Il gas liquido resta la scorciatoia più semplice per abbassare il costo chilometrico senza cambiare abitudini. Alla pompa costa circa la metà della benzina, non richiede colonnine né prese di corrente, e l’autonomia complessiva supera quasi sempre quella di un’equivalente a benzina, perché i serbatoi sono due. Su chi percorre più di quindicimila chilometri l’anno il sovrapprezzo iniziale si ammortizza in fretta. L’offerta italiana del 2026 conta oltre cinquanta modelli, distribuiti su una forbice che va dai 16.500 euro dell’utilitaria più economica ai 44.750 del Suv full hybrid più caro. Le carrozzerie coprono quasi ogni esigenza: utilitarie, Suv di ogni taglia, familiari e monovolume a sette posti, Suv-coupé e perfino un pick-up a trazione integrale. A dominare per volumi è il gruppo Renault, ma la parte numericamente più consistente arriva dai marchi che importano meccanica cinese, ai quali si affiancano i coreani Kia e Kgm e l’indiana Mahindra. Il modo in cui il gas arriva a bordo cambia da marchio a marchio ed è la distinzione che incide di più sul prezzo finale. Su alcuni modelli l’impianto è di primo equipaggiamento e la vettura nasce bifuel, su altri è un optional da aggiungere in fase d’ordine, su altri ancora una conversione successiva all’immatricolazione. Le vetture con impianto di fabbrica godono inoltre di un trattamento fiscale più favorevole sul bollo, con agevolazioni che variano da regione a regione. Nei paragrafi che seguono i prezzi sono sempre di listino, riferiti alla versione a gas d’ingresso, Iva inclusa e Ipt esclusa.