di
Antonella Baccaro

Nella relazione interna anche violazioni della riservatezza

Le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, che ieri ha chiesto di fatto la defenestrazione di Sigfrido Ranucci da conduttore di Report, sono l’ennesimo granello che s’infila nel già complicato ingranaggio del Comitato etico della Rai. Voci non confermate darebbero la relazione finale in arrivo, a cavallo di Ferragosto o forse già oggi visto che il comitato si sarebbe riunito ieri. E il verdetto per il giornalista già pronto: sospensione. Il che, secondo voci, potrebbe voler dire che il programma a novembre verrebbe messo in onda senza conduttore, come un insieme di servizi, peraltro tutti già in lavorazione. 

Sarebbe questa una soluzione di compromesso, che darebbe all’azienda il tempo di scegliere un sostituto per la stagione successiva, mentre Ranucci raggiungerebbe i requisiti della pensione. Un’altra ipotesi sarebbe la conduzione doppia: l’idea dei «due consoli» servirebbe a moderare i protagonismi e a non scontentare nessuno, visto che la redazione di Report viene già descritta in piena ebollizione.



















































Ma le parole dure di Salvini — osservava qualcuno ieri ai piani alti della Rai — potrebbero influire su modi e tempi della pronuncia del Comitato etico. Semmai la Rai avesse infatti già deciso di sollevare Ranucci dal suo incarico, facendolo adesso, rischierebbe di apparire prona ai desiderata del governo. Ben lo sa Ranucci, che infatti sui social ha prontamente rilanciato le parole di Salvini, scatenando la pletora di dichiarazioni a proprio sostegno, tra le quali sono tornate quelle di Pd e Avs, finora abbastanza silenti.

D’altra parte non vi è dubbio che le conclusioni della Procura sul rapporto tra Ranucci e quello che ritiene il mandante del suo attentato, Valter Lavitola, hanno escluso un ruolo del giornalista nella vicenda, tratteggiando la figura di una vittima. Tuttavia le ricorrenti affermazioni della magistratura circa la «manipolabilità» del conduttore, descritto quasi alla mercé del faccendiere, potrebbero essere materiale per il Comitato etico, anche se nelle carte della Procura non v’è traccia di ingerenze di Lavitola nell’attività di Report. Al titolare di una trasmissione d’inchiesta — potrebbe essere l’addebito — non deve mancare la lucidità necessaria per non cadere nelle trappole di faccendieri.

L’altro capitolo della relazione che il Comitato ha potuto aggiornare, dopo l’arresto di Lavitola, è quello della riservatezza del materiale aziendale. Il riferimento è alla lettera inviata a Ranucci dal direttore degli Approfondimenti, Paolo Corsini, per richiamarlo a un maggiore equilibrio, una missiva girata a Lavitola, così come una circolare organizzativa dell’ad Giampaolo Rossi. Materiale riservato su cui il Comitato dovrà interrogarsi, anche se fonti sindacali fanno osservare che Corsini, a propria volta, non essendo direttore di testata, non avrebbe potuto intervenire nel merito delle scelte di Ranucci.

Sullo sfondo restano poi i messaggi ricevuti da un anonimo personaggio che annunciava a Ranucci la sua sostituzione a settembre 2025 con il conduttore Federico Ruffo, in quanto gradito alla destra. Messaggi girati a Lavitola senza una presa di distanza dagli epiteti poco felici rivolti al collega. Ruffo, conduttore di Mi manda RaiTre, pare sia un programmista-regista della Rai e in causa con l’azienda: inquadramento che non fa di lui esattamente un privilegiato.

A questo punto bisognerà vedere se questi elementi nuovi, insieme a quelli già emersi, possano davvero configurare l’ipotesi di una carenza di requisiti per la conduzione di Report da parte di Ranucci. Il Comitato potrebbe viceversa voler attendere gli sviluppi della vicenda, come l’interrogatorio odierno di Lavitola, da cui ci si può aspettare di tutto. Anche che rovesci la tesi della Procura, ritirando in ballo il giornalista.


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11 agosto 2026