Non è solo una sensazione: intestino e cervello sono strettamente collegati. A metterli in comunicazione è il cosiddetto asse microbiota-intestino-cervello, una complessa rete che coinvolge sistema nervoso, ormoni, sistema immunitario e i miliardi di microrganismi presenti nell’intestino.

Ed è proprio studiando questo dialogo che la ricerca sta concentrando l’attenzione sugli psicobiotici, microrganismi che potrebbero avere effetti positivi non soltanto sull’intestino, ma anche su stress, ansia e umore.

L’intestino può influenzare il nostro umore?

Uno dei punti più interessanti riguarda i neurotrasmettitori. Oltre il 90% della serotonina presente nell’organismo viene prodotta a livello gastrointestinale, principalmente dalle cellule enterocromaffini.

Attenzione però: non significa che la serotonina prodotta nell’intestino “viaggi” direttamente fino al cervello. Il meccanismo è molto più complesso.

Il microbiota può infatti influenzare il metabolismo del triptofano e produrre sostanze neuroattive, oltre a metaboliti come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), capaci di partecipare alla comunicazione tra intestino, sistema immunitario e sistema nervoso.

Il nervo vago, l’autostrada tra pancia e cervello

Un altro protagonista è il nervo vago, una delle principali vie di comunicazione tra apparato digerente e cervello.

Gli studi preclinici hanno mostrato che alcuni batteri intestinali possono esercitare i propri effetti sul comportamento proprio attraverso questa via. È uno dei motivi per cui oggi il microbiota viene studiato anche nell’ambito delle neuroscienze.

C’è poi lo stress. Il microbiota interagisce con l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il sistema che regola la risposta dell’organismo alle situazioni stressanti e la produzione di cortisolo.

Alcuni studi clinici hanno osservato una riduzione dello stress percepito e, in determinate condizioni, del cortisolo dopo l’assunzione di specifiche formulazioni probiotiche. I risultati, tuttavia, non sono uguali per tutti i prodotti e per tutti i pazienti.

Psicobiotici contro depressione e ansia?

È la domanda che interessa maggiormente la ricerca.

Una metanalisi pubblicata nel 2025, che ha analizzato 19 studi e 1.405 partecipanti, ha riscontrato una riduzione dei sintomi depressivi nei pazienti trattati con probiotici, prebiotici o simbiotici. Anche sull’ansia è emerso un possibile beneficio, ma gli autori sottolineano una forte eterogeneità tra gli studi.

Tradotto: i risultati sono promettenti, ma non siamo ancora davanti a una terapia universale.

Ceppi batterici, dosaggi, durata dell’assunzione e caratteristiche del singolo paziente possono fare la differenza. Soprattutto, gli psicobiotici non devono essere considerati sostituti di antidepressivi, psicoterapia o altre cure prescritte.

La prospettiva, però, è importante: in futuro comprendere meglio il microbiota individuale potrebbe aiutare a individuare nuove strategie complementari per il benessere mentale.

La nuova domanda della medicina, quindi, non è più soltanto cosa accade nel cervello quando siamo stressati o depressi. Ma anche cosa sta accadendo, nello stesso momento, nel nostro intestino.

Fonti

* Moshfeghinia R. et al., Journal of Psychiatric Research, 2025, systematic review e meta-analysis su probiotici, prebiotici e simbiotici in depressione e ansia.

* Messaoudi M. et al., British Journal of Nutrition, 2011, effetti di Lactobacillus helveticus R0052 e Bifidobacterium longum R0175 su distress psicologico e cortisolo.

* Venkataraman R. et al., Probiotics and Antimicrobial Proteins, 2021, probiotici e risposta allo stress in studenti universitari.

* Slykerman R.F. et al., PLOS ONE, 2022, trial randomizzato su Lactobacillus rhamnosus HN001 e stress da esami.