di Laura Valdesi

SIENA

“Voglio ringraziare Siena. Ho conosciuto più approfonditamente la sua storia, la sua arte e la sua spiritualità. Ho sentito una vicinanza particolare per la tradizione senese e con quella dimensione sacra che appartiene anche alle mie radici. Grazie Siena per avermi accolto e permesso di diventare, anche solo un momento, parte della tua storia”. E’ grata ed emozionata Teodora Axente quando racconta dell’”onore immenso e del privilegio raro” che porterà nel cuore. Lei, artista straniera, che entra a far parte di una tradizione antica.

Axente, cosa c’è della Vergine dipinta da bambina con quella che domina il Drappellone?

“Un sogno aver potuto dipingere la Vergine perché mi riporta a quando ero piccola. Ed ero riuscita, ingenuamente, a dipingere una Madonna con il bambino nella chiesa del paese dei miei nonni, poi donata al prete che la mise sull’altare. Un sogno poter tornare qui e dipingere la Vergine dei miei sogni. E’ un privilegio raro”.

E’ venuta a Siena più volte.

“Sì e ho avuto l’opportunità di fare la mostra al Santa Maria della Scala. Un grazie alla direttrice Chiara, a Cristiano Leone e a Michela Eremita che mi hanno consentito un tour di Siena speciale per conoscere la città. Mi sono ispirata molto agli antichi stemmi. Più che i Palii moderni e recenti ho guardato quelli vecchi per riprodurli fedelmente”.

Le Contrade sono raffigurate come donne.

“Ho cercato di rendere speciale ogni Contrada, anche per quanto riguarda i tessuti (’Comprare stoffe è il mio paradiso, sono sempre attratta dalle diverse fantasie e dai diversi costumi’, la frase riferita da Riccardo Freddo durante la presentazione, aggiungendo che molti drappi sono nati proprio passeggiando tra le botteghe di Siena, incontrando artigiani e studiando tessuti, ndr). Ho poi deciso di raffigurare la donna perché è qualcosa di universale, rappresenta l’inizio della vita. Ma non dovete vederla proprio come donna ma come una figura androgina che rappresenta l’origine”.

La sensazione provata quando c’è stato un applauso forte, convinto.

“Molto emozionata. E anche un po’ scioccata. Non mi aspettavo questo grande calore. Ancora sto cercando di rielaborare quello che ho provato”.

Si è ispirata a Porta Camollia perché alla battaglia del 1526 era dedicato il Drappellone.

“Ovviamente. Poi l’ispirazione è arrivata dall’opera di Giovanni di Lorenzo Cini, l’Immacolata concezione che protegge Siena durante la battaglia di Camollia (custodita nella chiesa di San Martino, ma anche l’Immacolata nell’oratorio della Torre è opera dell’artista che è stato capitano della Compagnia di Salicotto, ndr). Ho voluto trasmettere l’idea di drammaticità, poi le nuvole spariscono. La Vergine ha protetto Siena per cui dal suo volto la luce scende verso la Piazza. Riporta speranza e pace”.

Un Drappellone che si legge dall’alto verso il basso.

“Esatto”.

A chi dedica questo Palio dell’Assunta?

“A tutti i senesi, è la loro celebrazione”.

Un Drappellone denso di significati, quello di Axente. Che affonda le radici, però, come lei stessa ha detto, in quella Vergine realizzata quando aveva solo 10 anni sul vetro. “Teodora ricorda con emozione come ’ogni domenica, durante la messa, vedevo il mio dipinto sull’altare, mi sentivo davvero onorata, E’ stata la mia prima vera mostra’. Da quel momento – spiega Riccardo Freddo che ha presentato il Palio – nasce il rapporto quasi spirituale che oggi la lega all’immagine della Madonna. Non è un caso che, anche il Cuore di questo Drappellone, sia proprio la Vergine”. Posta al vertice della composizione che protegge la Rosa d’oro, il prezioso dono che Papa Pio II offrì a Siena. “Sotto la Vergine troviamo due cherubini che sorreggono ed onorano gli stemmi della città . Figure in continua trasformazione tipiche del linguaggio metamorfico di Teodora: i loro corpi si fondono con quelli dei pesci. Uno dei simboli più antichi del Cristianesimo. Richiama Cristo ma anche la comunità dei credenti, uniti da una stessa fede. Ricordano – conclude Freddo – che al di sopra delle rivalità esiste una comunità che condivide la stessa storia, lo stesso amore per Siena, la stessa memoria”.