di
Felice Cavallaro
Il decano dei giornalisti sportivi, 87 anni, ora presidente del Parco di Pantelleria
Direttore di tanti giornali sportivi e da qualche mese presidente del Parco di Pantelleria, a 87 anni, Italo Cucci ha contribuito a rilanciare a fine luglio l’immagine dell’isola con la visita di Sergio Mattarella. L’invito è davvero partito da lei?
«L’ultimo scoop della mia vita, direi. Nessuno credeva che sarei riuscito a convincere il Presidente. Come nel 1982, quando scrivevo che avremmo vinto il Mondiale. Ma è bastato poco, una lettera, un consigliere per tramite e Mattarella è arrivato, accolto dalle nostre 60 marmotte…».
Marmotte?
«I sessanta piccoli Rangers, 13 anni i più grandi, a noi affidati dalle famiglie di Pantelleria per vivere il Parco con una sorta di manuale da giovani marmotte, quello di Paperino».
Obiettivo?
«La conoscenza dell’isola, del Parco. Dalle stradelle alle grotte, dagli scogli alle campagne. Scoprendo lo zibibbo, il passito, il cappero, l’asinello pantesco, la storia, il mito. Veri ciceroni. Così costruiamo il futuro».
Zazzera grigia come la barbetta, coloratissimi foulard, un sorriso e una verve che si fanno beffe dell’età, una vita trascorsa in tanti giornali, anche da direttore, nato a Sassocorvaro, fra Pesaro e Urbino, a un tratto Italo Cucci decide di mettere radici a Pantelleria. Quando e perché?
«Dopo il mondiale del 2010 in Sud Africa. Vivevo in una bella zona di Roma, con Grazia e i nostri tre figli. Tutti addolorati dalla perdita della prima, Francesca, 12 anni appena, una leucemia fulminante. Avevamo comprato un dammuso qui nel 1989. E decidemmo di trasferirci per tutto l’anno».
Pure in inverno?
«È il momento più bello, un’eterna primavera. A gennaio abbiamo già la mimosa, l’isola tutta gialla, poi viola».
Stregato?
«Pantelleria è come una clinica dell’anima. Grazie alla gente, al suo atteggiamento. Soprattutto per i dolori della mente e del cuore. Il posto in cui abbiamo potuto curare la depressione di mio figlio Ignazio».
Tema di un libro scritto insieme.
«Titolo Elettroshock. Non per raccontare le nostre disgrazie, ma per una campagna a favore della verità. Ai miei tempi, si parlava di esaurimento nervoso. Celando quasi con vergogna i disagi».
Oggi invece?
«Sappiano che la depressione è la malattia più diffusa al mondo. Me lo chiese il professore Giovanni Cassano a Pisa: “Mi aiuti a fare capire agli italiani questo male oscuro”. Non “esaurimento”, ma depressione. E si guarisce, come prova Ignazio, oggi ha 45 anni».
Aiutati dall’atteggiamento della gente, dice?
«Una filosofia di vita. Questa è la terra dei “minnifuttu”…»
Che non sarà un neologismo nipponico.
«Traduco: me ne fotto. Sono quelli che se ne fregano. Copiando Moravia, li chiamerei “gli indifferenti”. Ma di un distacco che non è insensibilità. Piuttosto, generosa comprensione di un privato da non violare».

Un distacco che preserva la libertà altrui?
«Ecco perché i vip di tutto il mondo arrivano qui, felici di essere circondati dai “minnifuttu”».
Armani amava per questo Pantelleria?
«Scendeva da casa con il Ciao, prendeva i giornali in piazza, ma nessuno lo inseguiva. Lui, sempre prodigo con l’isola».
Cos’è, una indifferenza cortese?
«È capitato a me di prendere una granita con mia moglie al porto. Vedo una bella ragazza e dico che sembra Michelle Pfeiffer. Era lei. Stessa cosa con Madonna. Arrivano i famosi perché non abbiamo paparazzi. Entri in un negozio e trovi esposta una maglietta firmata, “Susan Sarandon vi saluta sempre”. Passa Hollywood e quasi non ce ne accorgiamo. Tutti liberi. Come Capello e Tardelli, assediati ovunque, qui un saluto e via».
Non un autografo per Capello?
«Ricordo quando arrivò da disoccupato. Lo avvicinarono solo due spagnoli che lo scritturarono per il Real Madrid. Ma lo stesso potrei dire di Stefano dei Pooh che veniva in inverno a scrivere o del maestro Muti, tutte le estati nel suo angolo, riservato».
Dicono che Sting abbia composto diverse canzoni sul cocuzzolo più alto.
«Lo vedevo. Voleva comprare il mio dammuso, avrei fatto un affare. Mi invitarono un 10 agosto a casa del compianto Ferruccio Barbera, figlio dello storico presidente del Palermo calcio. La moglie incinta esibì per la prima volta il vestito con il buco per fare vedere il pancione».
C’è pure una figura ingombrante come quella di Gerard Depardieu.
