di
Matteo Persivale
A bordo membri dell’esecutivo e giornalisti
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK – La vicenda del cambio d’aereo top secret di Donald Trump, il mese scorso, dopo la conclusione del vertice Nato in Turchia, si arricchisce di particolari sorprendenti. L’altro giorno, il Washington Post aveva rivelato che da Istanbul a una base militare britannica, nella prima tratta del volo, Trump era sì salito sul Air Force One davanti alle telecamere ma era poi sceso di nascosto, tramite il montacarichi sul retro, e in un furgone di servizio era stato portato su un aereo militare lì accanto, e su questo aereo aveva viaggiato fino in Inghilterra.
Il motivo: una minaccia ritenuta realistica dall’intelligence di attacco missilistico da parte dell’Iran contro il presidente americano, Ieri, ecco nuovi elementi. Si trattava di un «aereo esca» con i passeggeri usati come potenziale bersaglio mobile? Di sicuro oltre ai giornalisti c’erano sul «volo esca» il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario al Tesoro Scott Bessent mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth era sul volo segreto con Trump.
Anche i membri dello staff presidenziale Natalie Harp, Walt Nauta e Dan Scavino erano con Trump, prima sul furgone del catering e poi sul volo militare.
Rubio e Bessent erano a conoscenza dell’operazione: in questo quadro, peraltro, è normale che a prescindere dal tipo di minaccia non volino sullo stesso aereo il presidente e tre membri fondamentali dell’esecutivo (la linea di successione in caso di morte o incapacità del presidente è: vicepresidente che infatti vola sempre separato dal presidente, speaker della Camera, presidente pro tempore del Senato, segretario di Stato).
Molti altri collaboratori di Trump erano sul «volo esca»: il fido Stephen Miller al quale Trump affida la concettualizzazione delle istanze e degli umori della base Maga, Will Scharf, Steven Cheung, Mike Needham, Ross Worthington e Monica Crowley.
Trump ieri ha confermato lo scoop del Washington Post: «Credo che ci fosse una minaccia ma non ho fatto molte domande, la scorta dice una cosa e io devo fare quello che dicono ».
La parte davvero spiacevole: prima delle rivelazioni sulle minacce iraniane, Trump aveva affermato sui social media che avrebbe scambiato gli aerei presidenziali l’8 luglio «in ricordo dei vecchi tempi» e avrebbe inviato nel Regno Unito il nuovo aereo irritualmente regalatogli dal Qatar (soprannome dato dai democratici: Qatar Force One), destinato ad essere utilizzato come Air Force One, «per dare ai nostri grandi eroi militari la possibilità di apprezzare la nostra bellissima nuova aggiunta alla flotta dell’aeronautica militare».
Trump, quel giorno, aveva negato che ci fossero minacce in atto. «Sta dicendo che non c’è un problema di sicurezza?» per il quale stranamente Trump si portava in viaggio due Air Force One, il vecchio e il nuovo, gli chiese un giornalista. «No. No. Perché dovrebbe esserci?», la risposta. Una bugia, si vede adesso. E alla domanda se ci fosse «qualsiasi altro problema», ha risposto: «No». Altra bugia.
12 agosto 2026
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