Sette persone si sono presentate al pronto soccorso dell’ospedale Oftalmico di Roma dopo aver osservato l’eclissi senza protezioni adeguate. Tre erano senza sintomi, spinte solo dal timore; due lamentavano occhio secco, altre due un annebbiamento della vista in miglioramento

Gli appelli alla prudenza non sono bastati. Dopo l’eclissi osservata ieri sera, in sedici si sono presentati al pronto soccorso oftalmico tra Roma (7) e Milano (9) per aver guardato il fenomeno senza le protezioni adeguate.

Nove casi a Milano

Decine di persone si sono presentate all’ospedale Oftalmico dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano lamentando sintomi, riferiscono dall’ospedale interpellati dall’Adnkronos Salute: “Alle 14.15 di oggi i pazienti dimessi erano 59, e di questi 9 con problemi legati all’eclissi”. Fortunatamente, informano dall’ospedale, “nessuna lesione retinica”, ma casi classificabili tutti come “disturbi della superficie oculare”, per esempio della cornea o della congiuntiva. 

I sette casi

Francesco Corasaniti, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Oftalmico di Roma ha parlato di casi “riconducibili a rischio maculopatie da eclissi solari”. Le situazioni riscontrate nelle ore successive all’evento sono diverse tra loro. Tre pazienti non presentavano alcun sintomo e si sono rivolti al pronto soccorso solo per timore, dopo aver assistito all’eclissi senza protezione. Due lamentavano una sindrome da occhio secco comparsa subito dopo l’esposizione al sole, mentre gli ultimi due riferivano un annebbiamento della vista che, spiega il medico, sta già migliorando. Tutti avevano osservato il fenomeno a Roma o in provincia, dove la visione era stata in parte ostacolata dalle nuvole.

“Occhiali normali o nessun filtro”

Nonostante gli avvertimenti diffusi nei giorni precedenti dagli oculisti, racconta Corasaniti, questi pazienti hanno guardato l’eclissi “con occhiali da sole normali o addirittura senza nessun filtro”, forse rassicurati dal cielo parzialmente coperto. Il rischio di danni alla retina, avverte il direttore, esiste: si tratta di alterazioni che non si manifestano immediatamente. Per questo il reparto ha programmato accertamenti specifici, come l’Oct (Optical Coherent Tomography), da eseguire nei giorni seguenti per verificare l’eventuale insorgenza di una maculopatia. In pratica, spiega il medico, il danno può tradursi in un “buco nero” nel campo visivo.

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Persone sulla terrazza del Pincio,, per osservare l'eclissi solare. Roma, 12 agosto 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

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L’appello: “Fatevi visitare anche senza sintomi”

A chi ieri sera ha osservato l’eclissi a occhio nudo, anche in assenza di disturbi, Corasaniti raccomanda di sottoporsi a una visita in un pronto soccorso oculistico o da un oculista di fiducia. L’eventuale danno, sottolinea, non provoca dolore, e le alterazioni possono comparire nelle 24-48 ore successive all’esposizione. Essersi esposti, però, non significa aver riportato automaticamente un danno: ci sono pazienti che accusano forti fastidi subito dopo e poi risultano negativi agli esami, e altri che lamentano disturbi minimi ma nei quali gli accertamenti rivelano una lesione.

Eclissi solare

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Nei giorni scorsi erano stati diffusi diversi focus sui rischi per la vista, in cui si metteva in guardia dall’osservazione diretta dell’eclissi solare, anche breve (cioè il solo guardare verso il sole), e si spiegava che esporre gli occhi senza un’adeguata protezione – appositi occhialini per eclissi certificati – può causare ‘cecità da eclissi’ o ustioni retiniche (retinopatia solare). Il danno può essere temporaneo o permanente e non provoca dolore. Prima di rendersi conto di averlo subito possono trascorrere da poche ore a qualche giorno. E già ieri nella struttura milanese specializzata sono arrivati i primi Sos: “Alle 14.15 di oggi i pazienti dimessi erano 59, e di questi 9 con problemi legati all’eclissi”. Fortunatamente, informano dall’ospedale, “nessuna lesione retinica”, ma casi classificabili tutti come “disturbi della superficie oculare”, per esempio della cornea o della congiuntiva. 

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