“Mi trovavo a fare fotografie ad una esercitazione ad Ampugnano. Era il 1972: un aereo che si era appena alzato in volo, d’improvviso cominciò a precipitare. Scattai una serie di foto, l’impressionante caduta in verticale fino allo schianto in terra. Ci furono quattro morti e molti feriti”.

Fabio Lensini ci racconta questa inaspettata avventura di fotografo di cronaca. Lo scatto fa parte della mostra nel cortile dello studio Lensini di una ventina di significative immagini di un vastissimo archivio fotografico, che contiene lo storico Grassi e quello dello stesso studio Lensini. Venti scatti sono un percorso panoramico dall’inizio del novecento. Non si tratta solo di cogliere la bellezza di professionisti, di ogni epoca, al lavoro. Dai particolari si vedono le abitudini dei senesi, il loro abbigliamento, si comprendono i modi, lo stile di vita.

La foto con Agnelli e Kissinger a palazzo Chigi è un’altra Siena, quella anni ottanta, ancora ordinata e colta. Poi quelle della guerra, oppure di quel Palio anni sessanta ultimo brandello di una civiltà che non era ancora presa dalla nevrosi della corsa, della competizione, dei numeri incredibili dietro il cavallo.

Ma queste foto, visibili fino alla fine del mese, sono la punta estrema di un iceberg del grande archivio della famiglia Lensini.

Intanto la ricchezza del posto: ad un metro da via dei Rossi, in quelle strade dove il silenzio è ancora una regola nonostante il fatto di essere ad un passo dal Corso. Meraviglie tutte senesi. Le stanze interne custodiscono migliaia di pellicole, fotografie di cronaca, personaggi, eventi, Palio e altri spunti. Ci vorrebbe una pubblicazione, magari divisa per argomenti: tante foto e pochi commenti.

Le immagini parlano da sole. Ma il marchio Lensini ha in sé la lungimiranza di vedere ogni presente un passato da raccontare. Se ci pensiamo, con l’avvento del digitale intorno al 2005, il mondo ha cominciato a cambiare per immagini in modo vorticoso. Qui, con la competenza e l’amore per la memoria, tutto viene conservato con ordine di argomenti e date facilmente rintracciabili. C’è una Siena che non c’è più. Se un giovane dovesse amabilmente perdersi fra queste immagini ci crederebbe solo per fiducia che è esistita una città così. Gli verrebbe da dire alla Guccini “mi piaccion le fiabe, raccontane altre…”

Massimo Biliorsi