Domani Nadia cerca il bis europeo come a Roma 2024: può essere la prima italiana a fare la doppia doppietta

13 agosto – 09:53 – BIRMINGHAM

Il giorno dopo la conferma del titolo europeo dei 5000, già vinto due anni fa all’Olimpico di Roma, è dedicato al riposo, al suo Gianluca e alla famiglia. Nadia Battocletti, prima donna italiana a conquistare tre ori continentali come, in casa Italia, soltanto tre mostri sacri quali Adolfo Consolini, Pietro Mennea e Gianmarco Tamberi, guarda già alla finale dei 10.000 di domani e a una doppia doppietta mai realizzata. Prima, però, è giusto tornare all’impresa di martedì e a una gara dominata come di rado succede.

Nadia, era tutto studiato a tavolino?

“Più che da me, da mio papà Giuliano nella sua versione da allenatore. Immaginavamo una prima parte molto lenta: ai 3000 ho dato una sgasata di 2-300 metri per allungare un po’ il gruppo. Poi, dopo un paio di giri tranquilli, si è cominciato a far sul serio e a quel punto mi sono fatta trovare pronta”.

Al via, al momento della sua presentazione, c’è stato un boato: l’ha notato?

“Eccome, non mi aspettavo assolutamente che in Inghilterra, con le ragazze di casa tra le favorite, potesse succedere. Mi ha reso molto felice. Mi ha dato una grande carica e tanta sicurezza”.

Ha corso gli ultimi 1000 metri in 2’40”4, gli ultimi 400 in 58”7 e i 200 finali in 27”6: sono poche le mezzofondiste al mondo che sono in grado di fare altrettanto.

“Lo scorso anno, ai Mondiali di Tokyo, ho chiuso l’ultimo giro in 57”0. Poi ricordo un 57”9 finale nei 5000 degli Europei a squadre di Madrid, sempre della stagione scorsa, e un 58”0 nei 3000 dei Mondiali indoor di quest’inverno a Torun, gare entrambe vinte. Certi finali di gara fanno parte del mio Dna”.

Si aspettava una Majori così?

“È stata grande, meritava la medaglia. Ha sempre avuto una volata incisiva e le altre avrebbero dovuto aspettarsela. Chi l’ha sottovalutata o non l’ha considerata, ha commesso un grave errore”.

Festeggerà dopo i 10.000? 

“Sì, anche se già dopo la mia prima gara, a Casa Atletica, ho cenato con i miei e parte del mio gruppo. Una cosa tranquilla, ma sentita”.

C’era anche il palermitano Rachid Berradi, ex primatista italiano della mezza maratona, avversario di papà…

“Adesso è un suo grande amico: si vedono spesso, è bello averlo qui”. 

Quelli del suo fan club, a Cavareno, sono impazziti…

“Si sono trovati in piazza Prati, il cuore del paese, davanti a un maxischermo. Hanno preparato manifesti e, col Comune, hanno chiamato la banda, i carretti di gelateria e panetteria e un mio sponsor ha distribuito pasta con la mia immagine”.

Peccato solo per l’infortunio a Marcell Jacobs il giorno dopo quello a Mattia Furlani… Poteva essere una serata magica.

“Mi spiace tanto per entrambi: con Marcell ho scambiato due parole a caldo, a Mattia ho mandato un messaggio e mi ha risposto facendomi le congratulazioni”.

A proposito di 10.000: mentre chi salì con lei sul podio un anno fa ai Mondiali di Tokyo, la keniana d’oro Chebet e l’etiope di bronzo Tsegay sono ora mamme (dall’11 giugno e da… ieri), come vivrà l’avvicinamento?

“Con serenità: qualche trattamento per scaricare le tensioni muscolari col fisioterapista della Nazionale, Matteo Pusceddu, corsette serali di una mezzora e relax”.

Consolini un simbolo, Mennea lo guardo su Youtube, Tamberi mi ha accolto da matricola

Che cosa si aspetta?

“Una gara più semplice da interpretare rispetto ai 5000, ma con uno sforzo maggiore dal punto di vista organico. Avrò avversarie diverse: la slovena Lukan, prima europea sotto i 30 minuti nei 10 chilometri su strada, la belga Van Len, la britannica Keith e di nuovo l’olandese Koster. Imposteranno la gara sul ritmo. Ma senza accordi per mettermi in difficoltà: le pretendenti alle medaglie saranno tante”.

Che effetto le fa ritrovarsi sullo stesso piano di tre leggende come Consolini, Mennea e Tamberi e di poterle addirittura superare?

“È un grande onore. E una grande emozione. Consolini è un’icona, di Mennea guardo su YouTube i video delle sue imprese e capitan Tamberi mi ha battezzato da matricola all’esordio in Nazionale assoluta, in occasione degli Europei a squadre di Chorzow 2021”.

E pensare che fino agli Europei di Roma di due anni fa, in pista, non aveva ancora vinto una medaglia d’oro.

“Quella rassegna ha dato la svolta della mia carriera. Lì, in quei giorni, ho capito di valere i vertici internazionali. Però ho seguito un processo graduale: nel 2021, a 21 anni, ho disputato la mia prima Olimpiade; poi nel 2022, nonostante la mononucleosi, sono stata settima agli Europei, nel 2023 quarta in quelli indoor e quinta ai Mondiali su strada. Sono cresciuta facendo le giuste tappe: segno, anche, che sono stata gestita bene”.