di
Marco Bonarrigo
Fino agli Europei, la stagione di Marcell era stata perfetta: e ora?
BIRMINGHAM – I muscoli di un grande velocista sono un fascio di fili sottilissimi, a volte d’acciaio a volte di seta. Quelli di Jacobs hanno cominciato a spezzarsi tre minuti prima della gara, mentre Marcell aspettava la chiamata in pista dopo aver provato due volte la partenza senza dar segni di fastidio.
Una telecamera della regia ha intercettato una smorfia sul suo volto, una mano a sfiorarsi la coscia, il viso senza più traccia di serenità: Jacobs intuiva che la gara era persa, ha reagito fulmineo allo sparo ma l’illusione è durata trenta passi. Ai sessanta metri ha cominciato a rallentare, poi ha proseguito al passo e dopo il traguardo, senza un lamento o una smorfia, ha infilato mesto l’uscita dello stadio.
Fine degli Europei, fine della stagione, fine di chissà cosa altro. Epilogo drammatico, crudele ma soprattutto incoerente con una stagione di perfezione quasi lineare. Dopo quattro mesi di allenamenti con il ritrovato coach Paolo Camossi, Jacobs aveva debuttato il 20 maggio a Savona con due cento metri a distanza di un’ora: così così il primo, più che discreto il secondo, un 10”01 ventoso. Quello visto al Golden Gala di Roma quindici giorni dopo era già un altro Jacobs: 9”99 con una bava a favore e l’idea di poter lottare di nuovo spalla a spalla con Lyles e soci.
Ancora meglio il 28 giugno a Parigi: Marcell scendeva a 9”96, Lyles a portata di mano. Un Jacobs che non si vedeva dai tempi magici di Tokyo 2021 è riapparso nel gelo e nel diluvio di Eisenstadt, in Austria, il primo giorno di luglio. Prove di Europeo, due batterie a distanza ravvicinata, due traiettorie spinte da un vento da turbolenza in quota (9”84 e addirittura 9”67, terzo tempo al mondo di sempre) senza un battito di ciglia, senza un vibrare di muscolo: visivamente, biomeccanicamente il Jacobs più vicino a quello da manuale di efficienza motoria vista in Giappone.
Unico campanello d’allarme, il «lieve affaticamento muscolare» che l’8 luglio gli ha fatto saltare la tappa di Diamond a Montecarlo ma che non gli ha impedito di rientrare agli assoluti di Firenze 15 giorni fa, dominandoli senza sforzi. Una strada spianata verso la Gran Bretagna, almeno sulla carta, nell’organismo di uno sprinter di 32 anni da cui (Camossi dixit) bisogna scontare i quattro in cui Marcell si è esibito solo come saltatore in lungo.
Ma quello che succede all’interno di un muscolo costretto a spingere un corpo vicino ai 40 chilometri all’ora, quello che accade in ogni singola fibra non lo sa nessuno. Ieri sera, pochi minuti prima di un terzo titolo europeo che solo Borzov e Christie, nella coscia di Marcell si è spezzato improvvisamente un filo e il sogno è finito. «Ho provato il blocco in riscaldamento e ho avvertito un enorme fastidio all’adduttore» ha spiegato Jacobs: «Lo stesso che mi aveva fermato a Montecarlo».
12 agosto 2026
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