La nuova stagione comincia com’era finita quella vecchia. Con il Psg di Luis Enrique, campione d’Europa, che alza un altro trofeo. E battendo l’Aston Villa di Unai Emery, che si era aggiudicato l’Europa League, ma punito da un’altra magia di un Kvaratskhelia sempre più in formato Pallone d’oro. Suo il gol che imposta il successo che vale la vittoria della Supercoppa europea a Salisburgo e la candidatura al premio di France Football. Questo Psg comunque è venuto a capo di un’avversaria meno brillante tecnicamente ma più fresca fisicamente anche con la scaltrezza di Doué che ha raddoppiato, dopo il pareggio dell’adolescente Madjo. 

eleganza—  

Al via, in ogni caso, Lucho non rinuncia a Kvaratskhelia, che il Mondiale se l’è visto in tv, e sembra il più carico di tutti. Resta fuori Dembélé che era persino rientrato una settimana prima dalle ferie per rendersi subito disponibile. Al suo posto, al fianco di Doué, c’è invece il neo-acquisto Akliouche. E se il campione del mondo Ruiz scala pure lui in panchina, per il resto è la squadra tipo. E per quanto possibile, pure Emery cerca il miglior assetto tra assenze di mondialisti (Martinez, Konsa e Watkins) e infortunati (Onana, Manzambi e Bailey) che tolgono certezze in ogni reparto. Il basco si inventa allora tra i pali Bizot, a sinistra Hemmings e davanti il 17enne Madjo. Però la scena se la prende Kvaratskhelia con il gol al 20’, tipico, con una stoccata accentrandosi quel poco da sinistra, su appoggio di Doué, cui aveva appena offerto un pallone prezioso in area. La rete del georgiano, sul prosieguo dell’azione fallita del francese, è elegante e potente e accende il Psg fino a quel momento affaticato dalla morsa del 4-2-3-1 inglese. Ma ai Villans manca concretezza. A immagine di Madjo che spreca ben quattro occasioni evidenti (28’, 35’, 41’, 44’) prima di trovare il tocco giusto, di sinistro al volo in anticipo su Pacho, su ennesimo cross da destra di McGinn, allo scadere (45’). 

incipit—  

Il calo di freschezza dei suoi convince Lucho a giocarsi la carta Dembélé. Scelta azzeccata se non altro perché è proprio il Pallone d’oro che al 15’ si inventa un filtrante per lanciare Doué in profondità. Tutti credono al fuorigioco, incluso il guardalinee che alza la bandierina, ma solo dopo che il francese, incuneatosi da destra, mette dentro da posizione angolata, di sinistro. È il Var a stabilire che l’azione è regolare e a convalidare il nuovo vantaggio, grazie alla posizione sul lato opposto di Cash che tiene in gioco il parigino. Il raddoppio fredda gli inglesi che sembravano fino a quel momento in grado di trovare la falla giusta, dopo aver messo più pressione sulla difesa parigina, salvata da Safonov su una stoccata dal limite di McGinn (6’). Il bis fa bene al Psg che poi tiene botta su un’altra sfuriata inglese, con una stoccata di Gomes (29’), e poi amministra nel finale per mettere in bacheca un’altra Supercoppa, la seconda consecutiva, come solo avevano fatto in passato Milan e Real Madrid. L’incipit giusto per ambire al tris anche in Champions, inclusa nel programma di Doué: “Vogliamo vincere tutto anche quest’anno”.