La ciclista italiana ha ottenuto un ottimo terzo posto al Tour de France: “Mi interessava solo il podio. Nient’altro. Anno strano, in primavera ho perso un mese per una bronchite”
Giornalista
11 agosto – 09:00 – MILANO
Il momento di riavvolgere il nastro è adesso, appena prima di mettersi sul divano e dormire “magari non per una settimana come avevo detto, ma un paio di giorni sì…”. Elisa Longo Borghini ha realizzato di essere appena atterrata sull’ennesimo podio pesantissimo della carriera, il terzo posto nel Tour de France Femmes, vinto domenica a Nizza da Demi Vollering. Ma la nostra bandiera — sette volte tricolore in linea, altrettante a cronometro — non ne vuole sapere di fermarsi:
“Al Tour tornerò per vincere, l’anno prossimo. Ma ora testa al Mondiale, dove Demi sarà sempre la donna da battere. Sabato 26 settembre, a Montreal, voglio farmi trovare pronta”.
Elisa, scegliamo insieme un aggettivo per definirla: eterna, infinita o…
“Non sono brava in questo, è più un compito che spetta a voi giornalisti. Se ci penso, però, dico orgogliosa. C’è tanto orgoglio in questo podio al Tour, che non avevo mai raggiunto. La sensazione dell’ultima giornata è stata notevole. Adrenalinica”.
A che cosa si riferisce?
“Al fatto che ero partita da quarta in classifica, ma volevo e dovevo giocarmi il tutto per tutto. Mi interessava solo il podio. Nient’altro. All-in”.
Diceva dell’orgoglio. Perché?
“Questo, finora, è stato un anno un po’ strano per me. In primavera, per una bronchite, ho perso un mese. E ho passato davvero tanto tempo ad inseguire. Come al Giro Women, che è andato bene, con il quarto posto finale e un successo di tappa, ma non benissimo. Pure in questo Tour ho rincorso tanto, però a un certo punto i pezzi del puzzle hanno cominciato a incastrarsi meglio”.
A caldo, domenica, ha raccontato di notti insonni durante la gara. Conferma?
“Sì, sì. Mi svegliavo e pensavo a questo, a quell’altro, ai dettagli, a ciò che non era andato, al fatto che all’indomani le cose sarebbero potute finire peggio. A ritirarmi dal Tour e dal ciclismo, addirittura. Ma ovviamente la si può considerare un’iperbole, questa. Penso capiti a tutti di fare ogni tanto, di notte, qualche pensiero strano. È stato bello, poi, vedere la mia reazione”.
Alla vigilia, se n’era uscita così: «Non me ne frega niente del Ventoux. Vada come vada».
“Un modo per essere più “leggera”. Ha pagato”.
Diceva che desidera tornare al Tour per vincere nel 2027: ma è realistico, considerando che le sue rivali principali sono più giovani e questa volta Vollering e Niewiadoma sono state superiori?
“Sì, perché considerando i problemi e gli intoppi che ho avuto… Non credo che la differenza sia così ampia”.
L’abbraccio con il suo storico coach Paolo Slongo sotto il podio del Tour: che cosa vi siete detti?
“Gli ho ricordato quanto sia fortunato ad allenarmi… No, sto scherzando. Con Paolo ci prendiamo sempre qualche giorno di stacco, prima di analizzare tutto ciò che è accaduto. Funziona, e non cambieremo”.
Ha criticato molto alcuni commenti social, ha avuto uno sfogo con un giornalista. Le perplessità sulla tattica della squadra non le hanno fatto piacere?
“Io, Blasi, Wlodarczyk: la si poteva considerare una leadership condivisa. Ma, in generale, non apprezzo la continua ricerca della polemica solo per fare notizia. Quanto ai social, vanno usati con molto giudizio. Pensando prima se ciò che si scrive non possa ferire chi leggerà quelle parole”.
Per quanto tempo la vedremo ancora in gruppo? Si è data un obiettivo in tal senso?
“Ho notato che questa domanda ogni tanto inizia a girare…Però, non ci sto proprio pensando. Tantomeno dopo un terzo posto al Tour”.
Ma si immagina anche in un ruolo diverso da quello della capitana?
“Sinceramente, no. L’obiettivo è quello di lasciare quando sarò ancora al top. Spero il più tardi possibile, visto quanto il ciclismo continua a piacermi”.
Ha vinto 2 volte il Giro Women, grandi classiche come Fiandre e Roubaix, ma mai un oro con la Nazionale. È per quello che volerà in Canada, e poi sarà in Slovenia per l’Europeo?
“Sì, e con convinzione. Alla Nazionale sono legate belle prestazioni, pur se non concluse con una medaglia d’oro. Per adesso. Ma anche occasioni in cui è andato tutto storto, come all’Olimpiade di Parigi due anni fa”.
Ricordiamo la sua enorme tristezza di quel giorno a fine gara: più per aver deluso se stessa, o le aspettative dei tifosi e delle persone più care?
“Tutte e due. Pretendo sempre molto, e una delle ragioni principali per cui corro è trasmettere delle belle emozioni. Quando non ci riesco, mi dispiace nel profondo”.
Nadia Battocletti, impegnata in questi giorni agli Europei di atletica, resta una ispirazione?
“Lo è da diverso tempo. La ammiro non solo per i grandi risultati, ma per la persona che è e lo stile che ha”.
Chiudiamo con una sua opinione sulle polemiche che ci sono state al Tour sui controlli per i reggiseni imbottiti o gonfiati, a caccia di vantaggi aerodinamici: che cosa ne pensa?
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“Mi permetta una battuta. Io sono “piatta” come un’asse da stiro. E dunque a me, per questo, in pratica i controlli non li hanno proprio fatti…”.
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