Andare di corpo una o due volte al giorno potrebbe rappresentare la cadenza ideale per preservare la salute dell’organismo. È quanto suggerisce uno studio pubblicato su Cell Reports Medicine, secondo cui una frequenza troppo scarsa o, all’opposto, eccessivamente elevata sarebbe associata a effetti misurabili su organi come reni e fegato.

Come riferisce la Frankfurter Rundschau, i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in quattro fasce in base alla regolarità intestinale: il primo gruppo includeva persone stitiche, con una o due evacuazioni la settimana; il secondo comprendeva chi andava di corpo da tre a sei volte a settimana; il terzo, definito “alto-normale”, riuniva i soggetti con una frequenza compresa tra una e tre evacuazioni al giorno; il quarto raccoglieva invece chi presentava diarrea.

Dall’analisi è emerso che gli individui che defecavano una o due volte al giorno mostravano i migliori indicatori di salute. Al contrario, scostamenti in difetto o in eccesso rispetto a questa regolarità erano associati ad alterazioni collegate a possibili danni agli organi interni.

Gli studiosi spiegano il fenomeno con il tempo di transito delle feci nell’intestino. In condizioni di stipsi, il materiale fecale permane più a lungo nel colon, favorendo l’attività di batteri che degradano le proteine. Da tale processo derivano sostanze di scarto potenzialmente tossiche, come indossil solfato e p-cresil solfato, in grado di passare nel circolo sanguigno.

Una volta in circolo, questi composti incrementano il carico di lavoro dei reni e possono influenzare anche la funzionalità epatica. “Ci aspettavamo di trovare livelli più elevati di queste tossine derivate dalle proteine nel sangue delle persone con evacuazioni meno frequenti o con stitichezza, ed è esattamente ciò che abbiamo osservato. Queste sostanze danneggiano fegato e reni”, ha dichiarato Sean Gibbons, coordinatore dello studio, a NBC News.

I ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori approfondimenti per chiarire il legame tra frequenza dell’evacuazione, microbiota intestinale e salute generale. Nel frattempo, i risultati rafforzano l’idea che una buona regolarità intestinale possa costituire un indicatore rilevante del benessere complessivo.