Il capo dei fischietti Uefa: “Non si decide dal video. Servono direttori di gara precisi e più coraggiosi”
Per chi ha dubbi sull’intervento corretto o meno del Var è già “on line” sul sito-Uefa “Clear line”. Per… tutto il resto c’è Roberto Rosetti, capo degli arbitri Uefa, 58 anni, quasi 200 gare in Serie A e un bel po’ in Europa oltre che ai Mondiali 2006 e 2010: un meeting con la stampa europea, pochi intimi, per tracciare le linee-guida di questa annata e per chiarire alcuni concetti come si fosse in una partita, anche lungo i tempi di recupero insomma. Domande. E risposte. Roberto Rosetti è stato anche a Cascia dove si radunano gli arbitri di Can A e B, blitz di un giorno per chiacchierare con tutti ma soprattutto Domenico Messina, nuovo dt della Can: lo ha fatto con tutti i capi dei 5 maggiori campionati europei “perché serve uniformare il linguaggio e le decisioni in campo”. Poi, lungo il meeting on-line ha elencato le novità di quest’anno (il Var per il secondo giallo e per gli angoli che non sono angoli, i 10” per la sostituzione o stai fuori un minuto) ma la considerazione principe è stata questa. “È calcio e non Playstation: dobbiamo tornare all’utilizzo del Var di una volta, più mirato, il Var non può riarbitrare la partita” racconta Rosetti. La centralità dell’arbitro è sovrana.
Partendo proprio dal Var, come Uefa avete inserito nel sito ufficiale un percorso molto utile a tutti e fruibile proprio da tutti. Spieghi pure.
“Si chiama “Clear Line”, si accede dalla home page del sito Uefa, tramite “running competitions”, “Refereeing” e poi ecco l’accesso. È una sorta di biblioteca per tutti e per capire quando è giusto o non è giusto che il Var intervenga o sia intervenuto. È una cosa unica e ci è venuto in mente proprio per il fatto che molti si fanno domande sulla liceità o meno dell’intervento-Var. Ecco, lì c’è tutto: casistiche, video, dai falli di mano ai rigori, dai cartellini rossi allo scambio di persona, otto anni di evidenze con immediatezza anche visiva. Possono accedervi tutti: fornirà un punto di riferimento centrale per giocatori, allenatori, commentatori e tifosi, contribuendo a spiegare; è stato progettato per fornire indicazioni chiare e precise agli ufficiali di gara in tutto il calcio europeo, contribuendo a garantire una maggiore coerenza nel processo decisionale tra le diverse competizioni e un approccio più standardizzato all’utilizzo del Var a beneficio del gioco”.
Non c’è nulla da fare: il Var fa e forse farà sempre discutere.
“Non mi rende felice l’utilizzo eccessivo del Var: in questi ultimi tempi sta succedendo. L’ho visto nascere e vorrei che si tornasse all’utilizzo mirato di una volta: oggi, invece, succede che si vadano a cercare cose microscopiche. E non va bene. Se un episodio è macro, beh, lì ci deve essere l’arbitro. Serve tornare all’origine dell’intervento del Var. E servono arbitri più precisi, forti e coraggiosi per utilizzarlo meno. Sia chiaro: abbiamo “Vmo” di livello altissimo in Europa. Altissimo. Ma bisogna intervenire in situazioni chiare ed evidenti, non microscopiche”.
A volte c’è paura di sbagliare?
“Vedere che gli arbitri aspettano il Var, beh, non va bene. I direttori di gara devono essere decisionisti e non… attendisti della sala Var”.
Qualcuno è anche arrivato a pensare – paradossalmente parlando – che ad arbitrare è il Var.
“Questo no, figuriamoci. La centralità dell’arbitro è sacra. L’arbitro dev’essere centrale, coraggioso, deve decidere, vedere bene. Ripeto: il Var non arbitra o riarbitra la partita, il Var è un supporto. È football, non playstation”.
Curiosità: il Football video support come in Serie C verrà preso in considerazione?
“Nelle competizioni Uefa no, non lo adotteremo”.
Il Var sui secondi gialli (da togliere in caso di errore evidente e non per assegnarlo) è una bella introduzione visti diversi errori in giro per l’Europa.
“Assolutamente sì, molto utile. Quest’anno si sono viste situazioni, anche in Italia (Inter-Juventus) o in Olympiacos-Barcellona e Burnley-Nottingham Forest, con errori di secondo giallo non più ammissibili. Il primo giallo può capitare, sia chiaro, è una decisione di chi è in campo: ma il secondo è espulsione e quindi è inutile che dica che può interferire sulla partita in maniera netta”.
Ma il Var può però intervenire in due casi di primo giallo.
“Se intervenisse sempre sui primi gialli sarebbe la fine: lì c’è la decisione da campo, sbagliata o giusta sia chiaro. Allora: per il primo giallo succede in caso di “scambio di persona”: se viene ravvisato, per esempio, uno “step on foot” sanzionato e non reale, dato da un altro giocatore rispetto a quello sul quale l’arbitro si è indirizzato, si toglie. Oppure in area di rigore per la simulazione”.
Ecco un altro punto-cardine dell’arbitraggio: combattere le decine di simulazioni.
“Spesso ho visto esagerazioni. E certamente non va bene. Come le dicevo il Var può intervenire in casi dentro l’area di rigore ma stiamo studiando, ragionando tutti su come “debellare” questo brutto costume. A volte si tende ad esagerare…”.
Cambiamo scenario sul quale si è discusso molto: la mano davanti alla bocca. Al mondiale ci sono state due espulsioni, in ambito Uefa non ci sarà il rosso diretto, giusto?
“Esatto. Non ci sarà il rosso automatico. Niente espulsione. Se sarà “almeno” giallo? Dipende, sarà a discrezione dell’arbitro. Se il direttore di gara carpisce un fare provocatorio o anche di portata maggiore, beh, allora l’ammonizione può scattare sì”.
Dai cinque secondi conteggiati palesemente per il portiere che ritarda il calcio di rinvio (pena: calcio d’angolo per gli avversari), ai 10” per le sostituzioni, al Var che può intervenire ma in fretta sul calcio d’angolo assegnato in modo errato, i tempi per le sostituzioni: tutto porta al velocizzare, al non perdere tempo inutilmente.
“Il calcio è fatto anche di intensità, bisogna ridurre le lungaggini e questa è la linea da mantenere, salvo poi agire grazie al recupero”.
Centralità dell’arbitro, meno Var possibile e…?
“L’importanza dei capitani. Bisogna riconsiderare la figura dei capitani. Con rispetto reciproco fra loro e gli arbitri, questo è necessario. Va spiegato tutto ma senza che si creino i capannelli e i raduni di massa attorno all’arbitro a sbraitare o gesticolare. Siamo sempre lì: al rispetto delle parti. Vicendevole. È una delle basi del calcio”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA