Gli emiliani eliminano il Catania grazie alla doppietta dell’attaccante classe 2008. I sardi battono 1-0 l’Arezzo grazie al rigore di Deiola, tutto facile per la squadra di Juric con l’Avellino. In serata i viola travolgono il Benevento
I risultati dei trentaduesimi di Coppa Italia in programma venerdì 14 agosto, che hanno visto in campo quattro squadre di Serie A.
PARMA-CATANIA 2-0—
Una doppietta del diciottenne Simone Lontani regala al Parma la vittoria sul Catania e il passaggio ai sedicesimi di finale di Coppa Italia. Convincente la prestazione della squadra di Carlos Cuesta, schierata con il 4-3-3 e con El Bilal Tourè al centro dell’attacco. In tribuna, ad osservare i nuovi compagni, anche l’ultimo acquisto: l’argentino Josè David Romero, che ieri ha firmato il contratto fino al 2031. Soddisfatto il presidente Kyle Krause, giunto a Parma dagli Stati Uniti per osservare il debutto stagionale. Il Catania ha tentato nella ripresa di ribaltare la sfida, ma l’organizzazione difensiva degli emiliani non ha concesso spazi. (Andrea Schianchi)
CAGLIARI-AREZZO 1-0—
Il Cagliari la spunta (1-0) con tanta fatica. Contro l’Arezzo dell’ex Cristian Bucchi decide un rigore del capitano Alessandro Deiola al 23’ fatto ripetere dall’incerto arbitro Calzavara, dopo che Nunziante (in prestito dall’Udinese) aveva neutralizzato il primo, sempre a Deiola. Che ha colpito anche un palo, come Mendy al 15’ Ma, oltre a queste due fiammate, il Cagliari, in campo col 4-3-2-1 ha fatto vedere poco (bene Obert e il nuovo acquisto Romano) e nella ripresa ha sofferto la pressione e la buona organizzazione dell’Arezzo. Trascinato da Sala, Arena e con Varela centravanti al posto dell’ex cagliaritano Cerri, out per un sovraccarico muscolare. Nel finale espulso Pisacane per proteste per un fallo non fischiato su Maldini che è apparso in ritardo. (Francesco Velluzzi)
MONZA-AVELLINO 3-0—
Il Monza vivrà un Ferragosto sereno: i ragazzi di Juric rifilano un 3-0 facile facile all’Avellino di Alessandro Nesta – tornato al Brianteo dopo la retrocessione del 2025 – e avanzano al turno successivo, dove sfideranno la vincente di Torino-Carrarese (in programma a Ferragosto alle 21,15). A segno Gustavo Varela nel primo tempo, al debutto in biancorosso, e Forson nella ripresa. A referto due assist di Cutrone, ottimo in fase di rifinitura: il primo con un passaggio sull’esterno dopo aver difenso il pallone, il secondo con una bella imbucata per l’inglese. Per l’Avellino poco, se non pochissimo: un paio di conclusioni di Pandolfi nel secondo tempo e un assolo di Fila nel primo, recuperato da Kouadio. Nesta ha pagato il blocco troppo basso e il pressing degli avversari. Note da segnalare: buono l’esordio tra i professionisti di Mathis Mout, 19 anni, italo-francese, a Monza da quando aveva 13 anni. S’è piazzato in mezzo sostituendo capitan Pessina, infortunato al ginocchio (ne avrà fino a ottobre). Buona partita la sua, così come quella del francese Foe Ondoa, anche lui alla prima col Monza (meglio in fase di interdizione, in costruzione c’è da migliorare). Ok anche Kouadio, fondamentale in un paio di recuperi sul lungo, e Mangas, esterno propositivo. Nella ripresa annullato un gol a Cutrone per fuorigioco. Juric sorride e punta l’Inter: il 22 agosto sfiderà i nerazzurri alla prima in campionato. Per l’Avellino, supportato da trecento tifosi, rientro amaro in Irpinia. (Francesco Pietrella)
FIORENTINA-BENEVENTO 4-1—
Nel calcio tutto cambia in fretta. In meno di tre mesi il Franchi è passato dalla depressione all’esaltazione, dai fischi di fine 2025-26 agli applausi scrosciati di inizio 2026-27. Tutti meritati, perché la Fiorentina ha iniziato la stagione battendo 4-1 il Benevento e qualificandosi senza patemi per i sedicesimi di finale di Coppa Italia, dove incontrerà la vincente di Pisa-Empoli. Serviranno altri test più significativi, ma l’impressione è che sia un’altra Viola. Il Benevento neopromosso in B è troppo tenero e soprattutto c’è un ampio divario tecnico. Basta leggere la distinta per accorgersene: Fabio Grosso (al debutto davanti al presidente Giuseppe Commisso e alla madre Catherine) è partito con quattro volti nuovi (Dragusin, Joao Mario, Valdepenas e Atta) e in panchina aveva Dodo, Pongracic, Oulai e sopratutto Mastantuono (Jimenez e Mandragora unici indisponibili). Vantaggio di Gudmundsson dopo poco più di un minuto (passaggio sciagurato di Prisco, palla rubata da Atta e cross per la testa dell’islandese) e splendido raddoppio di Kean (traversone di Joao Mario e destro al volo del nove, che non segnava da sei mesi) poco dopo la mezz’ora: così la Viola ha chiuso il primo tempo sul 2-0 dimostrando una netta superiorità. In mezzo c’erano state la traversa di Joao Mario (sostituito a inizio ripresa per un problema fisico) su apertura di Fagioli e le due occasioni di Ndour e Gudmundsson, che ha sciupato un rigore in movimento. La Fiorentina è sempre stata in controllo e a inizio secondo tempo ha preso il largo con la zuccata di Ranieri (angolo di Fagioli e sponda di Dragusin) e il mancino di Ndour (stop e palla all’angolino su imbeccata di Brescianini) e si è vista annullare per fuorigioco un’altra rete di Gudmundsson. Tutto questo prima dell’ingresso in campo di Mastantuono, al 12’: mezz’ora abbondante, qualche tocco dei suoi, uno strappo che è costato il giallo a Beruatto e nel finale un tiro insidioso che ha sfiorato la traversa. Il Benevento del primo tempo s’era affidato solo ai piedi di Lamesta, non a caso è stato l’unico a calciare in porta, costringendo De Gea a una complicata respinta a una mano, e anche l’autore dell’unica rete ospite. Nella ripresa Floro Flores ha aggiunto pericolosità con Verdi sulla trequarti e inserendo un’altra punta, Okereke, accanto a Salvemini. L’ex milanista è stato due volte pericoloso, ma la gara ormai era finita. Grosso potrà comunque trarre indicazioni utili per la A: bene il pressing, la connessione sulla trequarti – con Gud che s’accentrava e Atta che s’allargava a sinistra – la regia di Fagioli (sostituito nella ripresa da Oulai), la spinta di Valdepenas (ottimo anche in fase difensiva), il recupero palla di Ndour, i tagli di Brescianini, le chiusure. Molto utile il lavoro dell’ex Udinese, che pur non al meglio ha alternato strappi, bei tocchi e coperture. La Fiorentina di Grosso è camaleontica, parte dal 4-3-2-1 ma quando attacca porta quattro uomini alle spalle di Kean, mentre quando indietreggia si compatta in un 4-4-2. Nel finale c’è stato spazio per il giovanissimo Croci, 16 anni, diventato il più giovane esordiente della storia del club. I fischi di due mesi e mezzo fa sono solo un lontano ricordo. (Fabiana Della Valle)
La Gazzetta dello Sport
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