Cinquant’anni con la macchina fotografica puntata sul Palio. Domani Luca Betti celebrerà sul tufo di piazza del Campo un anniversario particolare: mezzo secolo dalla prima volta in cui, nel 1976, richiese ufficialmente il permesso per fotografare la Carriera direttamente dalla Piazza. In realtà aveva cominciato già nel 1973, ancora giovanissimo, ma è da quella prima autorizzazione che l’editore senese fa partire il suo personale conteggio.

Una storia cominciata seguendo le orme del padre Giancarlo, fotografo dalla fine degli anni Cinquanta. “Sono cresciuto in quello studio e in mezzo a quelle fotografie – racconta Betti –. Ricordo ancora la grande curiosità che suscitavano le immagini del Palio. La mattina dopo, quando non c’era ancora la televisione a raccontarla, la gente si fermava davanti alle vetrine degli studi fotografici per cercare di capire cosa fosse successo e rivivere i momenti della corsa”. Era anche un modo diverso di lavorare. I fotografi erano pochi, le pellicole costavano e ogni fotografia doveva essere pensata. “Il fotografo non aveva la possibilità di scattare centinaia di immagini come oggi. Bisognava aspettare, osservare e cercare di anticipare quello che sarebbe successo. Forse proprio per questo si imparava a guardare meglio”.

Un tempo gli obiettivi erano concentrati soprattutto sulla Carriera e sul corteo storico. “Oggi è cambiato il modo di fotografare, ma anche ciò che sentiamo il bisogno di conservare. Abbiamo una quantità enorme di immagini, allora erano molte meno e, proprio per questo, quelle poche fotografie diventavano una memoria condivisa”. Dalla fotografia, Betti è passato anche all’editoria, fondando la Betti Editrice e arrivando a pubblicare oltre 1.100 volumi, soprattutto sulla storia, l’arte, la cultura e le tradizioni di Siena e della Toscana. Il Palio, però, è rimasto una presenza costante. “In cinquant’anni ho visto cambiare tantissime cose, ma non l’emozione del Palio”.

Riccardo Bruni