Dopo il sisma di magnitudo 7.4, i soccorritori continuano a scavare alla ricerca di superstiti. Riaperti alcuni aeroporti. Secondo una stima dell’Organizzazione nazionale indigena, più di 68.500 indigeni sono stati direttamente colpiti e l’emergenza ha interessato comunità nei dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca. Il presidente Abelardo De La Espriella ha decretato tre giorni di lutto nazionale. Tra le vittime Juan Alberto Barrios, ex giocatore della nazionale colombiana di basket
È salito a oltre 250 il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito la Colombia occidentale, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di superstiti. Poche ore dopo il salvataggio di una giovane ieri a Cali, un’altra donna, Daniela Largo, di 32 anni, è stata estratta viva nella notte dopo aver trascorso 36 ore sotto le macerie a Pereira, uno dei comuni più colpiti. Il sisma, di magnitudo 7.4, ha devastato soprattutto la Regione del Caffè, danneggiando o facendo crollare abitazioni, scuole, ospedali e altri edifici. Tra le vittime accertate c’è Juan Alberto Barrios, celebre ex giocatore della nazionale colombiana di pallacanestro tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80: sarebbe rimasto intrappolato sotto le macerie di un edificio crollato a Cali. Sempre a Cali, il crollo di alcuni piani di un ospedale ha intrappolato diversi pazienti, mentre circa 600 persone sono state assistite in strada. L’Onu stima circa 5.000 abitazioni danneggiate e decine di edifici crollati, con l’interruzione in diverse zone dei servizi di elettricità, acqua, comunicazioni e servizi sanitari. Il presidente Abelardo De La Espriella ha decretato tre giorni di lutto nazionale. Intanto, il vicepresidente José Manuel Restrepo ha confermato che sono 12 i Paesi – tra cui Stati Uniti, Svezia, Turchia, Messico, El Salvador e Brasile – ad aver annunciato l’invio di aiuti umanitari. Le risorse della cooperazione internazionale vanno ad aggiungersi agli oltre 1.300 milioni di dollari già destinati alle operazioni di ricostruzione.
In Colombia arrivano i “Topos”, celebri soccorritori messicani
Mentre proseguono le operazioni di soccorso, una brigata internazionale si sta preparando ad arrivare nelle zone più colpite dal sisma. Si tratta dei “Topos Azteca”, un gruppo di volontari messicani rinomato per la sua esperienza nelle operazioni complesse a seguito di forti terremoti. La squadra – creata nel 1985 in occasione del terremoto di Città del Messico – si era distinta per il suo eroismo anche a La Guaira, in Venezuela, dove ha lavorato per oltre 30 giorni alle operazioni di ricerca e soccorso seguite al doppio terremoto che ha colpito il Paese sudamericano il 24 giugno. I celebri “Topos” (Topi) messicani hanno annunciato tramite i loro profili social ufficiali di essere già in viaggio verso la città di Cali, capoluogo della Valle del Cauca.
Il terremoto ha colpito oltre 68mila indigeni
E secondo una prima stima diffusa dall’Organizzazione nazionale indigena della Colombia (Onic), più di 68.500 indigeni sono stati direttamente colpiti dal terremoto e l’emergenza ha interessato comunità nei dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca. La Onic ha rilevato danni a migliaia di abitazioni e segnalato il rischio di frane, in particolare nelle aree montuose di Risaralda, Caldas e Valle del Cauca. Secondo il rapporto, 46 comunità indigene hanno registrato un’intensità sismica di VI grado sulla scala Mercalli, con 2.581 abitazioni gravemente danneggiate e 5.954 persone direttamente colpite. La Onic chiede alle autorità una valutazione dei danni che tenga conto delle specificità delle comunità indigene, il censimento delle abitazioni rurali e il monitoraggio delle repliche nelle prossime ore. La Guardia indigena sta raccogliendo informazioni nei territori e coordinando le segnalazioni alle autorità, mentre a Bogotà è stato allestito un centro di raccolta per gli aiuti destinati alle comunità colpite.
Sindaco Cali: “Le prossime 24 ore decisive per i salvataggi”
Cali è una delle città più colpite dal terremoto. “Stiamo correndo contro il tempo per salvare vite”, ha detto il sindaco Alejandro Eder, invitando la popolazione a non uscire di casa se non per necessità e a mantenere il più possibile il silenzio nelle aree interessate dalle operazioni di soccorso. Le prossime 24 ore, ha spiegato, saranno decisive per localizzare e salvare eventuali sopravvissuti ancora sotto le macerie. “Ci restano circa 24 ore. Al termine si chiude quella che è considerata la finestra delle 72 ore dopo il sisma. Questo non significa che non possano esserci sopravvissuti anche dopo, ma sarà più difficile”, ha aggiunto. Secondo il bilancio fornito dal sindaco, a Cali sono state salvate finora 88 persone, mentre 56 edifici sono crollati e 700 hanno riportato danni.

