di
Michela Proietti

Il parrucchiere dei vip: a Meloni ho sconsigliato l’ondina da influencer. Renato Zero? Solo nero

Roberto D’Antonio, 67 anni, il parrucchiere dell’Italia che conta. Con il salone a Roma, vicino a Palazzo Montecitorio. È vero che per la scena del party in terrazza ne «La Grande Bellezza», Paolo Sorrentino si è ispirato a lei?
«Lui girava i film d’estate e io ero l’unico che rimanevo a Roma. Veniva alle mie cene in terrazza e, da bravo osservatore, portava a casa l’atmosfera di quelle serate. Anche il discorso di Carlo Verdone con Jep Gambardella mi riguarda. Laura Morante diceva sempre che aveva paura, un giorno per l’altro, di trovare sulla porta del mio negozio il cartello “me so stufato, torno a Nepi, a fa’ la cicoria”. Lo raccontai a Paolo, lo colpì così tanto che quella frase è diventata da Oscar».

Fa ancora le cene?
«Quella terrazza è stata venduta, ma le cene le faccio a casa , con quella che considero la mia famiglia, la famiglia del cinema: Paolo Sorrentino, primo tra tutti, Camilla Nesbitt e Pietro Valsecchi, Valeria Golino, Claudia Gerini, Valeria Bruni Tedeschi, Alba Rohrwacher, Saverio Costanzo…. In questo momento storico è importante stare con persone perbene. Se non c’è la buona educazione e il rispetto si scatena il manicomio. Bisogna dire ai ragazzi di ascoltare, la mia cultura l’ho costruita sentendo chi aveva qualcosa da dirmi».



















































Quel capello di differenza tra le milanesi e le romane…
«Michele Masneri mi ha citato in un podcast: gli è piaciuta la mia frase che Roma è una Capitale, Milano è una grande Tuscolana ma tenuta bene. Uno stradone che non ha la bellezza della Appia, ma dove funziona tutto. La moda parte da Milano perché l’aeroporto funziona, e anche la metro».

Sì, ma le meches?
«Le milanesi hanno iniziato prima delle romane a togliersi il biondo o a truccarsi di meno. Girano con la ciabattina ma con la Kelly al braccio. Sono meno apparecchiate. Però poi rimane un tema di fondo: se stai bene bionda, perché ti fai castana? Come non capisco quelli che “a una certa” ti consigliano i capelli corti, perché sei più elegante. Non diventerò mai un dittatore di gusti».

Da che famiglia proviene?
«Da Telefono Azzurro, diciamo una famiglia di paese. Quella elettiva l’ho trovata in seguito con il direttore Pippo Marra e sua moglie. Mio padre era barbiere, non ha condiviso granché con me, tranne il lavoro e il senso dell’onestà. A 12 anni lavoravo con lui».

Quel genere di barbiere che a Natale regalava il calendarietto profumato?
«A sei anni toccava a me darlo e raccogliere la mancia. Era una frustrazione. Ho capito in quel momento che l’intelligenza cambia il mondo».

Il momento della svolta?
«Nel mio negozio di Santa Severa venne Franca Ciampi, suo marito era Governatore della Banca d’Italia. Quando divenne Presidente della Repubblica andavo con la mia biciclettina al Quirinale».

Quel corto super lavorato era una sua invenzione?
«Le sono rimasto accanto sempre. E oggi che ha 105 anni non manco di farle gli auguri. Mi dice: “Robertino quando ti vengo a trovare?” Un siparietto».

Clienti milanesi?
«Più d’una. Michela Brambilla, le voglio bene. Fa tanto per gli animali».

Un corto di cui va fiero.
«Quello di Laura Morante in Un altro Ferragosto di Paolo Virzì. Mi chiamò chiedendomi come poteva essere credibile dopo 20 anni da Ferie d’Agosto. Era ancora bellissima, le proposi di tagliare».

Un altro colpo di testa.
«Nanni Moretti mi chiese di fare bianca Anna Bonaiuto, che avevo tagliato corta per L’Amore Molesto di Mario Martone. Anche dopo l’ho lasciata bianca perché è chic».

Il bianco sulle donne?
«Serve una grande manutenzione, sennò fa gattara. Poi bisogna avere un gusto spiccato, altrimenti invecchia. Ho sbiancato Anna D’Agostino: le ho detto “tu puoi osare ”. Se vivi in città devi essere a posto, se ti isoli va bene anche la treccia sciatta della mamma del bosco. La bianca più bella? La Regina Elisabetta».

La principessa Kate?
«Non la considero, per me c’è stata solo una Regina. Lei è asettica, senza personalità».

È vero che ha detto di no a Melania Trump?
«Avrei dovuto lavorare per tre giorni gratis. Non mi sembrava giusto. Però se me lo avesse chiesto Michelle Obama sarei andato».

Il taglio di Brigitte Macron alle Mireille Darc?
«Ma quale Mireille Darc: ci sarà pure il taglio, ma manca Mireille… Come quelle che fanno la frangia alla Birkin. La première dame non ha allure».

Il suo salone è a un passo da Palazzo Grazioli: Berlusconi si è mai affacciato?
«No ed è uno dei miei rimpianti, anzi mi fa rabbia. Seguivo il suo entourage a partire da Emilio Fede ma nessuno ci ha mai presentati. Saremmo diventati amici, pur non pensandola nello stesso modo».

Da Berlusconi a Rossana Rossanda: sotto le sue forbici è passato, o quasi, tutto l’emiciclo.
«Con lei feci una gaffe: arrivò con il parka e i capelli bianchi, parecchio affascinante. Ci parlai una decina di minuti, fu la mia amata Sabrina Ferilli, che era in negozio, a dirmi chi era. L ’ho tagliata due giorni prima che morisse, seduta sulla sua sedia a rotelle a casa: mi ha insegnato tante cose».

Anche Lilli Gruber viene da lei. Si è mai preso un rimprovero?
«Lilli è una sorella: quando le ho detto di abbandonare il rosso sexy mi ha ascoltato. Certe volte le scrivo dopo la trasmissione dicendole di fare un raccolto meno costruito».

Gli uomini tinti?
«Non sono contrario ma bisogna assecondare la natura, meglio il biondo di Trump che un finto scuro: mica siamo nati tutti mori. Renato Zero invece lo farò sempre nero: vederlo bianco sarebbe come rasare Mick Jagger».

Fiorello li tiene bianchi.
«Lui non ha un’età. Anche i capelli hanno la stessa vitalità: ne ha una marea e pur se bianchi non lo invecchiano».

È suo anche il taglio di Giorgia Meloni?
«Ci vogliamo bene, ma si fa seguire da un amico dell’infanzia. Le mando dei messaggi dicendole quello che mi piace e non mi piace. Credo che mi ascolti, perché la vedo più liscia o con il raccolto, più adatti al ruolo. Le ho sconsigliato l’ondina da influencer».

Lei è il papà anche del biondo Venier.
«Mara l’adoro: non ho mai ascoltato chi mi diceva di tagliarle i capelli. A 70 anni puoi portarli ancora lunghi».

Altri politici?
«Nancy Pelosi: diceva che portava il caschetto perché tutti riuscivano a farglielo. Ma il mio era il suo preferito».

Tina Turner.
«L’ho conosciuta che aveva 70 anni, per me era come se ne avesse 40. Mi sono inginocchiato davanti a quell’essere umano talmente superiore eppure tanto dolce».

Ci riveli un segreto.
«Prima che esistessero le extension tagliavo le ciocche alle parrucche e le mettevo tra i capelli di Dalila Di Lazzaro, era la più bella ma ne aveva pochi».

Una persona diventata famosa anche grazie a lei ?
«Mi portarono una ragazza molto bella ma un po’ vistosa, che aveva fatto un calendario. Mi dissero che doveva fare politica. Nacque Mara Carfagna».

Una politica tra tutte.
«Destra e sinistra: Bianca Berlinguer che seguo da 30 anni, come Daniela Santanché. Di secondo mestiere potrebbe fare la parrucchiera: sa quello che vuole e si sistema benissimo anche da sola».

12 agosto 2026 ( modifica il 12 agosto 2026 | 22:53)