di
Alessandro Fulloni

Antonio Perrotta, 34enne, operaio e padre di 4 figli, è stato ucciso davanti alla discoteca «Il Castello» di Sangineto. I due fermati erano pronti alla fuga

Picchiato e ucciso fuori dalla discoteca. È una vicenda piena di ombre, la morte di Antonio Perrotta — 34 anni, una compagna e quattro figli — avvenuta sabato notte nel parcheggio della discoteca «Il Castello» a Sangineto, sulla costa tirrenica del Cosentino. Ombre su cui gli inquirenti sperano ora di fare luce grazie ai due fermi effettuati martedì. Si tratta di due fratelli lussemburghesi, uno del 2002 e l’altro del 2004. Quest’ultimo, tra l’altro, giocatore di rugby della nazionale del suo Paese.

Entrambi sono originari dei luoghi in cui è avvenuto il delitto. Che sarebbe avvenuto per questo motivo: i due stranieri erano entrati al Castello senza biglietto. Quando dalla sicurezza interna glielo hanno fatto notare, è scoppiato un bisticcio. Che si è concluso all’esterno. Stando ai primi accertamenti, Antonio non lavorava direttamente per il Castello, ma era comunque amico dei «buttafuori». Sarebbe stato coinvolto nella discussione successiva. Prendendo alcuni colpi che lo hanno portato alla morte. 

«Delicatissime» e rapide, le indagini.
I due lussemburghesi erano già pronti a lasciare l’Italia, dopo aver acquistato il biglietto aereo. Ma sono stati ammanettati prima della fuga.



















































L’atmosfera attorno all’accaduto è subito apparsa omertosa: nessuno sembrava aver visto nulla e, almeno fino ad ora, il grosso delle risposte sembra sia arrivato da quanto emerso dalle telecamere di sicurezza e dalle testimonianze raccolte direttamente dal procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi.

Tutto sarebbe avvenuto all’esterno del locale, un punto di ritrovo piuttosto affollato sul litorale. Anche se per giorni non ci sono stati indagati, gli inquirenti apparivano fiduciosi, il quadro di quanto accaduto sarebbe stato «chiaro» e sarebbe noto pure il motivo che avrebbe scatenato il pestaggio del 34enne da parte dei due – o forse più – che si sarebbero volatilizzati dopo l’aggressione.

Le condizioni dell’uomo sono apparse gravi già a chi lo ha soccorso nei primi istanti, lì su un marciapiede a poca distanza dal parcheggio del «Castello». All’ospedale di Cetraro, dove era stato trasportato inizialmente, i medici hanno disposto il trasferimento d’urgenza alla Rianimazione di Cosenza. Il quadro clinico è però precipitato rapidamente, portando alla morte di Perrotta nel giro di poche ore.

Cosa ci facesse il 34enne — operaio presso un’azienda privata a Fuscaldo, dove viveva — fuori dalla discoteca non è per ora noto. Come detto, forse era amico dei «buttafuori» del locale, forse lavorava per loro. È ancora da chiarire. All’associazione cosentina di volontariato «Giorgio La Pira», dove lo conoscevano, raccontano che «nelle ore notturne si dedicava all’attività di sicurezza privata». Un lavoro extra per «guadagnare qualcosa in più e contribuire alle necessità della sua famiglia».

Un’ipotesi però smentita, in un comunicato apparso sui social, dai titolari della discoteca per i quali Perrotta «non era appartenente al personale del locale». 

Gli stessi gestori hanno offerto la «massima collaborazione agli organi inquirenti mettendo a disposizione i filmati dei sistemi di sicurezza interni e perimetrali» dai quali «risulta che nessun episodio violento si sia verificato all’interno della discoteca né nel piazzale». Affermazioni al vaglio degli investigatori che hanno raccolto le versioni di chi si trovava al «Castello», dentro al locale e fuori.

Parla, infine, di «vita spezzata e sconfitta per tutti» il sindaco di Sangineto Michele Guardia. E il suo collega di Fuscaldo, Giacomo Middea, aggiunge: «Morte incomprensibile, inaccettabile».

11 agosto 2026 ( modifica il 11 agosto 2026 | 16:39)