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Il Papa esprime vicinanza ai colpiti dal terremoto in Colombia
“Desidero esprimere la mia vicinanza ai miei fratelli e sorelle colombiani che hanno subito le conseguenze del recente terremoto, che ha causato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali”, ha detto oggi Papa Leone XIV durante l’udienza generale nella Basilica di San Pietro, parlando in spagnolo, al momento dei saluti ai fedeli di quella lingua. “Mentre prego il Signore per l’eterno riposo dei defunti – ha aggiunto il Pontefice -, vi assicuro le mie preghiere per le loro famiglie e per tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”. “Esprimo la mia gratitudine a tutti coloro che si stanno adoperando nelle operazioni di soccorso e assistenza alle vittime”, ha concluso. Come avvenuto nelle ore successive al sisma in Venezuela, il pontefice ha inviato un primo aiuto finanziario, 100mila euro indirizzati direttamente al Secretariado Nacional de Pastoral Social-Cáritas Colombiana della Conferenza Episcopale che in queste ore sta fungendo da punto di coordinamento centralizzato per la raccolta dei fondi. Secondo quanto riporta Vatican News, lo stanziamento inviato tramite il Dicastero per il Servizio della Carità – Elemosineria Apostolica è destinato alle Diocesi colpite dal sisma che sono in contatto con l’arcivescovo Luis Marín de San Martin, la Nunziatura apostolica e la locale Conferenza Episcopale.
Oltre 1,3 miliardi di dollari di aiuti internazionali dopo il sisma
Dopo il sisma, la Colombia ha ricevuto proposte di aiuti economici da diversi organismi multilaterali per un valore complessivo superiore a 1,3 miliardi di dollari. Lo ha annunciato il vicepresidente José Manuel Restrepo, spiegando che le risorse saranno destinate a fronteggiare l’emergenza e ad avviare la ricostruzione delle aree colpite. “Paesi di tutto il mondo si sono fatti avanti”, ha detto Restrepo, citando tra gli altri Svezia, Turchia, Stati Uniti, El Salvador, Giappone, Messico, Ecuador, Brasile e Svizzera, che hanno offerto squadre internazionali per sostenere le operazioni di soccorso, oltre ad aiuti umanitari, finanziari e materiali. Nelle scorse ore, a Calì è atterrato il primo aereo proveniente da El Salvador con 51 tonnellate di aiuti umanitari destinati alle popolazioni colpite. San Salvador fa sapere che un secondo volo con altre 49 tonnellate di materiale dovrebbe partire nelle prossime ore. Nel frattempo, anche il governo del Perù ha inviato un aereo Hercules dell’Aeronautica militare con a bordo 12,5 tonnellate di rifornimenti destinati ai bisogni più urgenti.
Il pacchetto di assistenza umanitaria d’emergenza dell’Ue
“Mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso, l’Ue sta fornendo il proprio sostegno alla Colombia in ogni modo possibile. Stiamo stanziando 2 milioni di euro per sostenere le comunità nelle zone più colpite. A seguito dell’attivazione da parte della Colombia del meccanismo di protezione civile, stiamo lavorando per adeguare gli aiuti alle esigenze sul campo”, ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aggiungendo in spagnolo “questa è la solidarietà europea”. Il pacchetto di assistenza umanitaria d’emergenza dell’Ue per la Colombia colpita dal terremoto ammonta complessivamente a 2,1 milioni di euro, precisa la Commissione europea in una nota. Gli aiuti, spiega, saranno destinati alle persone più vulnerabili nelle aree colpite dal sisma di magnitudo 7,4, che ha provocato centinaia di vittime e ingenti danni nel centro e nell’ovest del Paese. I partner umanitari dell’Ue forniranno assistenza sanitaria, acqua, servizi igienico-sanitari, alloggi, cibo, protezione e sostegno in denaro. La Croce Rossa tedesca ha già riallocato 100mila euro da un progetto finanziato dall’Ue per rispondere ai bisogni immediati di 2.500 famiglie a Chocó e Valle del Cauca. Bruxelles ha inoltre attivato subito dopo il sisma il servizio di mappatura satellitare Copernicus, per sostenere le operazioni di soccorso e fornire una prima valutazione dei danni.

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Riaperti alcuni aeroporti
Intanto l’Aeronautica Civile della Colombia ha confermato la riapertura di alcuni aeroporti del Paese. Gli scali di Cali e Quibdó operano regolarmente, mentre Armenia, Buenaventura e Manizales hanno ripreso i voli commerciali con specifiche limitazioni operative. Rimane invece sospesa l’attività passeggeri all’aeroporto Matecaña di Pereira, limitato ai soli voli di Stato e umanitari a causa di lesioni sulla pista e danni alla torre di controllo, e una situazione analoga si registra anche nello scalo di Cartago. È temporaneamente chiuso anche l’aeroporto di Popayán, bloccato dalle ceneri del vulcano Puracé e non dal terremoto.
Paralizzate le esportazioni di caffè
A causa di frane e blocchi in diverse strade strategiche che conducono al porto di Buenaventura (Valle del Cauca), da dove transita oltre il 60% dell’export internazionale, le esportazioni di caffè colombiano stanno subendo una grave interruzione logistica. Al momento, “la strada per Buenaventura non è percorribile dai veicoli commerciali stranieri, inclusi quelli per l’esportazione e l’importazione”, ha spiegato Gustavo Gómez, presidente dell’Associazione nazionale degli esportatori di caffè (Asoexport). L’impatto dell’emergenza è aggravato dal fatto che il sisma ha colpito in particolare la Regione del Caffè, dove si trovano la maggior parte degli impianti di lavorazione e dei mulini. Anche nelle zone meno colpite, come Huila, Tolima, Cauca e Nariño, la mancanza di accesso per i veicoli merci sta complicando il trasporto del caffè verso altri porti, tra cui Puerto Antioquia, Cartagena e Santa Marta.
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