di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Accordo con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per mobilitare oltre 500 miliardi per finanziare la corsa all’AI. Nvidia garantirebbe fino a 125 miliardi
Nvidia ha cominciato costruendo chip. Adesso vuole contribuire a finanziare anche le infrastrutture nelle quali quei chip saranno installati. È questo il senso della maxi-alleanza annunciata dal gruppo di Jensen Huang con sei colossi della finanza mondiale (Apollo Global Management, BlackRock, Blackstone, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR) con l’obiettivo di mobilitare nel tempo oltre 500 miliardi di dollari di capitali di terzi per sostenere la costruzione delle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale.
Una cifra enorme, che richiede però una precisazione. Non si tratta di un fondo da 500 miliardi già costituito, né di denaro destinato direttamente a Nvidia. Per ora sono stati firmati memorandum d’intesa e non sono stati comunicati né gli impegni finanziari dei singoli partner né i tempi nei quali il capitale sarà mobilitato. I sei gruppi dovranno collaborare con Nvidia alla creazione di piattaforme finanziarie indipendenti e pool dedicati di capitale attraverso i quali offrire finanziamenti su larga scala e a condizioni competitive ai clienti dell’ecosistema Nvidia: dai grandi laboratori che sviluppano i modelli di frontiera alle imprese e ai cloud provider.
Come funzionerà il meccanismo
Il meccanismo, semplificando, funziona così: i grandi gruppi finanziari creeranno pool alimentati da capitali di terzi e destinati a finanziare chi costruisce o utilizza le «fabbriche dell’AI», dai data center ai cloud provider fino ai grandi laboratori di intelligenza artificiale. Nvidia fornirà la tecnologia attorno alla quale vengono costruite queste infrastrutture e potrà anche assumersi una parte del rischio delle operazioni. I clienti potranno così accedere ai capitali necessari per costruire i data center e acquistare la capacità di calcolo, mentre per i grandi investitori istituzionali si aprirà una nuova categoria di investimenti di lungo periodo legati all’utilizzo delle infrastrutture AI. La struttura precisa dei singoli finanziamenti deve però ancora essere definita.
Huang: «Ora creiamo le fabbriche di AI»
Nvidia, infatti, non resterà necessariamente soltanto alla finestra. Jensen Huang ha spiegato che la società avrà la possibilità di fornire garanzie fino a 125 miliardi di dollari, equivalenti al 25% delle potenziali operazioni. Un elemento che rende ancora più evidente il salto di ruolo del gruppo: non più soltanto fornitore della tecnologia sulla quale gira gran parte dell’intelligenza artificiale, ma anche uno dei soggetti che contribuiscono a rendere finanziabile la costruzione delle infrastrutture necessarie a utilizzarla.
«Abbiamo iniziato costruendo chip; oggi stiamo contribuendo a creare una nuova categoria di infrastrutture produttive e investibili: le fabbriche di AI», ha spiegato Huang annunciando l’operazione. L’idea è trasformare la capacità di calcolo in una vera e propria classe di investimento capace di attrarre i capitali di fondi, assicurazioni e investitori istituzionali. Nvidia sostiene che le sue infrastrutture di calcolo possano prestarsi a questo modello perché utilizzabili da clienti e operatori diversi e perché il software Cuda ne prolunga nel tempo la vita economica.
Il nodo dei grandi datacenter
Il punto è che il vero limite alla corsa all’intelligenza artificiale non è più soltanto la disponibilità dei semiconduttori più avanzati. Per far funzionare milioni di processori servono data center giganteschi, reti e centrali elettriche per alimentarli e soprattutto quantità di capitale difficilmente sostenibili con le sole risorse delle aziende tecnologiche.
Secondo Morgan Stanley, tra il 2025 e il 2028 la costruzione dei data center a livello globale richiederà circa 2.900 miliardi di dollari. Di questi, 1.400 miliardi potrebbero essere coperti dai flussi di cassa degli hyperscaler, mentre circa 800 miliardi rappresenterebbero un’opportunità per il private credit e altre forme di finanziamento attraverso asset e joint venture. Altri 200 miliardi dovrebbero arrivare dal debito societario, 150 miliardi dal credito cartolarizzato e circa 350 miliardi prevalentemente da private equity, venture capital e fondi sovrani.
