di
Paola Cacace

L’appello del famoso pasticciere, creatore del Fiocco di neve, sui social: «Si devono accelerare i percorsi terapeutici e sostenere le famiglie»

Un momento delicato nella vita di uno dei pasticcieri più conosciuti, Ciro Poppella, creatore del Fiocco di neve, ha pubblicato un toccante video-appello sui suoi canali social ufficiali raccontando la malattia della moglie, Anna, a cui è stata diagnosticata circa due anni fa la Sclerosi Laterale Amiotrofica, meglio nota come SLA.
«Non voglio parlare da imprenditore ma da marito, quando mia moglie si è ammalata di SLA la mia vita è cambiata, la mia famiglia è cambiata. Ho conosciuto una realtà che fino a poco vedevo solo da lontano. Una realtà fatta di dolore, di speranza ma anche di ostacoli». racconta Poppella rivolgendosi alle istituzioni e denunciando l’innegabile senso di solitudine di chi è affetto da malattie come questa e anche dei caregiver, parenti e amici, che spesso sono colti da un senso di impotenza

«Noi siamo fortunati. Posso permettermi di pagare tutte le terapie di Anna», dice il pastry-chef, interrogandosi su come si riesca a garantire la  giusta cura quando in famiglia non si ha la possibilità economica di garantirle. «Un fisioterapista o un logopedista non sono un lusso – si sfoga Poppella – Eppure troppo spesso chi è malato è costretto ad aspettare o rinunciare perché il sistema non riesce a garantire un’assistenza adeguata». 



















































E il sistema sanitario spesso ingolfato da prenotazioni lunghissime incide anche su altro, i protocolli innovativi, come quelli basati sulle cellule staminali che Poppella vede come «una speranza concreta» per  tanti pazienti. «Chiedo – continua – che si faccia tutto il possibile per accelerare i percorsi di cura, sostenere la ricerca e dare alle famiglie risposte chiare e tempestive». Con determinazione l’imprenditore del gusto rimarca: «Non sto chiedendo privilegi, sto chiedendo diritti. La salute non può dipendere dal mio conto in banca. Nessuno dovrebbe sentirsi abbandonato perché non può permettersi una terapia».
«Chiedo alle istituzioni di ascoltare le famiglie che convivono ogni giorno con la SLA», chiede ancora ricordando l’importanza di «non lasciare sole queste famiglie».


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14 agosto 2026 ( modifica il 14 agosto 2026 | 12:26)