Rita Rusic, un quadro da 20 milioni e una battaglia legale con l’ex marito Vittorio Cecchi Gori e l’avvocato Giovanni Nappi. Parliamo del Wine of Babylon, celebre opera di Jean-Michel Basquiat acquistata a New York nel 1998 per 330mila dollari e oggi valutata tra i 18 e i 20 milioni di euro. L’ex marito di Rusic, Vittorio Cecchi Gori, l’avrebbe ceduto all’avvocato Nappi come compensazione per parcelle professionali di valore milionario. Ma Rusic ci tiene a spiegare che quel quadro è suo.
«A seguito delle notizie riportate da alcune testate giornalistiche, vorrei precisare che l’avvocato Giovanni Nappi non è il proprietario del dipinto di Jean-Michel Basquiat», ha detto all’agenzia LaPresse.
La cessione da Cecchi Gori all’avvocato sarebbe avvenuta nel 2010. Secondo Rusic, però, una recente pronuncia del Tribunale di Roma escluderebbe proprio il presupposto di quella cessione.
«Il Tribunale di Roma, con sentenza del 19 dicembre 2024, ha rigettato, con ingente condanna alle spese – 210.000 euro -, l’azione di rivendica del quadro da parte dell’avvocato Nappi e ha precisato che Vittorio Cecchi Gori non è mai stato proprietario del dipinto. Di conseguenza, non può averne ceduto la titolarità all’avvocato Nappi, che, difatti, non ne è il proprietario», ribadisce Rusic.
«Tale sentenza è l’ultima intercorsa tra le parti direttamente interessate e tiene conto di tutte le decisioni pregresse, sia negli Stati Uniti, dove la società riconducibile all’avvocato Nappi ha perso tutti i gradi di giudizio, sia in Italia. Ed è l’unica giurisdizione cui fare riferimento in tema di titolarità di un bene».
Il quadro comprato a New York, Rusic: ho la fattura
Rusic rivendica quindi di aver acquistato personalmente l’opera durante un soggiorno a New York insieme ai figli, sottolineando di essere in possesso della documentazione relativa all’acquisto e alla successiva spedizione del dipinto nella capitale.
«Il quadro è stato da me scelto e acquistato durante un mio viaggio a New York con i bambini.
La fattura, infatti, è firmata da me e il quadro mi è stato spedito a casa, a Roma», sottolinea la produttrice cinematografica.
La donna richiama anche una precedente decisione del Tribunale di Roma risalente al 2006, quando sarebbe stata dichiarata inammissibile la richiesta di restituzione dell’opera avanzata da Cecchi Gori nei suoi confronti.
«Già nel 2006, il Tribunale di Roma aveva giudicato inammissibile la domanda di restituzione dell’opera d’arte avanzata da Vittorio Cecchi Gori nei miei confronti».
Il quadro scomparso e ritrovato
Un altro punto contestato da Rusic riguarda la notizia secondo cui il Basquiat sarebbe stato ritrovato e già rivenduto in Asia. La produttrice afferma di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito, anche alla luce del procedimento penale che, riferisce, la vede coinvolta.
«Rusic contesta che il quadro sia stato ritrovato, in quanto, “se fosse vero, ne avrei dovuto avere comunicazione diretta da parte dell’organo inquirente, in quanto nei miei confronti pende un procedimento penale”».
Infine, Rusic fa il punto sulle numerose iniziative giudiziarie che, a suo dire, sarebbero state promosse negli anni nei suoi confronti, ribadendo la propria posizione sulla proprietà dell’opera.
«Ad oggi, tutte le istanze giuridiche direttamente promosse dall’avvocato Nappi o da Cecchi Gori nei miei confronti sono state rigettate, con condanna alle spese dei medesimi. Sono 27 anni che, in silenzio, subisco qualunque tipo di azione legale, rispondendo solo con le carte nelle sedi competenti. Ho sempre sostenuto di essere l’unica e indiscussa proprietaria del capolavoro di Basquiat. Se non fossi stata una donna che si è separata, come precisato dal Tribunale di Roma, per colpa del coniuge per violenza, non avrei subito tutto questo», sottolinea.
Ultimo aggiornamento: martedì 11 agosto 2026, 13:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA