Mattia Tridello
ROVIGO – Bastano poche settimane di caldo torrido per mandare, come dicevano i nostri nonni “a malora” la vita di arbusti, piante, alberi. E se non è la calura estiva con la quale tutti abbiamo iniziato a convivere da sempre più anni a questa parte, sono i fenomeni inversi, come grandine e tempeste, a fare il resto e a lanciare il fatidico colpo finale sulla vita arborea di campagna e città. E’ proprio con il focus rivolto alla situazione del patrimonio verde cittadino che l’assessore all’ambiente Michele Aretusini (subentrato con delega al precedente, Andrea Denti) fa il punto sulla situazione. “Da poco più di un mese – dichiara – la gestione del servizio verde pubblico è stata affidata all’ufficio ambiente e, in particolare, risulta in capo alla figura specializzata di un dottore forestale che ha già avviato specifiche analisi basate sul metodo vta (visual tree assessment), con anche indagini strumentali specifiche (tomografie e prove di trazione) per valutare l’effettiva stabilità delle piante”. Ma il monitoraggio è già attivo, specie per le alte temperature che l’ondata dell’anti ciclone africano ha portato ad abbattersi sul territorio. Complici il contesto urbano ma anche l’attacco di virus, patogeni e insetti, molti alberi richiedono un’attenzione costante. “È necessario ricordare che quest’ultimi sono organismi viventi con un proprio ciclo vitale che, nel contesto urbano, può ridursi drasticamente a causa delle continue interferenze con le infrastrutture, i sottoservizi, l’asfalto e il compattamento del terreno” sottolinea Aretusini, aggiungendo: “Vogliamo rassicurare la cittadinanza: gli abbattimenti non sono mai scelte arbitrarie, ma soluzioni di ultima istanza riservate a piante già morte o gravemente compromesse dal punto di vista strutturale, tali da rappresentare un pericolo concreto e imminente per la pubblica incolumità”. Per questo motivo si sta già svolgendo il controllo, concentrandosi su alcune specie particolarmente diffuse, come nel caso degli olmi, colpiti duramente dalla grafiosi, una malattia fungina aggressiva che ostruisce i vasi linfatici portando la pianta al rapido disseccamento, o dei platani, esposti al cancro colorato, una grave patologia fungina, altamente infettiva, che ne compromette la stabilità. Ancora, i pioppi cipressini presenti in quasi tutti i parchi pubblici che, con il raggiungimento della senescenza, presentano un rivestimento ligneo estremamente fragile, cavo e incline a improvvisi cedimenti strutturali. E poi si aggiungono le conifere che, ad oggi totalmente fuori dal proprio areale climatico, manifestano segnali di sofferenza e deperimento. Grazie ai rilievi condotti, sono già emerse le prime aree desiderose di interventi urgenti: l’area del parco Iras e Cibotto, con l’abbattimento di alcuni pioppi cipressini e di un salice per la sicurezza; via Gallani, dove verrà completato nelle prossime settimane l’intervento di abbattimento degli olmi su ciglio strada; e l’area pertinente all’ex ospedale Maddalena con previsti interventi di potatura, rimozione del secco e stabilizzazione arborea dopo anni di chiusura. Proprio in quest’ultimo, sottolinea Aretusini: “Il parco antistante il complesso presenta sia esemplari di indubbio pregio biologico e paesaggistico, come magnolie, frassini e querce, sia alberature (in particolare abeti rossi e pini) che risultano invece fortemente stentate, non più recuperabili e probabilmente destinate all’abbattimento”. L’impegno dell’amministrazione, ribadisce: “E’ quello di reintegrare tempestivamente ogni singola pianta morta o compromessa. Le nuove piantumazioni prediligeranno specie autoctone, resilienti e adatte al microclima urbano. Vogliamo una città più sicura, ma anche più verde”.