di
Lia Capizzi
L’azzurra sempre più nella storia, inarrestabile la sua ascesa. Ieri il nuovo record del mondo con una progressione inarrestabile negli ultimi 15 metri. Frutto della nuova vita in Virginia
Pazzesca Curtis, nuova padrona mondiale della velocità a pancia in su. Lo ha fatto e poi lo ha rifatto. Due record del mondo nel giro di 24 ore nei 50 dorso, vince il primo titolo continentale e sul podio batte le mani per dettare il ritmo. Mamma Helen balla in tribuna, la piccola-grande Sara non vede l’ora di correre ad abbracciarla. «Se avessi potuto, avrei portato i miei genitori sul podio, senza di loro niente sarebbe possibile per me. Ogni giorno sono la mia principale fonte di ispirazione». Direttrice d’orchestra di un’Italia che sta perdendo la testa per la nuova star del cloro che tra cinque giorni compirà vent’anni. Inarrestabile la sua ascesa, le stelle sono sempre più vicine, proprio come canta Zya nella canzone che Sara ha eletto tormentone di questa sua folle e fantasmagorica estate.
Alla vigilia non ha dormito, troppo forti le emozioni di aver prima demolito in semifinale il record del mondo (26”63) e poi trascinato all’argento la staffetta veloce che adora. Ha davanti la sua prima finale, avrà paura di commettere l’errore più grande, cioè considerarsi già la vincitrice? Macché. La spietatezza agonistica di Sara è brutale. «Per la prima volta in vita mia non mi batteva il cuore prima di una gara, ero vogliosa di migliorare l’arrivo che in semifinale non mi era venuto bene». Boom, 26”56. Toglie altri sette centesimi al primato della sera prima, un miglioramento totale di 30 centesimi che è roba dell’altro mondo in una gara jet di una sola vasca.
Esegue il piano alla lettera, rispetto alla semifinale costruisce il nuovo primato mondiale nella seconda parte della gara, una sensazionale progressione negli ultimi 15 metri, sprigionando quella forza di gambe che in Virginia le ha inculcato coach Todd DeSorbo con allenamenti estenuanti, indossando calze in acqua, con lacrime di fatica. Di questi tempi, un anno fa, qualcuno si permetteva di puntare il ditino sulla sua scelta di andare a studiare e allenarsi negli Usa, come se stesse tradendo l’Italia. «Io sono andata in Virginia proprio per rendere orgoglioso il mio Paese, ho avuto ragione».
Tie’. Tale madre, tale figlia. La forza di volontà l’ha ereditata dalla signora Helen che a 19 anni lasciò la Nigeria alla ricerca di un futuro migliore: «Viveva nell’Africa più povera, faceva atletica, gareggiava senza scarpe, mamma è il mio idolo più grande, mi ha sempre spronato tantissimo». Al mercato di Porta Palazzo di Torino, in coda per comprare le uova, Helen conosce Vincenzo che ha un passato da ciclista. Si innamorano, si fermano a Savigliano, lui diventa camionista e lei al lavoro in una nota azienda dolciaria della scuola.
Nasce Andrea, Sara arriva due anni dopo. L’amore con la piscina non è immediato, l’acqua è troppo fredda e la bimba trema sempre. Ma è dotata di talento, accipicchia se ne ha. Inizia a gareggiare, si diverte come una matta, soffre un po’ perché vorrebbe sempre vincere. Ambiziosissima. Thomas Maggiora con pazienza la segue, allenatore ma pure confidente quando la piccola Sara la sera fatica a prendere sonno perché ripensa all’allenamento del pomeriggio venuto male. All’Istituto Tecnico Economico di Savigliano sono in nove, tutti con genitori di origine straniera, la sua ricchezza. «Adoro essere il mix di due culture, è il mio principale arricchimento». Lo scorso 2 giugno il presidente Mattarella l’ha invitata al Quirinale insieme a dieci giovani eccellenze del Paese, ieri la premier Giorgia Meloni le ha fatto i complimenti con una videochiamata. Determinata, empatica, sa gestire la comunicazione, buca lo schermo e parla con quel modo «sciallo» che conquista.
Da predestinata ha iniziato a vincere nelle categorie giovanili e non ha più smesso fino a conquistare il mondo intero. Il caso vuole che sia nata nell’epoca perfetta per emergere, perché ai Giochi di Los Angeles 2028 per la prima volta i 50 dorso, rana e farfalla varranno una medaglia olimpica.
Monna Sara non è custodita con il codice 779 al Louvre, sta disegnando capolavori nel museo clorato di Parigi.
14 agosto 2026
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