«Ricordo di aver chiesto informazioni su di lei quando avevo circa 10 o 11 anni, e le risposte che ho ricevuto mi sono bastate. Tipo: “Oh, come si chiama?” E mi hanno detto il suo nome, e io ho pensato: “Va bene, fantastico”», ha dichiarato Paris. E ancora: «Sono andata avanti, e ci siamo riavvicinate quando avevo circa 15 anni, e poi abbiamo iniziato ad avvicinarci davvero verso la fine dell’adolescenza».
Debbie Rowe sposò Michael Jackson nel 1996 a Sydney, in Australia, e da lui ebbe due figli, Paris e Prince, che oggi hanno 28 e 29 anni. Un matrimonio durato poco. Dopo il divorzio, nel 1999, la popstar ottenne la custodia esclusiva dei bambini, che non ebbero mai un rapporto con la madre durante la loro infanzia. Una rinuncia volontaria da parte di Debbie Rowe, formalizzata nel 2001, che per il divorzio ricevette anche una villa a Beverly Hills e una cifra considerevole. Accordo di cui Rowe si sarebbe pentita dopo la morte del cantante, tanto da intraprendere una battaglia legale per l’affidamento dei figli, poi conclusasi in via amichevole con un accordo tra la donna e Katherine Jackson, madre di Michael.
E alla presenza di Katherine Jackson pochi anni dopo sarebbe avvenuto il primo incontro tra Paris e la madre. Un incontro tranquillo e privo di ansie. «Ricordo di essere scesa al piano di sotto e di averla trovata in salotto con mia nonna. Sono entrata e le ho detto semplicemente: “Ciao mamma”, e lei ha risposto “Ciao”. Mi sono seduta, abbiamo parlato per un attimo. Poi siamo uscite e abbiamo passato la giornata insieme», ha raccontato Paris nel corso del podcast Call her Daddy. Madre e figlia – ha sottolineato la ventottenne – si somigliano molto. «Lei è del Sagittario, un segno di fuoco, io sono dell’Ariete, ho il fuoco… Siamo molto simili. Penso che la cosa davvero interessante del mio percorso, in generale, in tutte le cose, sia imparare come le aspettative ci rovinano la vita, e se entro in una relazione con delle aspettative, probabilmente finirò per essere delusa, frustrata, irritata o per provare risentimento». Quando non ci sono aspettative, invece, le cose cambiano: «Si crea uno spazio davvero speciale in cui qualcosa di spontaneo può sbocciare».