La bicicletta dà lavoro. In Europa sono 67.076 gli occupati diretti nella produzione di biciclette, componenti e accessori. Nel 2025 il numero è cresciuto di 1.025 persone rispetto all’anno precedente.
Il dato arriva dal Bicycle Industry & Market Profile 2026 e racconta una parte spesso meno visibile del mondo della bicicletta. Quella industriale e occupazionale.
Perché quando si parla di bici si pensa soprattutto a chi pedala, alle vendite, alle gare o alla mobilità. Dietro il prodotto, però, esiste una filiera che coinvolge aziende e lavoratori. E non si ferma alla fabbrica.
È proprio da questa dimensione che assume interesse il lavoro avviato dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sulla Bike Economy.
L’obiettivo è guardare alla bicicletta come a un settore economico più ampio. Una filiera nella quale rientrano produzione e commercio, ma anche riparazione, manutenzione, noleggio, cicloturismo, formazione, mobilità aziendale e ciclologistica.
Il dato europeo sugli occupati permette quindi di allargare la domanda: quanto lavoro e quanto valore economico genera la bicicletta anche al di fuori della produzione industriale?

La bici è un’industria, non solo un mercato
I numeri del BIMP 2026 aiutano a definire le dimensioni del settore. Nel 2025 in Europa sono state prodotte 10,82 milioni di biciclette ed EPAC, un dato stabile rispetto al 2024.
Le vendite hanno raggiunto 15,618 milioni di biciclette ed EPAC, con una diminuzione del 2,6 per cento.
Il valore delle vendite è stato invece di 18,252 miliardi di euro, in calo dello 0,84 per cento.
Si vendono biciclette più costose e l’aumento dei prezzi c’entra solo in parte.
Il dato sull’occupazione si muove quindi all’interno di un mercato che sta cercando un nuovo equilibrio dopo gli anni della pandemia, della forte crescita della domanda e delle difficoltà nelle catene di approvvigionamento.
Le vendite sono diminuite, la produzione è rimasta stabile, ma gli occupati diretti nella manifattura sono aumentati.
È un elemento che merita attenzione perché sposta il punto di vista. La bicicletta non è soltanto un prodotto che entra nelle statistiche di vendita. È anche un’attività industriale che genera occupazione.
Dalla fabbrica al territorio
I 67.076 occupati diretti fotografati dal BIMP riguardano la produzione di biciclette, componenti e accessori. Ma la filiera è più ampia. Una bicicletta deve essere distribuita, venduta e mantenuta. Ha bisogno di assistenza e riparazione. Nel caso delle e-bike entrano in gioco anche competenze legate a motori, batterie ed elettronica.
Il mercato del noleggio aggiunge altre attività. Lo stesso vale per il cicloturismo, che coinvolge strutture ricettive, ristorazione, guide, noleggiatori e servizi.
La bicicletta può inoltre diventare uno strumento di lavoro attraverso la ciclologistica e le cargo bike, oppure entrare nei programmi di mobilità aziendale con il bike to work.
La Bike Economy è quindi un sistema nel quale attività diverse possono trovare un punto di contatto.

Il progetto della Camera di commercio
È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che ha sviluppato un percorso dedicato alla Bike Economy e un canale dedicato su Linkedin.
>>> Il canale della Camera di commercio dedicato alla Bike Economy.
Il progetto guarda alla crescita delle imprese e delle competenze attraverso iniziative che comprendono formazione, innovazione, cicloturismo e mobilità. L’attenzione è sulla filiera
Il punto centrale è proprio l’idea di filiera.
La bicicletta può rappresentare un’opportunità per chi produce, ma anche per chi vende, ripara, noleggia o costruisce servizi intorno al suo utilizzo.
Per questo la formazione diventa uno degli elementi del progetto. L’evoluzione delle e-bike e dei servizi collegati alla bicicletta richiede infatti nuove competenze, sia tecniche sia imprenditoriali.
Il tema riguarda anche chi vuole entrare nel settore o avviare una nuova attività.
Un luogo sacro per la Camera di Commercio di Milano, il velodromo Vigorelli.
Nuovi lavori intorno alla bicicletta
Il dato europeo sull’occupazione industriale è quindi soltanto un punto di partenza. La domanda successiva riguarda il lavoro generato dalla filiera nel suo complesso.
Un negozio di biciclette può avere un’officina. Un’officina ha bisogno di meccanici qualificati. Un servizio di noleggio richiede gestione e manutenzione. Un territorio che punta sul cicloturismo deve costruire un’offerta che coinvolge più imprese. Sono attività diverse, ma tutte legate alla capacità della bicicletta di generare economia.
La Camera di commercio sta lavorando proprio su questa dimensione, cercando di mettere in relazione imprese, formazione e servizi.

Milano e il peso della Bike Economy
Il dato europeo pone così una questione che riguarda anche il territorio.
Se la produzione europea di biciclette, componenti e accessori occupa direttamente 67.076 persone, molte sono quelle che lavorano complessivamente nella Bike Economy e sono in crescita così come le imprese che operano nei diversi segmenti della filiera.
La produzione è solo una parte del sistema. Il resto è distribuito sul territorio e comprende attività che spesso non vengono considerate quando si parla di mercato della bicicletta.
Il lavoro della Camera di commercio parte proprio da questa consapevolezza: costruire una Bike Economy significa sostenere un ecosistema nel quale la bicicletta può generare occupazione e valore attraverso più attività.
La prossima sfida è misurare la filiera
Il BIMP 2026 offre un dato chiaro: 67.076 occupati diretti nella produzione europea di biciclette, componenti e accessori e parla direttamente della dimensione industriale del settore. Ma attorno alla bicicletta lavorano ancora più persone se si considerano, insieme produzione anche commercio, riparazione, manutenzione, noleggio, turismo e servizi.
È qui che il lavoro sulla Bike Economy assume un valore concreto. Perché se la bicicletta è già un’industria che dà lavoro, la sua filiera può essere ancora più ampia. E il progetto della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi va proprio nella direzione di capire e sviluppare questo ecosistema.