di
Gabriele Bojano
L’ex scouter e fotografo di moda racconta la diva hollywoodiana: «Quella volta che voleva portarsi un cane negli Usa e per impietosire la veterinaria scoppiò in un pianto a dirotto». E quel fan che quando la vide credeva fosse un sogno
«Il compleanno di Charlize Theron? Mannaggia, quest’anno per la prima volta mi sono dimenticato di farle gli auguri!». Lo scorso 7 agosto la diva hollywoodiana ha compiuto 51 splendidi anni e sulla sua segreteria telefonica di casa, a Los Angeles, non ha trovato l’immancabile messaggio di uno degli amici italiani che le stanno più a cuore. Mauro Palmentieri, salernitano, organizzatore di eventi e produttore esecutivo con un glorioso passato di fotografo di moda, scouter di modelle e responsabile di produzione della tv di Stato russa, è una di quelle persone, insieme a Vittorio Zeviani, titolare della nota agenzia di moda Why Not, e Roberto Guariglia, compianto co-organizzatore del concorso New Model Today, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella straordinaria ascesa dell’attrice di origine sudafricana.
Palmentieri, ma come fa a non ricordarsi del compleanno di un’amica del calibro di Charlize Theron?
«Eeeeh, il guaio è che Charlize non ha mai amato il telefonino, lo usa molto poco e se vuoi rintracciarla non è così facile. Lei ha un numero di casa dove lasciare i messaggi che poi ascolta. Me ne sono dimenticato, tutto qui, è la prima volta che accade».
Si ricorderà almeno il vostro primo incontro?
«Fu nel 1991 al concorso internazionale per modelle New Model Today che si svolse a Positano e la incoronò vincitrice. Non poteva non vincere lei, e di questo eravamo tutti più che sicuri: aveva 16 anni e mi colpì da subito, oltre la bellezza estrema, la sua determinazione e, nonostante la giovane età, la sua capacità nell’esprimersi e nel rapportarsi con l’interlocutore».
Cosa vinse la giovane Theron?
«Vinse genericamente un contratto di lavoro con Why Not per un importo di cui oggi non ricordo l’entità. Comunque in quest’accordo rientrava anche il contratto con la Martini».
Il leggendario, iconico spot del Martini Bianco?
«Sì, quello in bianco e nero in cui Charlize indossa un abito cortissimo che si impiglia nella sedia e mentre cammina il vestito si sfalda mostrando pian piano il lato B».
Siamo tra il 1993 e il 1995, il periodo “italiano” di Charlize Theron.
«Lei visse per circa un anno a Milano lavorando nella pubblicità. Imparò anche un po’ di italiano che comprende abbastanza. Io continuai a frequentarla anche se il periodo che trascorremmo più tempo assieme sarebbe arrivato nel 2000».
Cosa accadde nel 2000?
«Accettò il nostro invito di tornare da diva hollywoodiana, lanciata dal film L’avvocato del diavolo con Al Pacino e Keanu Reeves, nei luoghi che nove anni prima l’avevano laureata New Model Today».
La trovò cambiata?
«Per niente, sempre la stessa, una donna socievole, simpatica e molto aperta nei rapporti con le persone. Trascorsi sette giorni con lei, in compagnia anche di Zeviani, la madre di Charlize e la segretaria Cindy, tra Positano, Pompei e Capri. Giravamo con la mia auto, una Lancia Thema, poi andavamo in barca. A Vietri sul Mare Charlize si innamorò della ceramica di Solimene e acquistò un numero enorme di piatti. Alcuni li autografò».
La gente la riconosceva? Chiedeva l’autografo?
«Cercava sempre di non farsi riconoscere. Una volta chiese di andare in un posto tranquillo, un po’ fuori mano, adorava i luoghi rustici e genuini, e la portai al ristorante Il riccio a Castiglione del Genovesi. Ci sediamo e ad un certo punto vediamo nel locale un ragazzo che batte la testa contro una colonna. Chiediamo al proprietario del ristorante chi fosse e perché si facesse del male. Ci spiega che avendo riconosciuto Charlize Theron pensava che stava sognando e voleva svegliarsi per capire se quell’”apparizione” era vera o no».
E Charlize come la prese?
«Lo fece avvicinare e fu molto carina, subito disponibile a posare per una foto con lui».
Quella settimana però fu caratterizzata anche da un vero e proprio colpo di fulmine.
«Charlize si invaghi di un dalmata che girava sulla spiaggia di Positano, che ribattezzò Orson, anche se il suo primo nome fu Mauro. Lei ama moltissimo gli animali, si affeziona a loro e loro a lei. Si era messa in testa di portarselo con sé in America ma la normativa italiana non consente trasferimenti all’estero senza assolvere ad una serie di lunghe prescrizioni tra cui le vaccinazioni di rito».
Come andò a finire?
«Andammo da una veterinaria e Charlize, al suo diniego, scoppiò a piangere, un pianto talmente a dirotto che alla fine impietosì la veterinaria e venne autorizzata a portare il cane con lei in America. Ancora oggi mi chiedo se quelle lacrime erano l’autentica testimonianza di un affetto profondo per l’animale o solo un’ennesima prova d’attrice».
L’ha più incontrata?
«Una volta a Roma, un’altra volta a Milano. È straordinario come la sua immagine si modifichi nel tempo migliorando, senza fare ricorso alla chirurgia plastica. Sembra molto più giovane dell’età che ha. Quando vinse l’Oscar Vittorio ed io le mandammo dei fiori».
L’ultima volta che l’ha vista?
«Alle Olimpiadi invernali a febbraio, ero stato invitato alla cerimonia d’apertura, allo stadio San Siro, e me la vidi comparire davanti, non sapevo che era in programma. Dopo provai ad accedere al backstage ma era già andata via».
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12 agosto 2026 ( modifica il 12 agosto 2026 | 08:09)
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