Vibrio vulnificus, perché se ne parla tanto?
Prima la notizia arrivata dalla Louisiana, dove dall’inizio dell’anno sono stati segnalati nove casi e cinque decessi a causa di un batterio. Poi quella della rilevazione dello stesso microrganismo nello Stretto di Messina. E così il nome di Vibrio vulnificus ha cominciato a circolare anche in Italia, accompagnato dalla definizione (inquietante) di «batterio mangiacarne». Ma dietro l’ondata di interesse non c’è una nuova emergenza sanitaria.
Il Vibrio vulnificus è un batterio presente naturalmente negli ambienti marini e nelle acque salmastre. Può provocare un’infezione attraverso una ferita esposta ad acqua contaminata, ma esiste anche un’altra via di trasmissione che riguarda direttamente la tavola: il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, soprattutto di molluschi bivalvi come le ostriche.
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha analizzato in modo approfondito la presenza di Vibrio nei prodotti ittici commercializzati o destinati a essere commercializzati nell’Unione europea. Le infezioni sono relativamente rare, ma possono provocare setticemia e, nelle persone più vulnerabili, arrivare a essere fatali. L’esito dell’infezione dipende però non soltanto dalle caratteristiche del microrganismo, ma anche da quelle della persona che viene infettata.
Cosa c’entrano le ostriche
I molluschi bivalvi sono animali filtratori: filtrando grandi quantità d’acqua, possono concentrare al loro interno i microrganismi presenti nell’ambiente. Per questo il consumo di molluschi crudi o non sufficientemente cotti rappresenta una delle vie riconosciute di esposizione ai Vibrio.
La cottura è uno dei punti fondamentali: il problema è consumare prodotti contaminati crudi o non adeguatamente cotti. Per questo le ostriche crude rappresentano un alimento rilevante quando si parla di Vibrio. La cottura, invece, può ridurre o eliminare il batterio.
EFSA indica, tra le misure in grado di ridurre la presenza del Vibrio vulnificus nei prodotti ittici, diversi trattamenti, compresi alcuni trattamenti termici, il congelamento in determinate condizioni, i trattamenti ad alta pressione e l’irradiazione. Anche il mantenimento della catena del freddo ha un ruolo importante, perché impedisce la proliferazione dei batteri durante la conservazione e la distribuzione.
Perché il caldo favorisce il Vibrio
C’è poi un elemento che aiuta a capire perché il tema viene seguito con particolare attenzione anche in Europa: il clima. La temperatura è il principale fattore ambientale che influenza l’abbondanza del Vibrio vulnificus nelle acque. Anche la salinità ha un ruolo importante. In generale, questi batteri trovano condizioni favorevoli nelle acque temperate e calde, comprese quelle salmastre.
EFSA segnala che il riscaldamento delle acque costiere e gli eventi meteorologici estremi possono aumentare la presenza e i livelli di Vibrio vulnificus negli ambienti acquatici e, di conseguenza, nei prodotti ittici. Non significa però che il cambiamento climatico abbia trasformato il batterio in un’emergenza in Europa, ma piuttosto che l’aumento delle temperature marine può creare condizioni più favorevoli alla sua presenza in alcune aree e in determinati periodi dell’anno.