Un nuovo studio della Yong Loo Lin School of Medicine di Singapore ha messo in discussione il nostro modo di pensare alla salute e alla longevità, cercando di comprendere cosa accade tra una valutazione medica e l’altra, concentrandosi sulla funzionalità piuttosto che sugli indicatori statici.

Guidato dal professor Dean Ho, direttore dell’Istituto di Medicina Digitale (WisDM) presso NUS Medicine, lo studio ha adottato un approccio insolito, in quanto Ho è stato l’unico soggetto della ricerca.

Lo studio

Pubblicato sulla rivista PLOS One, “DELTA”, questo il nome dello studio condotto dal team del professor Ho, è stato concepito attorno all’idea che ognuno possiede un proprio livello biologico di base, che può variare in base ad alcuni fattori (età, stress, sonno, alimentazione, esercizio fisico) col passare del tempo. Per esaminare tali cambiamenti, il team ha introdotto una serie di interventi sullo stile di vita di Ho, tra cui periodi di digiuno di circa 20 ore al giorno, 90 minuti di allenamento fisico e alimentazione incentrata su una dieta a base di verdure, semi e proteine, monitorando in tempo reale la risposta biologica di del professore.

«Abbiamo avviato questo studio per comprendere meglio cosa accade tra una visita di controllo e l’altra, su cui la maggior parte delle persone fa affidamento come indicatore del proprio stato di salute, per andare oltre i parametri statici e concentrarci su come il corpo funziona e cambia in tempo reale. Sappiamo che le persone sono diverse le une dalle altre, ma siamo anche diversi da noi stessi nel corso del tempo. Ognuno ha il proprio “DELTA”: un insieme unico e in continua evoluzione di dati che riflette il fatto che la salute è una storia, non un’istantanea», spiega Ho.

I risultati dell’esperimento

Uno dei risultati più interessanti ottenuti dallo studio riguarda la flessibilità metabolica, ovvero la capacità dell’organismo di bruciare meno glucosio e più grassi nelle fasi di digiuno. Nel corso del monitoraggio, il tempo necessario a Ho per effettuare questo cambiamento è diminuito da oltre 24 ore a circa 16,5 ore.

Un altro risultato riguarda l‘età biologica. Utilizzando i dati fisiologici e metabolici raccolti, il sistema di intelligenza artificiale sviluppato dal gruppo ha stimato per Ho un’età biologica di circa 32 anni, a fronte della sua età anagrafica di 47 anni. Sono stati osservati anche cambiamenti significativi nella funzione cardiovascolare: la frequenza cardiaca a riposo è passata da circa 65 a 46 battiti al minuto. 

Particolarmente evidente è stato inoltre il miglioramento del sonno. In precedenza Ho tendeva ad andare a dormire dopo mezzanotte e dormiva circa cinque ore per notte; durante il protocollo il sonno è stato anticipato verso le 21 e la durata è arrivata a quasi otto ore, con un aumento del sonno profondo. Anche il microbioma intestinale ha mostrato cambiamenti. Gli autori riportano anche una buona resilienza di diversi biomarcatori cardiometabolici e infiammatori sottoposti allo stress del digiuno, tra cui ApoB, ApoA, rapporto ApoB/ApoA, omocisteina e hs-CRP.

«“DELTA” rappresenta un cambiamento di rotta verso una scienza della longevità basata sulla funzionalità, misurando la resilienza fisiologica anziché affidarsi a dati statici. Ci auguriamo che questo lavoro non solo contribuisca a ridefinire il concetto di invecchiamento sano, ma metta anche in luce il ruolo crescente di Singapore come pioniere nel futuro della ricerca personalizzata sulla longevità», ha aggiunto Ho.


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