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Redazione Economia
Aperol Spritz supera lo Champagne per consumazioni globali. Il cocktail italiano è cresciuto del 17% l’anno in vent’anni e oggi vale il 26% dei ricavi di Campari
Il sorpasso è di quelli che raccontano più di una semplice tendenza del beverage: nel mondo si bevono ormai più Aperol Spritz che flûte di Champagne. Secondo i dati di Campari Group, le consumazioni del cocktail italiano hanno raggiunto 1,5 miliardi, contro gli 1,35 miliardi di bicchieri di Champagne. Un confronto che il Comité Champagne invita tuttavia a non considerare come un dato ufficiale. «Non disponiamo di una stima dei flûte – precisano – l’unico numero certo è che mettiamo sul mercato 265 milioni di bottiglie». Ma scomponendo possiamo assumere che 15cl per drink valgono 5 drinks per una bottiglia da 75cl, dunque appunto 266milioni di bottiglie, e quindi 1.3 miliardi di «serves». In appena vent’anni Aperol Spritz è passato da 60 milioni a 1,5 miliardi di consumazioni annue nel mondo. «Di queste – spiega Gabriele Ornaghi, managing director di Campari Group al Sole 24 Ore – 395 milioni avvengono in Italia».
I mercati esteri
È la storia di un prodotto che da aperitivo regionale è diventato uno dei simboli globali dell’italianità. Un successo costruito da Campari dopo l’acquisizione di Aperol nel 2003. Il bitter, nato nel 1911, è stato rilanciato puntando non tanto sul prodotto in sé quanto sul rito dello Spritz. La ricetta ha radici nel Veneto di fine Ottocento. I soldati austriaci di stanza nel Nord Est trovavano il vino locale troppo alcolico e chiedevano di diluirlo con l’acqua. Da qui sarebbe derivato il termine Spritz, dal tedesco spritzen, cioè spruzzare. Nel Novecento l’usanza si è consolidata soprattutto nelle province di Venezia, Padova, Treviso e Rovigo. La combinazione con Aperol si afferma negli anni Sessanta, insieme alla progressiva diffusione del Prosecco. Campari ha poi trasformato quella consuetudine locale in un prodotto internazionale, intervenendo anche sulla sua immagine: dal bicchiere semplice da osteria al calice da vino bianco, con ghiaccio e fetta d’arancia. Una bevanda dalla gradazione relativamente bassa, circa 8 gradi, più costosa di una birra ma meno impegnativa, anche economicamente, di un cocktail.
Dopo la pandemia
«Abbiamo iniziato portando lo Spritz fuori dal Veneto per diffonderlo nel resto d’Italia – racconta Ornaghi –. Poi siamo passati ai mercati internazionali». La prima tappa è stata tra il 2008 e il 2014 in Austria e Germania, dove il drink era già conosciuto grazie ai turisti che lo avevano scoperto durante le vacanze in Italia. Poi è arrivato il resto dell’Europa, con il Regno Unito, e nel 2017-2018 Canada e Stati Uniti. La pandemia ha dato un’ulteriore spinta. Con la ripresa della socialità, lo Spritz è diventato uno dei protagonisti della ripartenza. «Negli ultimi vent’anni Aperol ha registrato a livello globale una crescita media Cagr del 17% l’anno», sottolinea Ornaghi.
La spinta arriva soprattutto dall’estero. Nel 2025 Aperol è cresciuto dell’1% in Italia e dell’8% sui mercati internazionali. Il trend è proseguito nella prima metà del 2026, quando il fatturato di Campari Group è salito del 2,7%, a 1,51 miliardi. In Italia la crescita è stata dell’1,4%, in Francia dello 0,9%, nel Regno Unito del 4,3% e in Germania del 2,7%. Il Nord America ha segnato un altro +2,7%.
La formula italiana dell’aperitivo
Ma è soprattutto il valore simbolico ad aver trasformato Aperol Spritz in un prodotto globale. La ricetta «3-2-1» — tre parti di Prosecco, due di Aperol e una di soda o acqua tonica — è diventata una sorta di formula universale del rito italiano dell’aperitivo. «Sono stato di recente al concerto di Bruno Mars – racconta Ornaghi – e dal palco ha mostrato tre simboli dell’Italia: una sciarpa tricolore, una Vespa e Aperol Spritz». Anche durante le ultime Olimpiadi, ricorda, la Cbs americana lo ha indicato come simbolo dell’arte italiana di godersi la vita.
Il tramonto nel bicchiere
È qui che il prodotto ha superato i confini del bicchiere. «Con lo Spritz abbiamo portato nel mondo il rito italiano dell’aperitivo – dice Ornaghi –. Gli inglesi avevano l’after work, la pinta di birra alla fine della giornata lavorativa. In molti lo hanno sostituito con il nostro aperitivo, che è qualcosa di più: richiama la convivialità, segna la fine della giornata di lavoro ma anche l’inizio della serata». Anche il concetto originario del «tramonto nel bicchiere», a sunset in a glass, è ormai superato. «Gli stranieri oggi pasteggiano con Aperol Spritz – continua Ornaghi – e a Venezia non è raro trovarlo sui tavolini già alle 11 del mattino».
11 agosto 2026 ( modifica il 11 agosto 2026 | 16:25)
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