Se vi sembra che quest’estate ci siano improvvisamente squali dappertutto, non è un’impressione. Tra film horror, survival thriller, produzioni indipendenti e blockbuster di medio budget, il cinema sta vivendo una nuova stagione di sharksploitation, il sottogenere che da cinquant’anni prova, con alterne fortune, a raccogliere l’eredità di Lo squalo (1975) di Steven Spielberg. La coincidenza con eventi televisivi come Shark Week e SharkFest rende il fenomeno ancora più evidente, ma la tendenza è soprattutto cinematografica.
La domanda, semmai, è un’altra: perché gli squali sono tornati proprio adesso?
Tutto parte ancora da Lo squalo
Ogni film di squali continua inevitabilmente a confrontarsi con Lo squalo. Non soltanto perché è il capostipite del genere, ma perché resta probabilmente anche il suo vertice artistico.
Il film di Steven Spielberg non funzionava soltanto grazie al mostro. Era un racconto sul panico collettivo, sulla politica locale, sul turismo, sulla paura dell’ignoto e sulla costruzione della suspense. Da allora decine, forse centinaia di film di squali hanno cercato di replicarne la formula, quasi sempre concentrandosi più sul predatore che sui personaggi. È anche per questo che il confronto resta così difficile.
Estate 2026, film di squali
Negli ultimi mesi sono arrivati o stanno arrivando diversi film di squali, spesso molto diversi tra loro C’è Deep Water (2026), diretto da Renny Harlin, già regista di Blu profondo (Deep Blue Sea, 1999), che immagina un aereo precipitato nell’oceano e un gruppo di superstiti costretti a sopravvivere circondati dagli squali.
C’è The Devil’s Mouth (2026), che punta invece sul survival più tradizionale, e ci sono titoli come Above & Below (2026), The Bay (2026), Chum (2026) e Thrash (2026), a dimostrazione di quanto il filone sia tornato improvvisamente prolifico.
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Deep Water (2026)
Il titolo più “mainstream” è probabilmente Deep Water (2026), diretto da Renny Harlin, il regista di 58 minuti per morire – Die Harder (Die Hard 2, 1990), Cliffhanger (1993) e soprattutto Blu profondo (Deep Blue Sea, 1999), uno dei cult assoluti del filone. Qui il punto di partenza è un classico del survival: un aereo precipita nell’oceano e i superstiti, bloccati sul relitto, devono difendersi non solo dall’acqua che sale ma anche dagli squali che iniziano a circondarli. Un ritorno dichiarato al cinema d’intrattenimento muscolare che ha reso celebre Harlin.
The Devil’s Mouth (2026)
Più vicino all’horror puro è invece The Devil’s Mouth (2026), costruito come un survival thriller a basso budget. La storia segue un gruppo di sub e turisti che si ritrova intrappolato in una zona marina isolata, dove gli squali diventano soltanto uno degli elementi di una situazione sempre più disperata. È il classico B movie estivo che punta soprattutto sulla tensione e sulla claustrofobia.
Above & Below (2026)
Above & Below (2026) prova invece a giocare proprio sul doppio livello suggerito dal titolo: ciò che accade in superficie e quello che si nasconde sott’acqua. Più che sulla spettacolarità degli attacchi, il film sembra puntare sull’ansia costante e sul senso di vulnerabilità, seguendo una tendenza sempre più diffusa nel nuovo cinema di squali.
Chum (2026)
Già il titolo è tutto un programma: “chum“, in inglese, è la miscela di sangue e resti di pesce usata per attirare gli squali. Il film sembra giocare anche con una certa vena ironica e consapevolmente grindhouse, recuperando lo spirito dei B movie acquatici degli anni Settanta e Ottanta più che quello dei blockbuster contemporanei.
The Bay (2026)
Più misterioso è The Bay (2026), che utilizza un’ambientazione costiera apparentemente tranquilla per costruire un classico racconto di isolamento. Anche qui il mare torna a essere un luogo ostile, dove la minaccia può arrivare da qualsiasi direzione e la fuga diventa quasi impossibile.

Nato a Genova nel giorno in cui a Bel Air morì Truman Capote, dopo un lungo percorso di autocoscienza si è rassegnato all’idea che si tratta solo di una coincidenza. Laureato in Relazioni Internazionali e diplomato alla Holden ha lavorato a lungo nelle istituzioni europee, scrivendo nel tempo libero per L’Ultimo Uomo, Minima et Moralia, Pandora e altre testate. Nel 2018 entra nella redazione di Esquire Italia, di cui oggi è Digital Managing Editor. Ha scritto anche due libri e qualche sceneggiatura.
