Sono stati investiti a Lanzo Torinese. Presi di mira da un 73enne che alla fine ha ammesso di aver fatto una follia e ha chiesto scusa. Eppure, il gruppo di ciclisti sui social è stato travolto dell’odio. Commenti del tipo: «Fate la multa ai ciclisti che viaggiano a due e a tre affiancati e oltre. Sono un pericolo per chi li sorpassa e per chi arriva in senso opposto. Anche le oche riescono ad andare in fila indiana». Un altro: «Il signore in auto ha palesemente sbagliato, ma forse e la volta buona che i ciclisti iniziano ad usare le piste ciclabili, è diventato impossibile guidare». Ancora: «Il colpevole è ovviamente l’automobilista! Ma mi è capitato molto spesso in strade di montagna di avere biciclette affiancate anche in tre senza nessun rispetto della sicurezza delle auto! E anche a me è capitato di essere stato insultato da loro per averglielo fatto notare».
il caso
L’investitore dei ciclisti nel Torinese: “Non ero in me”. Il precedente dei pugni per un parcheggio
09 Agosto 2026
Il folle gesto
Erano appena partiti sabato mattina, quando Giuseppe Campagna,73enne al volante di una Polo nera, li ha travolti in via Loreto, lungo la Provinciale 22. Pedalavano chiacchierando in fila, a coppie, quando l’automobilista, arrivato alle loro spalle, gli ha suonato il clacson. «Abbiamo alzato un braccio per fargli segno di passare, non c’è stato un diverbio», ha raccontato uno sportivo del gruppo. «Mi hanno detto parolacce e ho perso la testa» è la versione di Campagna.
La testimonianza choc del ciclista investito: “È tornato indietro con l’auto e ci ha travolti”

L’uomo sulla Polo ne travolge uno e va via. Ma poi torna indietro e investe il resto del gruppo. Il bilancio finale è di quattro feriti: due trasportati al Giovanni Bosco, dimessi solo domenica; altri due al Cto, ancora ricoverati. Tra questi ultimi c’è Sabatino Terracciano, che racconta la paura che ha vissuto al Tgr: «Mi sono spaventato molto quando ero per terra e ho visto arrivare di nuovo l’auto che mi aveva trascinato via. Ho sentito il rumore di un motore ma non immaginavo che questa persona sgommasse e mi venisse addosso. Mi sento un miracolato perché non sono morto al primo impatto, quando ho battuto sul cofano e il casco ha spaccato il parabrezza, e neanche al secondo impatto, quando mi sono ribaltato per terra volando per venti metri. E non sono morto neanche quando poi questo è tornato indietro». Aggiunge: «Poteva essere solo un attimo, ma quell’attimo è passato quando ci ha messo sotto la prima volta. Poi è tornato indietro. Rallentare tre secondi quando si vede un ciclista non costa niente, il tempo si recupera dopo con calma e non si fa male a nessuno».
L’indagine
Mentre Terracciano parla dal letto di ospedale e le indagini dei carabinieri, coordinati dalla procura di Ivrea, vanno avanti, sui social corre l’odio. Tra i centinaia di commenti su Facebook o Instagram, sotto i post che raccontato l’accaduto, c’è chi scrive: «L’investitore deve pagare caro il suo atto criminale, su questo non si discute. Al contempo, servono sanzioni serie per quei ciclisti che viaggiano uno a fianco all’altro: se dovete chiacchierare, vi fermate al bar dopo la sgambata». Un altro utente: «I ciclisti che imparino l’educazione e viaggino in fila indiana».
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