Obiettivo: rendere più facile finanziare i data center
È dentro questa gigantesca domanda di capitale che va letta la mossa di Nvidia. Rendere più facile il finanziamento di un data center significa infatti consentire ai suoi proprietari di acquistare la potenza di calcolo necessaria per riempirlo. E gran parte di quella potenza di calcolo continua a essere fornita proprio da Nvidia. Non a caso la società dice esplicitamente che le nuove piattaforme dovranno sostenere la crescita del proprio ecosistema sia attraverso le vendite di hardware sia attraverso l’adozione del software.
Le dimensioni raggiunte dal gruppo aiutano a comprendere la portata dell’operazione. Nell’esercizio fiscale terminato il 25 gennaio 2026 Nvidia ha registrato 215,9 miliardi di dollari di ricavi, il 65% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, 193,7 miliardi sono arrivati dal business dei data center, cresciuto del 68% in dodici mesi.
Il «circular financing»
Ma proprio la crescente sovrapposizione tra chi produce i chip, chi costruisce i data center, chi sviluppa i modelli di intelligenza artificiale e chi finanzia l’intero sistema sta alimentando il dibattito sul cosiddetto «circular financing», il finanziamento circolare dell’AI. Il meccanismo è semplice: Nvidia investe nelle società che sviluppano l’intelligenza artificiale o contribuisce a rendere finanziabili le infrastrutture che queste utilizzano; quelle stesse società impiegano poi parte del capitale per acquistare direttamente o indirettamente sistemi basati sui processori Nvidia. Non significa che tutte queste operazioni siano finanziamenti circolari in senso stretto, ma aumenta l’interdipendenza tra il produttore di chip e i suoi clienti.
Il precedente più importante riguarda OpenAI. Nel settembre 2025 le due società hanno annunciato una partnership per installare almeno 10 gigawatt di sistemi Nvidia, equivalenti a milioni di Gpu, destinati alla nuova infrastruttura di OpenAI. Per sostenere il progetto Nvidia ha dichiarato l’intenzione di investire fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, progressivamente, man mano che la nuova capacità verrà installata. Il primo gigawatt dovrebbe entrare in funzione nella seconda metà del 2026.
Nvidia e OpenAI
E non è tutto. Secondo quanto rivelato a fine luglio dal Wall Street Journal, Nvidia è in trattative per fornire una garanzia finanziaria di circa 250 miliardi di dollari a OpenAI nell’ambito di un gigantesco progetto di data center nel sud dell’Ohio sviluppato dalla controllata energetica di SoftBank. La garanzia dovrebbe aiutare OpenAI ad affittare una capacità complessiva di 10 gigawatt. Il progetto, chip compresi, potrebbe superare i 500 miliardi di dollari di costo. Si tratta, è bene sottolinearlo, di trattative e non di un accordo concluso.
Il modello può funzionare come un potente acceleratore. Wall Street mette a disposizione il capitale, vengono costruiti i data center, le nuove infrastrutture acquistano sistemi di calcolo e la maggiore capacità disponibile permette alle società di AI di espandersi ulteriormente. Ma proprio questa interdipendenza pone una questione destinata ad accompagnare la crescita del settore: che cosa accadrebbe se i ricavi generati dall’intelligenza artificiale non crescessero abbastanza rapidamente da giustificare investimenti di queste dimensioni?
Il mercato, per il momento, ha accolto la notizia con prudenza. Lunedì 10 agosto il titolo Nvidia ha chiuso in calo del 2,9%, in una seduta negativa anche per il Nasdaq, che ha perso circa lo 0,3%. Il movimento di Nvidia non può quindi essere attribuito automaticamente all’annuncio dell’accordo.
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11 agosto 2026 ( modifica il 11 agosto 2026 | 15:42)
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