C’è stato un tempo in cui le stagioni delle serie tv duravano minimo 24 episodi, una quantità che oggi risulta incredibile per un’epoca costellata di show da 6, massimo 8 puntate che puntano a coprire lassi di tempo importanti o snodi di sceneggiatura a volte complicatissimi in poco screentime. Sia le grandi produzioni internazionali che quelle italiane hanno provato, nell’ultimo ventennio, a tenere in equilibrio due fattori altrettanto importanti, i budget e l’interesse del pubblico, che delle proprie serie preferite non ne ha mai abbastanza e non si accontenta più delle limited series o di capitoli che vanno in onda a distanza di due, anche tre anni da quello precedente.

La tendenza, in quest’ultimo periodo, spinge verso un compromesso tra ciò che gli spettatori desiderano e la qualità delle sceneggiature (che non dovrebbero, almeno dal punto di vista degli esigentissimi spettatori, patire il peso di lungaggini o di trame troppo diluite) e il risultato è che si è tornati a parlare di lunga serialità, ovvero di produzioni che non si esauriscono in un dato arco di tempo dopo la messa in onda di una manciata di episodi ma che puntano a diventare un pilastro delle programmazioni. I pesi e le misure di questo dibattito cambiano a seconda che si parli di progetti per le piattaforme e per la tv generalista: l’Italia, in questo senso, è patria di due esempi fulgidissimi di questa tendenza, ovvero un Un Posto al Sole e Il Paradiso delle Signore. Sulla scia del loro successo, la Rai sta costruendo un terzo progetto, un drama da 24 episodi da mandare in onda in prima serata e poi da tramutare in contenuto quotidiano, sulla scia dei suoi fortunatissimi predecessori.

Un nuovo longseller firmato Rai (come Un posto al sole e Il paradiso delle signore): anticipazioni

Come già anticipato da Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, in un’intervista su La Stampa, l’azienda sta sviluppando un progetto di genere soap, ambientata ai giorni nostri (dunque avrà una collocazione temporale diversa dal Paradiso delle Signore, che racconta le vite, gli amori e i dolori di un gruppo di persone che lavorano in un grande centro commerciale milanese negli anni Sessanta) e in una città diversa da Napoli (location, questa, di Un posto al sole). Stando alle indiscrezioni di Davide Maggio, la regione scelta come sfondo di questo progetto sarebbe la Toscana: l’idea è quella di fidelizzare il pubblico con 24 episodi da mandare in onda in prima serata a partire dal 2027 e poi di convertire il titolo in un contenuto quotidiano, sulla falsariga di quanto accaduto al Paradiso, nato come serie tv da prime time che poi, vittima di ascolti non soddisfacenti, si è tramutato più per necessità che per strategia in una soap pomeridiana.

Non è ancora chiaro quale sarà la trama – ora in via di sviluppo – e chi saranno i protagonisti di questo nuovo drama, ma l’intenzione della Rai sembra essere quella di puntare su progetti corposi, almeno in termini di puntate, per soddisfare la sete di un pubblico generalista che continua ad appassionarsi a narrazioni molto lunghe, pur non disdegnando le grandi produzioni internazionali, sempre più cinematografiche e articolate.

La parabola fortunatissima de Il Paradiso delle Signore

La Rai non ha torto, la scommessa, nel caso de Il Paradiso delle signore, è stata vinta: la soap non a caso si appresta a tornare in onda con la sua undicesima stagione. La formula longseller, con capitoli densi di puntate che vengono trasmessi a distanza molto ravvicinata tra loro, per la soap di Rai 1 è stata una vera e propria ancora di salvezza: gli ascolti record e l’affetto del pubblico raccontano che, a differenza di quanto si pensi, c’è ancora largo spazio sulla tv generalista per progetti che sfruttano intrecci forse non particolarmente originali ma sempre avvincenti. Per non parlare di Un posto al sole: sono 30 anni che macina successi su Rai 3 in una fascia oraria che negli anni ha guadagnato avversari temibilissimi e che pure non ha insidiato l’affetto e la stabilità di un titolo che il pubblico segue con passione dal 1996.

Mediaset non ha corrispettivi simili sulle sue reti: dopo Vivere e CentoVetrine, soap di grande successo nei primi anni Duemila in onda su Canale 5, ha abbandonato le produzioni di lungo respiro, investendo molto su quelle made in Turchia (e distribuendo gli episodi quotidianamente, spesso smembrando le stagioni e le stesse puntate per farle durare di più). Beautiful, ovviamente, rimane un pilastro del pomeriggio di Canale 5, anche se non si tratta di una produzione italiana, di un’eccellenza nata e fiorita in patria come sono Upas e Il Paradiso delle Signore. La Rai vuole dunque mantenere questo primato e lanciare un nuovo progetto di ampio respiro per la sua prima rete, perché ha capito che una certa frangia di spettatori si è stufata di cliffhanger e plot twist che bloccano il racconto sul più bello e che c’è qualcosa di rassicurante nell’accendere la tv ogni giorno alla stessa ora e ritrovare sempre le stesse facce, le stesse trame e gli stessi snodi.

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