«Un tempo passato. Quando litigava manesco con la povera Carol Bouquet. Ma noi lo abbiamo costretto ad andarsene. Non gli davamo più da bere e mangiare. Dove arrivava si chiudeva bottega».
Un Daspo emesso da Cucci & C.?
«Un Daspo popolare. Mi pento di avergli regalato una cassetta con delle belle bocce di metallo. In testa dovevo tirargliele».
Lei non sembrava così violento.
«Si fa per dire. Fra i miei avi c’è un beato, Fra’ Matteo da Bascio. Fondò nel Cinquecento l’Ordine dei Cappuccini, ispirandosi a San Francesco. Tanto che i fraticelli mi hanno dato dieci anni fa il Premio Padre Pio».
Depardieu abitava a casa dei Ferri, il fotografo e la ballerina.
«Sì, nella casa passata di proprietà perché Ferri è ormai in America. In quel paradiso con la piscina fra i vigneti la Bouquet subiva le angherie del fuggiasco. Per fortuna lei è rimasta qui con il suo ottimo vino».
Faceva un buon vino anche Calogero Mannino, l’ex ministro.
«Mannino lo vediamo spesso. Ha aspettato un quarto di secolo la piena assoluzione da accuse gravissime. Frattanto, gli hanno devastato la cantina, perdendo tutto. Isola-rifugio anche per lui».
E di tanti altri politici?
«La chiamavano l’isola dei socialisti. Adesso è rimasta Margherita Boniver. Morto qui Filippo Panseca, l’architetto pupillo di Craxi. Incrocio a volte Visco, l’ex ministro. Una volta, Gianfranco Fini per le immersioni».
Lei, presidente del Parco, nominato da…?
«Dal ministro Pichetto Fratin».
Reazioni?
«Solo una interrogazione di Bonelli, Avs. Subito ritirata».
Dopo avere insegnato alla Luiss, continua a scrivere per diversi giornali, direttore editoriale della «Italpress», l’agenzia di stampa nata a Palermo con Gaspare Borsellino che ha aperto sedi pure in America.
«E in Albania. Dove siamo andati, ricevuti con tutti gli onori da Edi Rama, primo ministro ma, soprattutto, lettore del Guerin Sportivo quando io lo dirigevo e lui era un ottimo giocatore di basket».
Chi considera suoi maestri?
«Da Sergio Zavoli a Gianni Brera al quale chiedevo perché pungolasse tanto Rivera. Mi consigliò: “Per le polemiche punta sempre su un personaggio di alto livello”. Famosi entrambi anche per queste schermaglie».
Altri?
«Enzo Biagi, allora direttore del Carlino. Ricordo la regola prima: “Ribellarsi alle intromissioni del potere esterno”. Era in battaglia con un ministro che metteva naso nel giornale e lui pubblicava tutto. Lo ammiravo. Era Orson Wells, il “quarto potere”».
E oggi?
«Prospettive ridotte. Il sindacato consente che giovani collaboratori vengano pagati 5 euro ad articolo. Non mi piace».
Maestro adesso è lei? Per i ragazzi, per le «marmotte»…
«Lottiamo per loro. Anche per farli nascere qui, come ho chiesto a Mattarella invocando di ripristinare il punto nascite. Possibile che una gestante con la famiglia debba prendere l’aereo per partorire?».
Saranno poche?
«Sono molte. Nel 2025 abbiamo avuto 63 nascite, su 7 mila abitanti. In proporzione più che a Roma o Milano. È la forza per sperare nel futuro, per mantenere le produzioni e preservare questo paradiso».

Lampedusa soffre da sempre per i migranti.
«Invece, dopo Mattarella, ho chiesto per Favignana al Viminale di mandarci dei migranti, con le famiglie al completo, con i loro bimbi. Cominciamo con i primi dodici nuclei. Per costituire una comunità fondata sul lavoro che c’è. Integrazione reale. Un futuro per noi e per loro. Esperimento da replicare presto».
Quali altre iniziative cela lo «scoop» della visita di Mattarella?
«Abbiamo appena chiesto e ottenuto un aumento dei vigili del fuoco. Scottati dalla devastazione del 2016. Un incendio pauroso. Adesso ronde continue di pompieri, forestali, protezione civile, carabinieri. Occhio se si leva un fil di fumo, ripetiamo con Puccini e la Butterfly».
Chi appicca il fuoco?
«Non mancano minacce diciamo così “cementiere”. Ma stiamo tutti con gli occhi aperti. Anche i vip, compreso il Commissario Montalbano, Luca Zingaretti, uno dei nostri “ambasciatori”. Come lo fu Sebastiano Tusa, sovrintendete del mare e assessore regionale ai Beni culturali, radici in quest’isola dove approdò Ulisse».
Favignana e Lipari, dopo il successo dell’Odissea di Nolan, si contendono il primato delle scene. E invece voi, pur con la Grotta di Calipso…
«Non abbiamo bisogno di pubblicità, ricchi di storia come siamo, pur silenti, un po’ “minnifuttu”».
13 agosto 2026 ( modifica il 13 agosto 2026 | 21:43)
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