Sono partiti da Bologna nelle prime ore del mattino per mettere a segno un colpo a Padova. Uno dei due è stato sorpreso a scavalcare il balcone di un appartamento in zona Palestro: nello zaino aveva un cacciavite a taglio lungo circa 26 centimetri. A far notizia non è tanto il fatto in sé quanto l’età dei due presunti ladri: due bambini di appena 10 e 11 anni.
Il tentativo di intrusione
I fatti risalgono alle 10.20 di domenica 9 agosto. La proprietaria dell’abitazione si trovava in soggiorno con il compagno e, a causa del caldo, aveva lasciato aperta la porta-finestra del balcone. Si è accorta improvvisamente della presenza di un ragazzo sul poggiolo, che aveva scavalcato il parapetto e si stava dirigendo verso l’interno.
La donna ha urlato, richiamando il compagno. Quando l’uomo è arrivato, il ragazzino era già sceso nel giardino condominiale, dove lo attendeva un secondo giovane. I due sono fuggiti, ma il compagno della donna li ha inseguiti per il quartiere, riuscendo a bloccarli e a ricondurli nell’abitazione, dove ha atteso l’arrivo della polizia.
L’identificazione in questura
Gli agenti della volante hanno identificato i due giovani, entrambi privi di documenti. Nello zaino del ragazzino indicato come quello salito sul balcone sono stati trovati il cacciavite e un cellulare. Accompagnati in questura per gli accertamenti, i due sono stati identificati tramite rilievi foto-dattiloscopici: un bambino macedone di 10 anni e un ragazzino italiano di 11 anni. Hanno dichiarato di essere cugini, figli di due sorelle.
È emerso che i due minori erano riconducibili a un insediamento di persone di etnia rom nel territorio bolognese. Nessun familiare era in grado di raggiungere Padova: un presunto parente contattato dalla polizia ha riferito di non poter arrivare in città, mentre i genitori dei due bambini si trovavano in vacanza.
Non essendo possibile riaffidare i bambini alla famiglia, sono state attivate le procedure previste per la tutela dei minori non imputabili. Sono state informate le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni di Bologna e Venezia. Gli agenti hanno quindi affidato i due ragazzini a un operatore sociale e li hanno accompagnati in una struttura di accoglienza.
La questura: “Giovanissimi sfruttati per la non imputabilità”
“La vicenda ha consentito di portare alla luce, ancora una volta, un fenomeno particolarmente delicato che interessa il contrasto ai reati predatori”, spiegano dalla questura di Padova, ovvero “l’impiego di minori giovanissimi in condotte illecite, proprio in ragione della loro età e della conseguente non imputabilità”.
“Nel caso specifico – prosegue la nota -, i due bambini non sono stati trovati casualmente nei pressi dell’abitazione, ma hanno riferito di essere partiti insieme da Bologna nelle prime ore della mattina e di avere raggiunto Padova in treno, circostanza che rende particolarmente significativo il loro spostamento autonomo verso un’altra città e la loro presenza, poche ore dopo, nell’ambito di un tentativo di intrusione in un’abitazione”.
“La giovanissima età dei due soggetti – dicono ancora dalla questura – impone particolare attenzione anche sotto il diverso profilo della possibile strumentalizzazione di minori non imputabili da parte di soggetti adulti interessati a sfruttare la loro posizione giuridica per la commissione di reati predatori. La non imputabilità dei bambini, infatti, non può essere trasformata in uno strumento attraverso il quale soggetti maggiorenni possano utilizzare minori per commettere furti o altre condotte illecite, sottraendosi così alle conseguenze derivanti dall’intervento delle forze di polizia”.
Il nuovo ddl sull’imputabilità
Il tema è all’attenzione del governo che lo scorso 23 luglio ha approvato in consiglio dei ministri un disegno di legge che interviene su questa materia, con l’obiettivo di rendere più facile processare i minori accusati di un reato. Essendo un disegno di legge non entra subito in vigore, ma dovrà essere discusso e approvato dai due rami del Parlamento, Camera e Senato. Oggi i minori sono imputabili e quindi processabili, ma la loro capacità di intendere e di volere va verificata caso per caso da un giudice, e non può essere presunta come succede per gli adulti.
Il disegno di legge prevede invece che in futuro anche chi ha un’età compresa tra 14 e 18 anni sia considerato in grado di intendere e di volere, a meno che si accerti il contrario. Ma nel caso in questione la nuova norma non avrebbe comunque trovato applicazione visto che i due bimbi sorpresi a rubare avevano meno di 14 anni.