutto confidando su una partenza di Leao che invece non è avvenuta. E così il 18enne del Genk si è accasato a Dortmund. In realtà, a differenza di quanto avviene normalmente, non c’è stata nemmeno una grande inflazione di nomi sebbene le esigenze della rosa siano piuttosto chiare: per permettere ad Amorim di sviluppare davvero il suo calcio servirebbero un altro centrale, un esterno, un interno di centrocampo, un trequartista e un altro centravanti. Siamo ovviamente nel campo dell’utopia, non potranno essere riempite tutte le caselle, però a tre settimane dalla fine del mercato i tifosi iniziano a essere inquieti – eufemismo – perché del gioco di Amorim si intravede solo qualche flash e perché il flusso di mercato in entrata è ormai interrotto da tempo.
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Inoltre la rosa è ipertrofica a causa dei rientri dai prestiti e dei giocatori che già c’erano ma non sono ritenuti funzionali al progetto. E questo è uno dei motivi per cui gli affari in entrata si sono fermati. Senza la certezza di poter contare almeno su qualche uscita, non si può far arrivare altra gente a Milanello. Un altro motivo è di carattere concettuale: dopo uno shock dirigenziale come quello di fine maggio, potrebbe esserci il rischio di “bulimia da mercato” anche solo per dimostrare alla piazza che il club vuole ripartire forte. Ma l’ordine che arriva dal piano più alto di Casa Milan è semplice e di buon senso: vietato comprare “tanto per”. Chi arriva, deve farlo sulla base di una logica di mercato e deve rispecchiare determinati parametri: età, potenzialità, rapporto costi/qualità, eventuale rivendibilità. C’è infine un ultimo aspetto legato prosaicamente al budget. Che rispetto alle scorse estati – come ha fatto capire Cardinale – non è più così strettamente vincolato al bilancio. Si tratta però di un fattore strettamente legato al primo: sfoltire non è solo questione di numeri, ma anche di gestione finanziaria. Il Milan, con i 3-4 giocatori di cui intende privarsi e che non dovrebbero avere problemi a trovare un acquirente (tradotto: porteranno denaro), potrà proseguire a comprare. Giunti a quasi metà agosto, il problema più evidente rischia di diventare il tempo a disposizione per fare tutto.
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