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Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni

Quando Ranucci scherzava con Lavitola: mi presti Tavares? La foto dei tre agli atti nell’inchiesta

La voce è serena. Dal Camerun, dove vive ormai da diverse settimane, Gomes Clesio Tavares, 47 anni, risponde con gentilezza: «So che hanno chiesto il mio arresto, ma i pm si sbagliano. Io non ho fatto niente». Alla domanda se intende tornare in Italia non si sottrae: «Certo che tornerò, c’è la mia famiglia, mi mancano. Io vivo nel vostro Paese, normalmente faccio avanti e indietro tra il Camerun e Roma». 

Quando? «Questo non lo so, ci sono alcune questioni su cui non posso rispondere, mi perdoni». Poche le certezze: alcune ore dopo, al Tg1, dice che ora tornare «diventa complicato, avevo previsto di tornare la settimana prossima, però devo farmi delle domande prima… ho insistito con il cardiologo, mi ha detto che non posso viaggiare».



















































Se lo si incalza su sue presunte responsabilità nell’organizzazione dell’attentato a Sigfrido Ranucci, replica: «Non ne so nulla, mai fatto qualcosa del genere». Meno assertivo, invece, su altro. Come sulla sua conoscenza con Sigfrido Ranucci: «Mi spiace, è un aspetto di cui vorrei parlare, ma per ora preferisco il silenzio» (che Ranucci lo conoscesse però emerge dalle carte dell’ordinanza: Ranucci si lamenta con Lavitola di essere in difficoltà e scherza «mi dovresti prestare Gomes», suscitando l’ilarità dell’interlocutore). 

Tavares lascia in sospeso anche un altro interrogativo, quello inerente la sua affiliazione all’armata Wagner all’epoca in cui era guidata Evgenij Prigožin, affiorata nei giorni scorsi dal suo complicato passato: «Su questo non posso rispondere».

Inviato in Camerun dallo stesso Valter Lavitola, secondo gli investigatori, Clesio Tavares sarebbe lanello di congiunzione fra gli esecutori materiali e la mente dell’attentato, vale a dire il faccendiere. Ma Gomes è anche uomo di fiducia e prestanome degli affari di Lavitola. Suo socio nel business del carbon credit che, in futuro, sempre stando ai progetti dell’ex direttore dell’Avanti, avrebbe potuto portare guadagni importanti nelle tasche dei due. Parliamo dei bonus ambientali per le imprese che in alcuni Paesi africani vengono finanziati dalle istituzioni e che Lavitola ritiene essere l’affare del futuro. Da tempo Gomes si preoccupa di promuovere questa iniziativa imprenditoriale. Mentre a Lavitola spetta il compito di reclutare nuovi investitori. Ma Gomes è anche l’uomo che, secondo l’ordinanza della gip Iole Moricca, avrebbe reclutato il «gruppo di fuoco» dell’attentato.

L’ordinanza descrive il contributo del factotum di Lavitola dettagliatamente, sottolineando il rapporto con Pellegrino D’Avino, uno dei quattro manovali arrestati il 30 giugno scorso dal gip. Di più: «Il tenore dei messaggi — è scritto nell’ordinanza — induce a ritenere assolutamente certo che al sopralluogo abbia partecipato anche Clesio Tavares. Era lui che assumeva l’iniziativa proponendogli (a D’Avino, ndr) di compiere assieme una determinata attività». È Clesio Tavares, infine, a mettere a disposizione la vettura per verificare il luogo del blitz dinamitardo.

Nel corso delle indagini sono stati monitorati i quattro arrestati che hanno piazzato l’esplosivo. Le intercettazioni ambientali hanno confermato le ipotesi: l’alleanza Clesio Tavares-Lavitola è ritenuta una certezza. «D’Avino — osservano i magistrati — manifestava un’evidente rabbia per essere stato trascinato in una vicenda che ora lo costringe a prendere “la galera come uno scemo”. Con ciò lasciando intendere di essere stato utilizzato come terminale esecutivo di un disegno altrui. La frase “fare il boss con il c… degli altri” fotografa in modo immediato il meccanismo criminale emerso: chi sta sopra decide, arruola e resta impunito mentre chi esegue sopporta il rischio di conseguenze penali e quindi anche la detenzione».


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11 agosto 2026