di
Francesco Chiamulera
Da anni scienziati e climatologi mettono in guardia su quello che sta succedendo: «sono state registrate segnalazioni relative alla loro diffusione a un’altitudine di 1.799 metri. Fino a qualche anno fa si spingevano al massimo a 1.200, 1.300»
Climaticamente, ricorderemo l’estate del 2026 come la stagione degli indizi che infine fecero la prova. Non per gli scienziati, che ci avvertono da trent’anni, non per i climatologi, non per filosofi della scienza come Telmo Pievani che intervistato qualche anno fa su questo giornale ricordava: meglio non fare demagogia sull’aria condizionata e i suoi consumi energetici, è uno strumento salvavita di cui dotarsi, nella Pianura padana e non solo, per i prossimi anni se si vuole proteggere una fetta di popolazione, particolarmente la più anziana e fragile.
Boom sulle Dolomiti
No, loro già sapevano, ce l’hanno detto in tutti i modi. È l’estate degli indizi per il resto della popolazione, gli scettici, i dubbiosi, i negazionisti. E allora mettiamoli insieme, gli indizi, come in un giallo direttamente dalle Dolomiti, dove accorrono i veneti alla ricerca di un fresco ormai di sopravvivenza. Primo indizio. I laghi alpini prosciugati. È stato abbastanza inquietante, a inizio luglio, raggiungere il bellissimo lago di Pianozes, in Ampezzo, e trovarlo completamente asciutto. Il lago non c’era più. Fa abbastanza impressione, in queste settimane, vedere le spiagge del lago di Landro affollate di bagnanti, mai così larghe e lunghe e assolate, roba che neanche la riviera veneta.
La fauna che cambia
Secondo indizio: le zecche a 1800 metri. Riferisce l’Ansa del progetto “Monzec“, che sta raccogliendo dati sull’attività e la diffusione delle zecche a tutte le quote: sono state registrate segnalazioni relative alla loro diffusione a un’altitudine di 1.799 metri. Fino a qualche anno fa si spingevano al massimo a 1.200, 1.300. Terzo indizio: le limacce nel giardino di casa. A Cortina, a quota 1.250, da bambini ci si rotolava nel prato senza paura di schiacciare uno dei lumaconi senza guscio che oggi infestano i prati ampezzani. La fauna cambia intorno a noi, ogni anno un pochino di più, e fa spazio a nuovi alieni. Quarto indizio, che fa forse la prova madre: di estati calde, roventi, ne abbiamo avute sempre, di giorni in cui perfino in montagna alla sera si stava senza un golf sulle spalle ce ne sono sempre stati. Ma erano dei picchi. Delle eccezioni. Delle date da segnare sul calendario. E quando pioveva, sulle Dolomiti, rinfrescava bruscamente.
Il condizionatore
E invece, in questa estate 2026, assistiamo tra giugno e luglio e l’inizio di agosto a intere settimane di caldo. A temporali violenti che scaricano, non raffreddano, passano. E lasciano un’aria umida, pesante. L’assalto alle Alpi di cui parla Marco Albino Ferrari forse è solo un antipasto di quello che ci si può aspettare dai prossimi anni. Anche se, paradossalmente, l’estate 2027 dovesse essere diversa, è la linea di tendenza quella che conta. Forse iniziamo a capire. E a dotarci di condizionatore.
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11 agosto 2026 ( modifica il 11 agosto 2026 | 19:57)
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