di
Marco Bonarrigo, nostro inviato a Birmingham

Dà spettacolo a Birmingham: distrugge gli avversari e fa cantare «buon compleanno» a trentamila spettatori per la sua bimba. Poi il pianto solitario in pedana

Si è preso lo stadio con la forza, tutto, dal primo all’ultimo spettatore, partendo da quelli arrampicati nella curva dietro la pedana dell’alto, dove erano sedute Chiara e la piccola Camilla, fino alle tribune più lontane. Trentamila spettatori con gli occhi solo per lui, infastiditi dalla simultanea vittoria nella finale dei 200 metri dell’inaccettabile tedesco Owen Ansah, in attesa di una lunga squalifica per doping ma ammesso per ricorso dei suoi legali, una vergogna che ha macchiato l’Europeo. Muoviti ad uscire e lascia spazio allo spettacolo vero, Owen.

Per venti minuti, quelli durante i quali ieri sera sono state distribuite le medaglie del salto in alto, l’Alexander Stadium di Birmingham è diventato il giardino di casa Tamberi, il suo angolo di spiaggia sul mare marchigiano, il palco di un concerto di una superstar del rock, il parquet di una finale dell’Nba dove il Jordan del salto in alto sembrava non voler smettere mai di andare a canestro.



















































Gianmarco Tamberi è il più grande di sempre della storia dell’atletica italiana e forse di tutto lo sport azzurro: la sua impresa inglese di ieri vale l’oro condiviso con Barshim di Tokyo e forse anche di più. Gimbo ha distrutto l’ucraino Doroshchuk, un marcantonio che lo sovrasta fisicamente, nella forma della vita, che aveva la gara in pugno. C’è riuscito fin dall’attimo in cui è sceso in pedana e ha cominciato ad aizzare il pubblico cantando, ballando e dando di matto a quando se n’è infischiato del 2,18 sbagliato al primo tentativo, con tutti a dire eccola qui la triste fine carriera del Gimbo, fino al micidiale, pulitissimo 2,32 al secondo tentativo con cui ha ucciso la gara ed è risorto.

Gimbo è il più grande di tutti perché nel maggio 2016 (dieci anni fa, dieci vite di un saltatore) si era rotto di netto il tendine di Achille facendo il Tamberi ovvero inutilmente il matto al meeting di Montecarlo e gettando al vento i Giochi di Rio: nessun’altro sarebbe uscito non solo vincente e olimpionico ma anche solo non claudicante da un incidente così grave.
Tamberi è il più grande di sempre perché ha vinto a Tokyo 2021, nel giorno più magico della storia dello sport italiano e non si è fatto travolgere dalla popolarità spaventosa e nemmeno dal suo ego smisurato ed tornato a faticare come un fabbro, annegando negli allenamenti i tanti dolori e su tutti il trauma enorme della separazione dal padre, padrone e mentore Marco, con cui non scambia una parola da anni.

Tamberi è il più grande perché ha vinto anche un Mondiale e quattro Europei, perché la sua carriera sembrava finita dopo il Giochi di Parigi dove si presentò in pedana praticamente con le flebo al braccio, devastato da coliche a ripetizione e perché lo scorso anno dopo essere stato a un millimetro da ritiro ha detto no, scusate, vado avanti fino a Los Angeles e noi tutti a ripeterci ma guarda sto matto che non è capace di ritirarsi, di accettare una vita fuori dalla pedana.

Gimbo ieri ha destabilizzato tutti gli avversari con i suoi balletti, i suoi distribuiti a cameraman, giudici e a chiunque fosse a portata di mano, il suo passare in un attimo dal cazzeggio alla concentrazione mistica dei nove secondi della rincorsa. In un’ora è riuscito a rincuorare Stronati in lacrime perché espulso alla misura di ingresso e Falocchi che aveva azzeccato un solo salto buono e poi incitare Matteo Sioli che, pur ferito, ha portato con sé sul podio (bronzo, il milanese è davvero il suo erede e vale 2,40), a spiegare a Doroshchuk che avrà occasioni e gioie e medaglie. E poi a stritolare Faustino Desalu, alter ego del Marcell Jacobs di Tokyo, che si era guadagnato il bronzo ex aequo nei 200 in attesa dell’argento che arriverà con la squalifica del tedescone adulterato.

Il post gara valeva ampiamente il prezzo del biglietto: agli abbracci, ai salti questa volta di gioia, ai contorcimenti in pista, Gimbo ha aggiunto l’happy birthday a 25 mila voci chiesto al pubblico rubando il microfono allo speaker per festeggiare il primo anno di Camilla, che quando rivedrà con coscienza di causa il video tremerà per l’emozione e capirà chi è suo padre. Poi per un minuto, un minuto di cronometro, Gimbo ha smesso di fare Tamberi: si è seduto nella sua pedana, avvolto completamente nel tricolore, ha pianto e si è detto qualcosa che solo lui sa.

15 agosto 2026